Egokid – Disco Disagio

Written by Recensioni

L’elettropop del nuovo album dei milanesi ci parla dell’amore ai tempi del disagio.

[ 15.03.2019 | INRI | itpop, dance ]

Vorrei una discoteca labirinto bianca senza luci colorate grande un centinaio di chilometri dalla quale non si possa uscire.

Il desiderio dei Subsonica sembra esaudirsi nel nuovo lavoro degli Egokid. Cinque anni dopo il precedente album, il sestetto milanese guidato da Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo ci spinge a ballare, attraverso dodici tracce, tra le macerie della società contemporanea, con molta cassa in 4/4 e tanto disagio strisciante in un vero e proprio omaggio alla club culture.

La title-track ci accompagna da subito in uno scenario in cui convivono populisti, millennial, indignati dei vaccini e in cui “i profili dei fascisti sono pieni di gattini”. Quasi un concept album sulla civiltà contemporanea e sull’amore, un discorso politico e impegnato che suona come un disco dei Baustelle su basi elettropop e dance. Tra una dichiarata ricerca di Cose Semplici e il glam delle camere d’albergo nei Giorni di vacanza, il gusto retrò di Vinile e l’abbandono estatico di Lost in Venice, emergono via via i temi caratterizzanti la band. La critica alla contemporaneità delle giurie televisive imperanti si esprime anche nell’avvolgente X-Factor (“lo sai soltanto tu, se hai qualcosa in più”) e si ricorre a piene mani al citazionismo: Io, tu e le foglie (non più “le rose” di antica memoria) e Mille Luci (che riprende il titolo di un mitico programma Rai anni ’70) su tutte.

A differenza della discoteca labirinto vagheggiata dai Subsonica, dal club di Disco Disagio si può però uscire. Stremati e con gli occhi lucidi, nel pianto catartico di una Buona Tragedia come antidoto per osservare il burrone che abbiamo di fronte con rinnovata speranza.

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Last modified: 15 Aprile 2019

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