Interviste

JOLLY POWER – LUCKY CHIVA

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Ciao ragazzi, vi anticipo che è un onore avervi tra le pagine di Rockambula.
Perché non cominciate a dirci come i Jolly Power sono cambiati nell’ arco di venti anni?

LUCKY: Ciao, grazie a te per l’interessamento. Mah, più che cambiati io direi che si sono evoluti. Inevitabilmente quando sei in giro da molto tempo vivi diversi periodi musicali, che finiscono per influenzare anche il tuo stile musicale e la tua percezione stessa della musica. Nel nostro caso, le nostre radici sono sempre state molto rock’n’roll. Lo puoi vedere da Like An Empty Bottle… Again! che è un disco figlio dei suoi tempi, influenzato magari dai grandi gruppi r’n’r dell’epoca in cui è uscito, che potevano magari essere i Guns’n’Roses o i Dogs D’Amour e che ascoltavamo nei primi anni novanta. Poi ci siamo interessati a diversi gruppi e stili musicali, che potevano essere lo scan-rock piuttosto che un certo tipo di punk rock moderno, e tutto ciò ha influenzato il nostro essere band e scrivere musica, cosa che puoi vedere (l’evoluzione intendo) nei pezzi inediti che abbiamo inserito nella ristampa. E che comunque non ci rappresentano completamente nemmeno loro,dato
che siamo sempre in movimento e in evoluzione. Magari oggi suoniamo più punk rock, ma con le solite radici r’n’r ed un taglio più moderno, ed al passo coi tempi.

E invece la scena Hard Rock Bergamasca come era prima e come adesso? Quali sono le principali differenze secondo voi?

 

LUCKY: Quale scena? È molto difficile parlare di una scena hard rock italiana, figuriamoci localizzarla in un territorio piccolo e con poca tradizione come la bergamasca. Ci sono dei gruppi, ovviamente, più che altro di metal e metal estremo, ma a parte un due o tre di nomi nulla che esca dall’ambito locale e regionale. Non sono tempi propizi per l’hard rock, nè tanto meno per la musica dal vivo se si ha un repertorio originale, quello che il mercato richiede ora sono perlopiù tribute bands che vanno molto di moda anche da noi da qualche tempo. Volendo proprio trovare qualcosa di simile a noi in terra bergamasca, ti citerei ovviamente i nostri colleghi Cathouse da cui proviene anche Rikk, il nostro nuovo chitarrista (che suona in entrambi i gruppi). Anche loro sono passati attraverso un processo di cambiamento ed adattamento recentemente, ma sono sempre li, con noi. Anzi, speriamo di poter suonare assieme prima o poi. Per il resto, terra bruciata…

Cosa vi ha spinto a ristampare quel vostro vecchio capolavoro che è “Like An Empty Bottle”?

LUCKY: L’originale MC-album è stato un qualcosa che ci ha imposti sulla scena nazionale facendoci conoscere ed ottenendo ottimi responsi di critica all’epoca. Fu molto apprezzato anche dia fans, ma nonostante un certo successo di vendite non ebbe una vera e propria distribuzione capillare,e mi dicono che la cassetta d oggi è piuttosto rara. Visto che comunque c’è sempre stata una certa richiesta per il nostro materiale di quel periodo, già da un po’ pensavamo all’opportunità di una ristampa che accontentasse fans e collezionisti. I tipi di Steet Symphonies si sono dimostrati molto interessati alla cosa, e grazie a loro ed alla distribuzione di Andromeda siamo finalmente
riusciti a regalarvi questa nuova versione di un piccolo classico del periodo più sleaze rock dei Jolly Power. Più qualche extra.

Quando è cominciata la collaborazione con la Street Simphonies Records e come vi trovate?

LUCKY: Diciamo da un paio d’anni circa, abbiamo visto come lavoravano con altri  gruppi, e l’interesse che mostravano in un certo tipo di hard rock magari per noi piuttosto classico ma che ultimamente non è più molto di moda ed è stato lasciato alla cura di piccole etichette indie come la loro. Hanno mostrato da subito molto entusiasmo nel progetto, e siamo tutti molto soddisfatti del risultato.

Cosa potete dirci delle nuove cinque tracce aggiunte?

LUCKY: Rappresentano uno spaccato dell’evoluzione dei Jolly Power che va dal periodo subito successivo all’uscita del nostro primo album, Fashion, Milk & Smokin’ Pills, fino al primo rientro di Elia in formazione (2005 circa). Il tutto riveduto e corretto secondo quello che sono i Jolly Power 2011.

Come si mantengono i Jolly Power, riescono a campare di sola musica?

LUCKY: Sì… nel senso che gestisco un negozio di strumenti musicali a Clusone, 17 Music (www.17music.it), e mio fratello Maxx ha un r’n’r bar sempre a Clusone. In questo senso, si può forse dire che noi campiamo di musica, indirettamente. Se invece ti riferivi al vivere coi proventi della nostra musica e delle nostre canzoni, credo che sia una cosa che in Italia si possano permettere pochissime persone, non credo in ambito hard rock quanto più che altro metal. Una chimera, ora come ora.

Come è stato accolto dalla stampa “Like An Emty Bottle…Again” e come dal
pubblico?

LUCKY: Bene. Siamo molto contenti, per il momento abbiamo avuto recensioni che vanno dalla soddisfazione all’entusiasmo vero e proprio, il che non può che farci piacere e darci ulteriormente la spinta per cercare di tornare in pista il prima possibile anche dal punto di vista dei live.

Come state promuovendo questo vostro nuovo lavoro?

LUCKY: Come ti dicevo, l’idea sarebbe di riuscire a mettere assieme appena possibile qualche data live per tornare a farci sentire e ricordare che siamo ancora vivi e vegeti. Non è semplicissimo, visto il periodo non proprio favorevole per i gruppi originali, ed i locali per la musica dal vivo che oggi sono anche inferiori numericamente a dieci anni fa, ma ci stiamo lavorando! E poi cominciano ad arrivare richieste di interviste, segno che comunque c’è ancora chi si ricorda di noi nonostante la lunga pausa che ci eravamo presi.

Cosa ci dite della scena Underground Bergamasca, è viva, c’è affluenza?

LUCKY: Vedi la risposta che ti ho dato poco sopra. Poca scena, pochi locali, pochissimi gruppi con repertorio originale, poco pubblico. Non è proprio un bellissimo momento.

Del futuro dei Jolly Power cosa ci dite, vi rivedremo in giro e a lavoro su di un nuovo disco?

LUCKY: In giro speriamo presto. Poi ovviamente, se vedessimo che c’è interesse e si sviluppasse una buona alchimia con questa nuova versione della band, ci piacerebbe comporre del nuovo materiale, sì. Siamo armati delle migliori intenzioni, poi, only time will tell…

Bene l’ intervista finisce qui, concludete pure come vi pare.

LUCKY: Ti ringrazio dell’interesse che ci hai mostrato, siamo felici di sapere che c’è ancora gente la fuori che si ricorda dei Jolly Power e che i nostri dischi, la nostra carriera musicale, hanno lasciato un segno nella scena italiana. Ora speriamo magari di riuscire a conquistare quel pubblico, magari più giovane, che non ha avuto modo di conoscerci negli anni ’90 e ’00, e di regalare loro un po’ di caro, vecchio, sano, sporco rock’n’roll.
Ah, e venite a visitarci sul nostro Facebook ufficiale www.facebook.com/TheJollyPower e lasciateci un saluto! Ciao, e stay rock!

 

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Thomas

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In genere il primo album è sempre complesso da realizzare…nel vostro caso è stato difficile arrivare a una così grande perfezione negli arrangiamenti?
Il fatto che il disco sia stato realizzato in casa in tutte le sue fasi, dalle registrazioni al missaggio al mastering, ci ha permesso di dedicare abbastanza tempo agli arrangiamenti, aspetto a cui noi teniamo particolarmente.
Come mai avete scelto di cantare in inglese e non in italiano? andreste mai a Sanremo se vi fosse proposto?
La scelte dell’inglese deriva dal fatto che il background musicale di tutti e sei gli elementi del gruppo è per la maggior parte di musica anglofona, pertanto al momento della composizione di un brano è naturale per noi pensarlo in inglese; inoltre il fatto che generalmente diamo più importanza alle musiche rispetto ai testi, ci ha condotti all’uso dell’inglese, essendo una lingua che permette con più facilità rispetto all’italiano una maggiore “musicalità”.
Per quanto riguarda Sanremo…mai dire mai.
La vostra musica è una sorta di crossover fra pop, rock, funky…voi invece come la definireste?
Non ci piace definirla e non ci interessa assolutamente farlo. Perché non lasciarlo fare agli altri?
Frakin’ monsters è il primo singolo: avete previsto di girarne anche un video?se sì avete già qualche idea?qualche anticipazione che potete darci?
Il video è gia da alcuni mesi su Youtube: a questo proposito colgo l’occasione per ringraziare il regista Mario Morbelli, a cui abbiamo lasciato carta bianca e che, con poca spesa, è riuscito a realizzare un ottimo prodotto di cui siamo enormemente soddisfatti.
Parlateci dell’artwork del disco che è davvero ben curato… 
L’artwork, come tutte le fasi del disco è stato realizzato interamente da noi.
Nonostante fossimo nuovi a questo genere di lavoro ci ha divertiti occuparcene e alla fine penso che abbiamo creato un buon prodotto, anche per via dei molti apprezzamenti ricevuti.
Cosa ne pensate dell’attuale scena italiana?
Sappiamo che in giro ci sono moltissimi gruppi che fanno musica interessante ma faticano a farsi conoscere, e questo è un peccato soprattutto per i fruitori di musica.
La musica cambia e si evolve velocemente…Dove e come vi immaginate fra dieci anni?
SICURAMENTE ancora a fare musica, SPERO ancora con il progetto Thomas.

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The Providence

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The Providence è una One Man band inspirata dalla musica Horror dei Death SS e dei Daemonia, trae le proprie chicche rifacendosi al terrore dei più grandi film Horror. Ai microfoni di Rockambula abbiamo Bloody Hansen, l’ oscura mente che si cela dietro questo interessantissimo progetto.

Ciao Bloody, che ne diresti di cominciare a dirci come è nato il progetto Providence?
Ciao a te Vincenzo, The Providence è nato perchè sono sempre stato un grande appassionato di film horror e di musica con certe atmosfere, dunque è stato inevitabile mettere in piedi qualcosa del genere, è una cosa che mi diverte tantissimo.

Da cosa hai tratto ispirazione per le tue musiche e dunque per “Horror Music Made in Hell”?
L’ispirazione arriva principalmente dai film horror che ho tributato, ed immagini sparse che siano macabre e cimiteriali mi danno una mano nella ricerca del sound giusto!

Per quanto riguarda le registrazioni ed il mixaggio che ci dici, come ti sei mosso? In quali studi hai lavorato e che tipo di operazioni hai effettuato?
Ho fatto tutto a casa mia, nella mia stanza, che per l’occasione ho battezzato come Casa Velasco.

Si sta usando spesso il termine “Horror” nella musica: Horror Rock, Horror Metal ecc…Tu cosa intendi con Horror Music, come deve essere questo genere?
Principalmente per me è una forma di divertimento per persone che amano farsi venire i brividi e si esaltano quando vedono lapidi teschi e chi più ne ha più ne metta, quindi potrebbe essere questa una ipotetica Horror Music, allo stesso tempo posso dirti che l’Horror Music ufficiale è per me quella dei Death SS, son loro che hanno inventato il termine esatto. Io nel mio piccolo cerco di mettere in pratica i loro insegnamenti, a modo mio, occupandomi principalmente di zombi o streghe malefiche.

Il tuo lavoro adesso è soltanto in formato digitale, conti di fare anche un disco fisico?
Mesi fa sentii i ragazzi dell’audio ferox e mi dissero che in caso di vendite rassicuranti avrebbero stampato anche il cd fisico, cosa che di per se mi lasciò meravigliato in positivo in quanto il nostro rapporto è nato esclusivamente per il digitale, invece ultimamente mi hanno detto che hanno iniziato a lavorarci su perchè all’estero è andato bene, io sono una persona modesta quindi ti posso assicurare che non pensavo di aver venduto più di 10 copie, e invece c’è stata questa bella sorpresa.

Dell’ Audio Ferox cosa ci dici, in che rapporti sei?
Ultimamente hanno trasferito i loro uffici quindi sono stati poco raggiungibili, ma ho avuto pazienza perchè è contro produttivo stressare le persone, e come ti dicevo prima mi hanno contattato da poco per dirmi quanto scritto su, inutile dire che penso siano professionali, e fino ad ora sono stati gli unici che hanno creduto in me a livello di investirci sopra. Io mi fido di loro e loro si fidano di me, tuttavia il contratto era unicamente per quest’album e sarei curioso di vedere se altre etichette saranno interessate al prossimo cd, che se viene come dico io può avere un grande potenziale quindi vedremo cosa succederà, il mio pallino è la Black Widow e ogni volta che esce qualcosa di mio ci provo, ci proverò anche alla prossima tappa.

Sarai sicuramente un appassionato di film Horror. Quali sono i tuoi film horror preferiti e quali ultime uscite secondo te vale la pena andare al vedere al Cinema?
La mia top 3 è oramai fissa da anni, al primo posto Non aprite quella porta di Hooper, non so se sia vero ma lessi da qualche parte che il regista fece recitare i ragazzi sempre
con gli stessi abiti sporchi per farli entrare in una situazione mentale e fisica al limite del malsano e rendere così al massimo. Spero sia vero perchè è un aneddoto stupendo. poi L’esorcista, il film più pauroso di sempre, checché se ne dica a me non ha mai suscitato nemmeno un sorriso e anzi non capisco come una storia del genere possa far ridere. poi ti dico il mitico “Evil Dead”, a noi noto come “La Casa”, una pellicola che per me è poesia, solo il momento in cui arrivano e notano i primi segni premonitori è da 10 e lode. commovente. Tra le nuove uscite ho gradito un sacco Insidious per il semplice motivo che da piccolo ho sempre fantasticato sulla notte, sul buio, che qualcosa potesse accadere, ricordo le storie sull’uomo nero o le streghe pronte a rapirti, beh quel film è riuscito a rievocare quei tenebrosi ricordi e in certi momenti del film ho avuto i brividi per tutta la schiena, quindi pazienza se la pellicola ricicla da poltergeist, è un ottimo riciclo per i miei gusti.

E per quanto riguarda i gusti musicali quali sono le tue band preferite e cosa gira ultimamente nel tuo lettore?
Io ascolto proprio di tutto, o quasi, heavy metal tantissimo, i Death SS miei idoli, poi Doro Pesch, Anathema, Carcass, Morbid Angel, guarda è impossibile anche elencarti una piccola parte dei miei ascolti, questo che ti ho detto non è nemmeno un 0.1 % è infatti una domanda tragica perchè mi dispiace non nominare tutti, ora per esempio sto ascoltando “Symbolic” dei Death e penso che poi metterò su i Depeche Mode. Non posso però dimenticarmi quella che per me è la massima espressione artistica che io abbia mai sentito in vita mia, e sono sempre stato orgoglioso di lei, devi sapere che sono un grandissimo ammiratore della cantante Elisa, ora fregatevene di alcuni singoli in italiano che purtroppo nel suo ambiente sono d’obbligo, lei è ALTRA COSA.

Parlando invece dei tuoi show, come svolgono e cosa dobbiamo aspettarci in una data dei Providence? E trovandoci in argomento, dove suonerai prossimamente?
La cosa bella di una one man band è che nessuno ti dice come fare, la responsabilità è tua completamente e puoi muoverti come meglio credi, la cosa brutta è la difficoltà nello suonare dal vivo, io ora come ora proprio non posso, ma chissà un futuro, ho amici che mi hanno dato la disponibilità per aiutarmi. a volte in situazioni di feste della birra mi è
stato chiesta almeno una canzone targata The Providence, ma non esiste che io suoni un qualsiasi pezzo a tarallucci e vino, ogni cosa ha la sua dimensione, e quella di The Providence è horror senza compromessi, solo in essa può svilupparsi per avere un senso, mi sono ispirato dall’inizio a Steve Sylvester e Alice Cooper non solo musicalmente ma anche come modo di presentare il proprio lavoro, e Bloody Hansen è il frutto di tutto ciò, non ci potrei mai scherzare su e per me è una cosa estremamente seria, tu pensa se i Death SS avessero suonato “Zombi” con sotto il palco i bambini che giocavano ad acchiapparello, mi hanno quindi insegnato a prendere le cose con serietà e che se
credo in una cosa non devo avere fretta solo per farmi notare.

Nella tua biografia sono accennate un paio di collaborazioni con diverse band Metal nostrane, ti va di parlarcene più a fondo?
E’ una delle cose a cui tengo di più, innanzitutto vorrei partire dagli ospiti del mio cd: Francesco Cucinotta, che è una delle menti più creative che abbia conosciuto, ti giuro è impressionante, dai un’ ascolto a quello che fa e anzi ti consiglio la recensione del suo ultimo favoloso album “Megapophasis”! “Felis”, ti dicevo, ha registrato un remix al brano “Death Bag”, e naturalmente ha fatto un lavoro micidiale! poi un altro grande ospite nel mio cd è Luca Alfieri, noto per il progetto Intromania , lui ha registrato la parte spettrale di tastiera che puoi sentire alla fine di “We Eat You at Midnight” e anche lui è fresco di nuovo album. Poi ho registrato un brano con i mitici Deathless, un grandissimo pezzo dedicato al film “Eaters”, tu pensa che mandai la base al loro batterista Andrea il quale mi rimandò tutta la batteria a puntino dopo nemmeno un giorno, rimasi di stucco, poi quando sentii quello che la cantante Steva fece con le sue potenti corde vocali mi fece drizzare tutti i peli dal primo all’ultimo! inoltre ho registrate un outro per i bravissimi Carnal Gore, una promessa del death metal nostrano, e altro mio orgoglio è stato partecipare ai synth nell’album dei messicani Oxus, una band death metal molto particolare nelle scelte stilistiche.

Sempre nella biografia si parla di un tuo nuovo disco più Heavy, ti va di anticiparci qualcosa in anteprima?
Si esatto, col nuovo disco ho mischiato completamente le carte in tavola, il nuovo parto è qualcosa che non pensavo di essere in grado di comporre e registrare, ho usato più la forma canzone come su “Eaters” che le influenze da soundtrack, anche se queste non mancano, basta pensare che “Rosemary” è una anticipazione del nuovo album, e già da lì noti subito la differenza nella durata. anche stavolta avrò degli ospiti e saranno tanti, tra cui “L’impero delle Ombre”, “Witchfield”, e ancora Cucinotta e Alfieri, ma tanti altri saranno della partita. Suonare con queste persone è come creare una squadra di calcio ed avere Cristiano Ronaldo o Messi nel proprio team, dovrei aver reso l’idea del rispetto e fiducia che nutro in queste persone! Però una menzione particolare va al batterista che sta avendo la pazienza di preparare tutte le parti di batteria, perchè sai, della drum machine mi sono alquanto stufato, e quindi ho chiesto a Giampiero degli amici Deathcrush se poteva suonare lui. Da grande amico qual’è non ha esitato un secondo e da un annetto di tanto in tanto ci incontriamo nella sua saletta, ci manca solo una canzone e fra poco saremo pronti per entrare in studio, sentirete una evoluzione netta, quasi un’altro gruppo, e posso dire di aver mantenuto il patto che ho fatto con me stesso, ossia ogni capitolo deve essere diverso dal precedente senza perdere lo stile che mano a mano si consolida nel tempo. un’altra novità è che in preparazione un fumetto, lo so non è originalissima come idea, ma cosa c’è di meglio di un disco horror con in allegato delle vignette maledette? E poi il mio fumetto avrà la sua soundtrack personale, organizzerò il tutto in modo tale che si possa vedere e ascoltare!

Bene Bloody, l’ intervista si chiude qui concludi a tuo piacere.
Se vi piace l’horror datemi una chance, e se gradirete “Horror Music Made In Hell” vi prometto che il prossimo album “The Bloody Horror Picture Show” sarà molto meglio! Grazie per l’interesse Vincenzo!

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Amaury Cambuzat

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Rockambula incontra Amaury Cambuzat agli ACME Recording Studio in occasione della registrazione del nuovo album dei Droning Maud in veste di produttore della band. Una video intervista con il sapore di una semplice chiacchierata, buona visione…

http://www.youtube.com/watch?v=1mk9tPlLOrg

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Malazeta

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I Malazeta sono una delle band con maggior espressività emotiva del momento, vediamo cosa hanno risposto alle domande che Rockambula ha preparato per loro..

Ecco i Malazeta che si concedono a Rockambula, prima di tutto un saluto, poi volete farci un ritratto di questa band?

Ciao a tutti, siamo un gruppo musicale che nasce nella provincia di PD, ci siamo formati circa 5 anni fa con la grande voglia di far musica esclusivamente nostra. Il gruppo è formato da: Marco Trevisan (chitarra), Michele Segala (voce), Massimo Fenzi (batteria), Emanuele Fenzi (basso).

Molta teatralità nei vostri pezzi, a cosa dobbiamo attribuire questa scelta?

La scelta è dettata dal fatto che ci siamo accorti che ormai la musica è ormai fatta nella stessa maniera in generale, quindi abbiamo deciso di creare qualcosa non di nuovo, ma di alternativo alla monotonia musicale attuale.

I vostri testi molto curati rubano l’attenzione, sono il vostro punto di forza?

Certo i testi sono importanti, ma se non fossero accompagnati dalla musica non avrebbero quell’impatto forte che vogliamo creare nei nostri concerti e album,questo per riconfermare l’importanza della fusione del testo con la musica.

Cosa volete comunicare a chi ascolta i vostri brani?

Vogliamo dire ciò che attualmente non viene detto, o meglio viene nascosto. Crediamo che la conoscenza sia fondamentale per accrescere la propria formazione individuale e purtroppo questo oggi, in qualsiasi campo, viene soppresso.

È ovvio che suonate musica di non facile impatto, da cosa è dettata questa scelta?

La scelta intrapresa è sicuramente difficile, ma per una volta abbiamo deciso di non essere noi ad adeguarci, ma cercare di fare l’inverso. Certo non è facile ma sicuramente nuovo almeno in questo preciso periodo storico.

E del vostro ultimo lavoro cosa volete dirci?

“BURATTINAI” è un album tratto e ispirato da un libro “Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale” di un nostro scrittore conterraneo Marcello Pamio. Dopo averlo letto abbiamo deciso, assieme all’autore del libro, di collaborare alla divulgazione di ciò che non viene detto, per far conoscere anche l’altra facciata della medaglia.

Io personalmente vi accosto ai Massimo Volume per darvi una collocazione di genere, voi dove volete posizionarvi?

Certo i Massimo volume sono coloro i quali si avvicinano al nostro stile e di ciò comunque ne siamo onorati, poi dire dove vogliamo posizionarci sinceramente non lo sappiamo,ci piacerebbe non essere catalogati, ma magari questa collocazione la potrebbe fare chi ci ascolta.

Che considerazione avete della salute musicale italiana di questo periodo?

Bella domanda, certo la salute non è ottima o meglio la scelta che viene fatta dalle grosse agenzie musicali non è ottima, se andiamo a vedere nella subway cittadina si possono trovare generi e musicisti di grande interesse. Per fare questo però si deve andare alla ricerca di ciò che non ha visibilità e questo comporta un impegno che molte delle volte non si ha voglia di intraprendere perchè faticoso o meglio si è abituati troppo bene.

Meglio suonare quello che si vuole o scendere a compromessi pur di fare dischi ma soprattutto serate?

La risposta credo sia ovvia visto le risposte date, sicuramente non scendere a compromessi, ma non con il pubblico ma con chi cerca di conformarti per un interesse personale.

Rockambula vi ringrazia della pazienza, e vi concede questo spazio per spingere il più possibile il progetto Malazeta, potete dire tutto quello che vi passa per la testa….

Grazie per lo spazio e ci auguriamo di cuore che non venga assopito in nessun modo il desiderio di creazione in qualsiasi forma. Non si deve aver paura di esprimere ciò che si è, anzi questo è proprio il modo per poter iniziare una NUOVA era .
Vi lasciamo con uno scritto del grande Socrate: “Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell’onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona?”

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Simone Agostini

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Ed ecco che anche Simone Agostini parla sulle pagine di Rockambula, vediamo…

“GREEN” un disco, un esordio, una ricerca e forse anche una sperimentazione di te e delle tue ambizioni. Cosa raccogli oggi, dopo un anno, cosa ti aspettavi, cosa non è accaduto…e cosa accadrà?

“Green” nasce come esigenza di fissare un paletto lungo il mio percorso di crescita come chitarrista e compositore. Con grande sincerità, ammetto di non aver avuto grandi aspettative: per un disco d’esordio di sola chitarra è difficile poterne avere.
Se oggi mi guardo indietro, non posso invece negare che “green” mi ha fatto crescere davvero tanto in ogni senso…sicuramente molto più di quanto avessi potuto immaginare. E’ comunque difficile poter dire cosa accadrà, soprattutto di questi tempi. Continuo a studiare e comporre e il futuro lo si scoprirà quando sarà presente.

Da alcune note di stampa emergono sentori di nuove sperimentazioni musicali. La ricerca e l’ispirazione dove ti stanno portando? Sul prossimo lavoro non ci sarà solo una chitarra acustica, vero?

Dal estate del 2009 ho iniziato a suonare un bouzouki greco che porto generalmente nei miei concerti, e dal maggio 2011 mi sono avvicinato anche all’Oud. Gli sturmenti con una forte caratterizzazione etnica mi piacciono davvero tanto e sicuramente tra le mie idee musicali del momento c’è un pò di spazio per questo tipo di sperimentazione. La chitarra acustica resta però il mio strumento, quello con cui sono in grado di esprimermi al meglio, quindi penso che la sua presenza in un prossimo lavoro sarà comunque predominante.

Dalle montagne del tuo Abruzzo in continuo viaggio…dove pensi di portarci nel prossimo lavoro? Hai conosciuto terre particolari? Che musica hai trovato?

Mi piace molto sognare terre lontane, immaginare paesaggi, odori, sapori…e la musica si rivela sempre il miglior mezzo per fare tutto ciò. Al momento percepisco forte questa impronta in molti dei brani su cui sto lavorando…però poi l’Abruzzo ed il suo verde ritornano sempre!

Per dovere di cronaca va detto che sei FORSE l’unico artista del genere ad avere un VIDEOCLIP di una tale qualità e fattura artistica (spero di non sbagliarmi e, nel caso, chiedo scusa anzitempo…). Quanto è importante l’immagine nella costruzione del tuo percorso creativo? Quanto è fatto di immagini ogni tuo brano?

Si, forse è così! è decisamente inusuale per un chitarrista acustico girare un vero e proprio videoclip. Penso che al giorno d’oggi quello del videoclip sia un’arma in più per avvicinare alla propria musica più persone che attraverso delle immagini possono trovare maggiore facilità nel ascolto.
Le immagini sono molto importanti, personalmente però le identifico molto raramente alla base di un processo creativo. E’ molto più facile che sia la musica ad indurre immagini e pensieri nell’ascoltatore!

E giusto per sottolineare il concetto: quando esegui live o riascolti i tuoi pezzi, questi ti portano ogni volta in viaggi e panorami diversi oppure li ritrovi perfettamente incastonati nel quadro da cui hanno preso vita?

Viaggi e panorami sono sempre gli stessi, ma soprattutto le sensazioni sono le stesse perché forse la musica descrive soprattutto le sensazioni che si provano nell’osservare il mondo che ci circonda.

Da esordiente hai avuto davvero molto. Soprattutto considerando il genere che proponi. Punterai ancora oltre? C’è spazio, secondo te, per la chitarra acustica in questa realtà discografica italiana?

Con la mia musica cerco di dare sempre il meglio, anche se raramente mi sento soddisfatto pienamente. Mi dispiacerebbe molto se per esigenze di lavoro mi trovassi a suonare raramente solo per me stesso, e per questo motivo mi piacerebbe poter crescere ancora e magari fare della musica la mia professione…al momento però è difficile poter pensare in questi termini.
Compositori come Einauidi ed Allevi dimostrano chiaramente che la sola musica strumentale può essere esportata ad una realtà discografica più ampia ed essere apprezzata un pò da tutti, però è anche vero che dietro i due nomi citati esiste un universo di musicisti e compositori straordinari completamente sconosciuti ai più. Penso che alla fin fine sia la comunicazione a fare la differenza e sono certo che alcuni grandissimi chitarristi potrebbero riempire arene e stadi se solo la loro musica fosse conosciuta da tutti.
In questo discorso però io mi tiro fuori, penso sia meglio studiare e restare coi piedi per terra!

– Oggi consiglio a tutti il tuo disco: GREEN. La prossima musica di SIMONE AGOSTINI che colore avrà?

Grazie! non so, spero che avrà tanti colori diversi in grado di far vibrare tante differenti emozioni…

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Deambula Records

Written by Interviste

Una bellissima realtà della musica italiana risponde alle domande di Rockambula, signori l’etichetta Deambula Records…

Prima di tutto un caloroso saluto ai ragazzi di Deambula Records, come vi sentite in questo autunno appena arrivato?

Marco/Silvia: Quest’inizio di stagione ci vede alle prese con la promozione delle imminenti produzioni previste per fine anno, parallelamente, siamo in fase di registrazione e produzionie (in questo caso artistica) sulle future releases del 2012. Quindi in pieno fermento!

La vostra etichetta si sbatte molto nel panorama indipendente italiano, ci volete dire come siete nati e dove volete arrivare?

M: Nel 2006 avevo appena finito di registrare “Erotomania” dei Marigold e dopo aver notato la superficialità con cui le diverse etichette si approcciavano alle produzioni, sminuendo totalmente il valore potenziale di un progetto artistico, decisi di creare DeAmbula Records. Realtà nata quindi inizialmente per esigenze personali, per poi ampliarsi via via a nuovi progetti e nuovi approcci di condivisione artistica. Pensando al futuro, l’idea rimane sempre quella di costriure buoni rapporti personali ed artistici con i nostri Artisti ma anche con coloro che ci seguono e ci sostengono attivamente.

Avete generi musicali precisi da produrre oppure cercate di spaziare?

S: I generi musicali non rappresentano per noi nè limiti nè vincoli…DeAmbula è uno spazio aperto alle possibili contaminazioni. Ovvio che, quello che produciamo è lo specchio di ciò che ci piace, e proprio per questo, siamo felici nel farci rappresentare da loro (..tanto per citarli: Ulan Bator, Marigold, Pineda, Magpie, Pitch, Ka mate Ka ora, buenRetiro…).

Cosa deve avere una band per entrare a far parte della famiglia Deambula Records?

S: Diciamo che i modi con cui viene a definirsi una produzione possono essere diversi, a seconda delle circostanze.. Possiamo risultare interessati ad un progetto a noi inviato o restare colpiti da un’artista, o altre infinite possibilità dettate da fattori casuali. Al di là del primo contatto, conta comunque molto il rapporto che si instaura nella collaborazione e nella condivisione di dinamiche settoriali.

Attualmente quante band avete sotto contratto? Ce ne volete parlare?

S/M: Considerando le imminenti uscite del mese prossimo siamo alla 13esima produzione. In questi anni abbiamo fatto uscire Marigold (la band di Marco) noise band seguita da Cambuzat in sala e in regia, Magpie (side project di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax), il primo disco solista di Amaury Cambuzat, una colonna sonora immaginaria all’ultimo film capolavoro di Murnau dal titolo “Tabù”, i Ka Mate Ka Ora che consideriamo una delle migliori band slowcore in circolazione, i Pitch di Alessandra Gismondi – dream pop davvero raffinato, infine in vinile i francesi Ulan Bator con il loro ultimissimo “tohu-bohu” ed i Pineda nuovo progetto di Umberto Giardini (moltheni) che ci sta dando grandi soddisfazioni, progetti con un ottimi responsi su tutti i versanti!
A novembre i buenRetiro tornano con il loro nuovo emozionante disco anche con il disco mixato da Amaury C.!

Prossimamente avete nuove idee in progettazione?

S: Seguiteci sul nostro sito www.deambularecords.com a breve vi regaleremo importanti novità!

Cosa cambiereste nel circuito musicale italiano?

M: Abolirei gli EGO-imprenditori ed i contenitori privi di sostanza ed estetica, e infine citando Parente “coloro che fanno diventare la loro mediocrità professionale”. Per il resto l’Italia resta un paese con valide proposte che spesso vengono tralasciate.

Un saluto affettuoso, questo è lo spazio per dire tutto quello che vi passa per la testa…
Grazie a Rockambula da tutto lo staff di DeAmbula Records…Ciao!!!

DeAmbula Records | www.deambularecords.com

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