Il nuovo e attesissimo album del duo scozzese evoca scenari labirintici fatti di luci a neon e moquette che sembrano cuciti su misura per il film di Kane Parsons (e in parte è proprio così).
[29.05.2026 | Warp | downtempo, IDM, hauntology]
Esco dalla sala che è quasi mezzanotte. C’è poca gente in giro, è una notte uggiosa. Ho appena visto Backrooms, l’atteso film del giovane Kane Parsons. Ripensando alla pellicola, alle sue scene disturbanti e claustrofobiche, mi rendo conto che il brano che faceva da colonna sonora ai titoli di coda è tratto da Inferno, il nuovo album dei Boards of Canada.
Penso a quanto disco e film siano correlati, come se fossero nati dalla stessa mente. Il primo è un viaggio nella nostalgia distorta e nell’occulto, dove la malinconia tipica dei due fratelli scozzesi si fonde con gli scenari inquietanti creati dal giovane regista americano. Sia l’album che la pellicola esplorano spazi liminali, labirinti industriali abbandonati e affrontano la paura della disconnessione dalla realtà, evocando una dimensione alternativa e desolata. Le frequenze analogiche e le voci distorte dell’album sono la perfetta colonna sonora per le stanze vuote con la carta da parati gialla del film.
Il quinto album dei fratelli Sandison, uscito dopo tredici lunghi anni di silenzio (qui avevamo già scritto dell’attesa per il ritorno), è più oscuro dei precedenti lavori, più cupo e drammatico. I Nostri stavolta utilizzano più chitarre, più riverberi, più droni. Campionano anche vecchi documentari televisivi e usano sintetizzatori analogici deteriorati per rievocare i ricordi d’infanzia degli anni ’80 (tracce come Prophecy at 1420 MHz e The Word Becomes Flesh sono ottimi esempi in tal senso), ma li sfigurano rendendoli sinistri.
In Backrooms, Parsons fa esattamente la stessa cosa a livello visivo: prende l’estetica del vecchio video analogico (found footage in VHS) e l’architettura d’ufficio degli anni ’80 (moquette gialla, luci al neon) per trasformarle in un incubo claustrofobico.
Sentirsi in trappola dentro spazi liminali.
Il concetto centrale di Backrooms è lo spazio liminale: un luogo di transizione privato della sua funzione e della presenza umana. Tracce di Inferno come Blood in the Labyrinth e You Retreat in Time and Space evocano musicalmente la sensazione di essere intrappolati in questi luoghi deumanizzati. La musica si muove attraverso loop ripetitivi e texture sospese, che riflettono la struttura geometrica e alienante delle stanze sempre più angoscianti del film.
Disco e film esplorano entrambi l’orrore che nasce dal malfunzionamento della realtà e della tecnologia. I BoC inseriscono droni cupi come in Deep Time e distorsioni che suggeriscono una tecnologia senziente o corrotta, come in The Process. Nel film di Parsons, il terrore deriva anche dal ronzio incessante dei neon, dall’interferenza magnetica delle telecamere e dall’angoscia di essere disconnessi dal mondo reale.
In alcune sue interviste, lo stesso Parsons ha dichiarato che i Boards of Canada sono stati la principale fonte di ispirazione per la creazione dell’universo sonoro di Backrooms. Non a caso, fin dai suoi primi cortometraggi online il regista ha analizzato e scomposto la struttura dei brani del duo scozzese per capire come replicarne l’inquietudine. Quando ha composto la colonna sonora ufficiale del film insieme a Edo Van Breemen, l’obiettivo era esplicitamente quello di emulare le sonorità analogiche dei BoC.
Un labirinto di moquette e neon.
Inferno non è semplicemente un grande ritorno: è l’eco di un passato che non è mai esistito, il canto di una terra di mezzo dove il tempo ha smesso di scorrere. I Boards of Canada hanno dato voce all’invisibile, trasformando la nostalgia in una cattedrale di spettri analogici, un luogo della mente che condivide lo stesso tragico destino delle stanze infinite di Kane Parsons.
Il legame profondo con Backrooms si compie proprio nell’istante in cui la luce del film si spegne e il buio inghiotte lo schermo. È lì, tra i titoli di coda, che la musica del duo scozzese diventa l’ultimo respiro di chi si è smarrito in quel labirinto di moquette e neon.
Ascoltandone l’ultimo lavoro, ci si perde negli spazi geometrici ed oscuri della musica dei BoC, consapevoli che il ronzio magnetico dei sintetizzatori continuerà a chiamarci da dietro le pareti della nostra realtà. Inferno è il suono del nastro che si consuma e nella sua splendida, raggelante malinconia, è la musica perfetta per quelle stanze labirintiche dal fascino lugubre dalle quali non c’è via d’uscita.
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Last modified: 1 Luglio 2026




