Il nuovo album della band cilena darà del filo da torcere a quelli abituati a incasellare i dischi per genere.
[15.07.2026 | Amuleto Discos | post-rock, art punk]
Ci sono band che si sbattono una vita per fottere noi che godiamo a scrivere “fighi, ma sono una copia dei Fugazi”. Altre che piuttosto se ne fottono, prendono il meglio fatto in precedenza e gli danno fuoco per ricostruire da capo sulla cenere fumante dei loro must espressivi. Se il debutto degli Hesse Kassel con La Brea dello scorso anno era un gioiello post-rock contemplativo, ora il rumore si prende la scena, mostrandoci la faccia più coraggiosa dei cileni.
In quest’ottica di NON linearità sonora, che suona come un mix tra spavalderia giovanile e menefreghismo maturo, ogni brano di Morir Saltando suona pronto a sabotare quello precedente, cambiargli pelle e incasinare la vita agli opinionisti come me che cercano di definire il genere. Art punk, post-rock, noise, progressive, post-hardcore: ok, c’è tutto ma niente viene usato come semplice esercizio di stile e le influenze (The Strokes, Mr. Bungle, Godspeed You! Black Emperor e bla bla bla) finiscono triturate dentro un linguaggio che proprio per questo suona davvero personale. Toh!

In equilibrio nel caos.
L’apertura con Pornomiseria è una dichiarazione di guerra. Quindici minuti che sembrano tre e ogni volta che pensi “cazzo, ecco che roba è” il suono sterza e diventa tutta un’altra roba. È caos pensato, costruito, che esplode nei silenzi, alimenta tensione e ammalia nelle melodie.
Il resto dell’album (sei brani per 44 minuti) conferma la sensazione con episodi più emotivi, come El Reflejo, altri che giocano con ritmiche nervose e incastri quasi math, altri ancora che sembrano sul punto di implodere per poi ritrovare un equilibrio inatteso. Anche la voce acquista intensità rispetto al passato: il parlato si fa più interpretazione, mostrando capacità di accompagnare una musica che vive di continui strappi appunto
Quello che colpisce davvero è la naturalezza con cui la formazione cilena passa dal prenderci a pugni a farci sentire noi carnefici della loro fragilità. Non è un disco che si può ascoltare con leggerezza, non è un disco per chi cerca gli stereotipi nei succitati stili ma non è neanche qualcosa di totalmente nuovo e sperimentale soprattutto se non trovate ostile la lingua. Nella seconda parte potrà anche diventare pesante ma, proprio perché non cerca di sedurci rassicurandoci, si fa amare.
Gli Hesse Kassel rinunciano a qualsiasi forma modaiola utilizzabile per conquistare il pubblico; scelgono di morire saltando con un salto enorme verso la libertà espressiva e sono certo che non moriranno affatto. Non stavolta.
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Last modified: 24 Luglio 2026




