Gianmarco Martelloni – Fiamme

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Vi è mai capitato di sbagliare clamorosamente e cedere Poggi e Volpi per un pacchetto di Frizzy Pazzy, o scambiare un vecchio vinile del Capitano Don Van Vliet per l’ultimo disco degli Offspring o giocare a calcetto e chiamare il fuorigioco neanche foste Franco Baresi, o giocando a tressette uscire di liscio con la venticinque cercando l’asso, o di vantarvi come grandi amanti della letteratura moderna sviolinando citazioni di Fabio Volo, o lamentarvi al cinema perché the Artist è in bianco e nero e nessuno ve lo aveva detto? O pensare di essere imbattibili a Pro Evolution e poi prendere quattro pappine da un cuginetto di tredici anni che ancora piscia nel letto? Ora non voglio dirvi, con presunzione, che questo disco sia un errore anche perché il giudizio, per quanto onesto, è sempre legato a chi lo emette, ma di certo è stato un errore far ascoltare questo lavoro a me. Un errore dovuto più al caso, effettivamente, che non all’uomo. Diciamolo francamente. Non basta dirsi cantautori per essere geniali musicisti di nicchia per forza bravi e talentuosi cosi come non basta fare rumore con una chitarra elettrica per essere Rock o scrivere quattro cazzate sul Web per sentirsi Chuck Eddy.

Gianmarco Martelloni, insegnante bresciano di letteratura italiana e latina, oltre che cantautore, si presenta a quattro anni di distanza dall’album d’esordio “La Superficie del Mare” dichiarando una svolta Rock in “Fiamme” che francamente deve essere stata accuratamente celata tra le dieci tracce affinché nessuno potesse accorgersene. Il disco è Pop e basta perché ogni apparente virata verso il Rock è la stessa che potresti trovare in un album di Raf o Biagio Antonacci. Considerando che Biagio ha a che fare col Rock tanto quanto mia nonna con la coltivazione del Papaver Somniferum, fate voi.

Il primo estratto dall’album è “Chiedici Scusa”, brano che alterna in maniera sistematica momenti energici (e parole a volte patetiche) ad altri calmi e quieti in uno stile già caro ai Negramaro (e che ritroveremo in tanti brani dell’album come una sorta di ancora). In “Ci Sono Fiamme”, Gianmarco Martelloni prova a ricalcare un alternative sound in stile Indie britannico ma il risultato non suona particolarmente convincente e anzi piuttosto forzato. “Tre Bandiere Bianche” e “I Giorni Della Scuola” volano verso il basso rasentando la tristezza imbarazzante. Suona invece fresca “L’Odore dei Fiori” che ha soprattutto il merito di distaccarsi da quella formuletta negramara di cui si parlava sopra e inoltre convince il cantato con fare ironico del bresciano in combutta con il violoncello di Elena Diana ad aggiungere profondità alla musica che nella parte conclusiva soprattutto, ricorda i bellunesi Non Voglio Che Clara, band di punta del panorama indie Pop italiano. L’unico brano che posso tranquillamente affermare che mi piaccia è “Il Vento”, con il suo intro alla maniera di Fanfarlo, anzi meglio, Arcade Fire, la sua sezione ritmica morbosamente e piacevolmente ripetitiva. Di sicuro, se dovessi consigliare da dove partire per una futura e reale svolta Rock (altrimenti impossibile) è proprio dal brano numero due del disco. Riagganciandomi parzialmente a quanto detto inizialmente, non è abbastanza ispirarsi, citare o cantare (come nel lavoro precedente) Piero Ciampi per potersi proclamare gli eredi. La strada è lunga, tortuosa e piena di difficoltà e innumerevoli saranno i passi falsi e i personaggi che si frapporranno tra voi e l’arrivo sperato. Molto più semplice è la via dell’effimero successo. Ogni artista può scegliere. Destra o sinistra? Detto questo, mi dispiace (mi dispiace veramente se un disco non mi piace) ma “Fiamme” suona troppo Raf, Antonacci, Negramaro, Vibrazioni, Renga per piacermi. Probabilmente avrà un buon riscontro radiofonico proprio perché utilizza sonorità Pop non troppo impegnative e di facilissimo ascolto (già Radio DeeJay si è interessata al suo primo lavoro). E tenete conto che, di solito, quando qualcosa non mi piace, finisce per vendere.

Last modified: 4 Maggio 2012

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