Giulia Ananìa @ Monk Club, Roma |24.03.2017

Written by Live Report

Quando si dice Roma, la prima cosa che viene in mente è il Colosseo.
Ma Roma è anche altro, anzi Roma è soprattutto altro.

Roma è la città del Barocco ma anche del razionalismo dell’EUR.
Del Vaticano ma anche del Parlamento.
Del ghetto ebraico ma anche della sede nazionale di Casapound.
Di Artemisia Gentileschi ma anche di Zerocalcare.
Di Trilussa ma anche di Federico Moccia.
Del Forte Prenestino ma anche del Pigneto.
Degli squatter ma anche dei pariolini.
Di Rossellini ma anche dei The Pills.
Del PCI in via delle Botteghe Oscure ma anche delle Fosse Ardeatine.
Di Via Condotti ma anche della Cristoforo Colombo.
Di Canova e Rosati a Piazza del Popolo ma anche dei bangla di San Lorenzo.
Di Ennio Morricone ma anche di Piotta.
Delle auto blu ma anche del 492 sempre pieno.
Di Trastevere ma anche del Trullo.
Della Sora Lella ma anche di Anna Fendi.
Di Accattone ma anche di Cicciolina amore mio.
Di Via Veneto ma anche di Torpignattara.
Di Monica Vitti e Anna Magnani ma anche di Claudia Gerini e Carolina Crescentini.
Di Totti ma anche di… AHAHAHAH no non è vero, è solo la sua.
Degli Zero Assoluto ma anche de Il Muro del Canto.
Di Alberto Sordi ma anche di Claudio Santamaria.
Di Maurizio Costanzo ma anche di Minzolini.
Di Dario Argento ma anche di Giulio Andreotti. Che c’entra? Fanno paura entrambi.
Dello Stadio Olimpico ma anche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Dei concerti da 70.000 persone al Circo Massimo e di quelli da 70 al (ei fu) Circolo degli Artisti.
Di Gigi Proietti ma anche di Enzo Salvi.
Di Gabriella Ferri ma anche di Giorgia.
Di Porta Portese ma anche di Euroma.
Di Bombolo ma anche di Mario Adinolfi. Lo so è difficile non confonderli.
Di Antonello Venditti che canta “Amici mai” ma anche degli studi di Amici di Maria de Filippi.
Delle famiglie Orsini, Colonna e Torlonia ma anche delle dinastie De Sica, Amendola, Gassman.
Delle ambasciate ma anche degli accampamenti nomadi lungotevere.

Della bellezza delle grandi contraddizioni.
E quale sentimento se non l’amore esprime al meglio questa contradditorietà?
Non è certo un caso se Roma al contrario si legge amor.

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Giulia Ananìa, infatti, è profondamente innamorata di Roma, e i suoi video l’hanno immortalata sempre nel suo vestito migliore. Campo de’ Fiori in “La bella stagione” e le sponde del Tevere in “La mail che non ti ho scritto”.
“Roma Bombay” è il primo singolo di Come l’Oro, ultima fatica di Giulia. Nel video promo (che porta la firma di Luca Vecchi, The Pills) si intravede una Roma meno convenzionale. Torpignatta, il Tiburtino, Piazza Vittorio tra ristoranti cinesi, mezzi pubblici e caciara colorata che fanno da sfondo ad una giornata di svago tra due persone diverse tra loro per età, etnia, estrazione sociale e genere ma che riescono comunque ad instaurare una sorta di dialogo silente.

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Per la serata di presentazione nazionale al Monk, Giulia ha scelto di farsi accompagnare da una bella fettuccia di romanità.
Sul palco con lei, Paola Turci, che legge Anna Magnani, la Roma donna. Ormai alla fine del lungo percorso di accettazione personale ci si aspetta di sentirla cantare invece stupisce i presenti con l’interpretazione di un brano della Magnani che fa da continuum con il discorso cominciato con “Fatti bella per te”, il brano pensato per lei da Giulia che l’ha riportata sul palco di Sanremo dopo sedici anni.
Francesco Fiore, la Roma aggregante. Già trombettista della Med Free Orkestra, interessante progetto capitolino di cui fanno parte musicisti di etnia e competenze musicali varie. Michele Botrugno, la Roma degli ultimi. Porta sul palco le righe dei Poeti der Trullo. Anche quelle che parlano di Stefano Cucchi.
E ancora Lucci (della crew ormai sciolta dei Brokenspeakers), la Roma underground. Per stessa ammissione dell’Ananìa, il Rap come unica valida alternativa al Cantautorato.
Infine Giorgio Tirabassi, la Roma agrodolce. Quella degli stornelli che ti dicono la peggio cosa ma col sorriso, anche quando la peggio cosa è riferita alla persona stessa che li canta.

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Poi ovviamente c’è Giulia Ananìa, la figlia della poesia (il padre, già magistrato, era direttore ed editore del quadrimestrale di poesia internazionale Pagine). A guardarla non si capisce bene quanti anni abbia. A tratti la donna matura col volto segnato da felicità sofferte e a tratti il ragazzino timido e disagiato alla recita di fine anno scolastico davanti ai parenti con la cinepresa. Entrambe le percezioni vengono camuffate a stento dall’inconfondibile veracità romana. Un po’ Gabriella Ferri, un po’ Angela Baraldi, Giulia intrattiene i numerosi presenti per oltre un’ora sempre in bilico tra risata e riflessione con fare quasi spavaldo che serve solo per camuffare un’emozione sincera. La presentazione del disco scorre piacevole e mentre Giulia regala ai presenti una personale interpretazione di Un tempo piccolo, al lato del palco Daniele Tozzi completa una sorta di grande mappacuore della città, fatta delle parole cardine del disco, con una pennellata di Tevere come aorta.

Insomma come diceva mia nonna, certo che è bella Roma, sinnò nun ce stava ‘r papa.

Ma la bellezza di Roma è talmente concreta da passare sopra anche alle amenità intangibili di cui tanti si riempiono la bocca perché a Roma sui santi… ci si cammina.



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Last modified: 15 Marzo 2019

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