Recensioni #23.2018 – Sonic Jesus / Moderate Rebels / Ølten

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Italianissimo psych, un collettivo “anti-music” e del buon sludge deflagrante

Sonic Jesus – Memories

[ 30.11.2018 | Sonic Jesus Records | Psych Rock, Noise ] di Beatrice Van Pelt

Il nuovo lavoro dei Sonic Jesus non può che essere definito come un caleidoscopio di emozioni. Italianissimi e al loro terzo album, si contraddistinguono per uno stile unico e poliedrico, che coniuga in modo più che armonioso elementi che spaziano dal drone allo shoegaze, passando per la psichedelia degli anni 60. Non è certamente un caso che a puntare su di loro sin dagli esordi sia stata la Fuzz Club Records, etichetta indipendente londinese che ha contribuito a donare al progetto un respiro internazionale ed innovativo, nonché una frequente presenza sui palchi europei. Come si intuisce dal titolo, Memories è un album dei ricordi, un viaggio in altalena in un passato nel quale atmosfere luminose si intrecciano ad una malinconia che ha il sapore dei giorni lontani e irripetibili. Ritroviamo questa dicotomia nel corso di tutto l’album, con un susseguirsi di contrapposizioni interessanti che incuriosiscono l’ascoltatore. “Dance of the Sun” e “Whiskey Train”, con la loro spensieratezza e il ritmo incalzante, fanno venire in mente tardi pomeriggi assolati; “Noah” e “Heaven”, evocative e commoventi, conducono invece a luoghi della mente più oscuri e lontani. Memories è un album ben pensato e quindi ben riuscito. Godibilissima è l’aura lo-fi che traspare, una nuvola che quasi ricorda la polvere che si posa sull’album dei ricordi.
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Moderate Rebels – Shared Values

[ 30.11.2018 | Everyday Life Recordings | Indie Rock, Lo-Fi ] di Maria Pia Diodati

Il primo motivo per cui i Moderate Rebels meritano la vostra attenzione è perché non ne reclamano affatto: non si capisce bene chi e quanti siano, fanno un indie rock fluido, schietto e a giudicare dalla quantità di synth decisamente poco modaiolo, a distanza di appena un anno dal disco di esordio entrano in studio per registrare un paio di pezzi e alla fine partoriscono un album intero. Insomma, poco contorno e tanta ciccia anche nel secondo lavoro di questa imprecisata compagine londinese che, se troppo spesso l’hype intorno agli artisti finisce per pesare più della musica stessa, a ragion veduta si autodefinisce “collettivo anti-music”. Ciò nonostante Shared Values è un disco determinato a collocarsi nel presente e a connotarsi politicamente, con approccio analogo dei connazionali Idles. Nel tratteggiare accuratamente un’attualità di inquietudine e precarietà, i Moderate Rebels lo fanno con liriche trainanti e ossessive, moltitudini di voci che ripetono come rintocchi all’unisono le preoccupazioni di quest’epoca: i conflitti di opinione costanti e ostinati (“Faith & Science”), austerità e privatizzazioni che affliggono lo scenario economico del Regno Unito (“Eye in the Sky”), e così via fino alla conclusiva “Have to Save Myself” dove la domanda è Who will save me from my government?. Da tenere d’occhio, fosse anche solo per il fatto che davanti a musica siffatta il concetto una ribellione moderata appare meno ossimorico.
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Ølten – Ambiance

[ 02.11.2018 | Hummus Records | Sludge, Post Rock ] di Beatrice Van Pelt

Quello degli Ølten è un album che certamente non può definirsi di facile ascolto per tanti motivi. Le sonorità dure, le continue implosioni ed esplosioni, le atmosfere che da rarefatte diventano infernali in un solo battito di ciglia. Ambiance è un lavoro completamente strumentale di ‘soli’ 40 minuti dal peso specifico davvero elevato. Svizzeri, di Delémont per la precisione, definiscono il proprio sound ‘post rock sludge’ e sono al loro secondo album. Il disco è uscito nel giorno della commemorazione dei defunti per la Chiesa latina e, ascoltandolo, viene proprio da pensare che non sia affatto un caso. Clima plumbeo, sonorità cupe e tensione fisica e mentale sono solo alcuni dei costituenti che conferiscono a questo lavoro gli elementi per essere definito una vera chicca per gli amanti del genere. È un album organico, uno di quelli che vanno ascoltati dall’inizio alla fine senza interruzioni per non perdere mai il filo della narrazione. Nonostante nella tracklist non ci sia un singolo pezzo superfluo, forse è nella seconda parte che si raggiunge davvero un picco di solidità e grandezza. La doppietta “Gover” / “Sludge” è davvero un godimento per i sensi. La prima, che esordisce come marcia funeraria, si carica sempre più di tensione fino ad esplodere, sensazione che continua e si fortifica in “Sludge”, che già dal nome fa presagire la potenza di quella che sembra un vera e propria bomba all’idrogeno. Degno di nota è anche l’artwork in copertina: una sala d’aspetto kitsch che cozza in modo davvero interessante con quelli che sono poi gli intenti del disco. D’altro canto, la componente ambient è spiccata, che poi si parli di un ambient da solstizio d’inverno al circolo polare artico è un altro paio di maniche.
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Last modified: 13 Marzo 2019

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