Brunori Sas – Cip!

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Un lavoro con cui Dario assolve al compito storico del cantautore: tentare di raccontare il mondo con parole nuove.

[ 10.02.2020 | Picicca / Universal | cantautorato ]

Un pettirosso plana sulle nostre teste in questo tiepido inverno, portando con sé il disco che apre questo nuovo decennio di musica italiana. Proprio un pettirosso è raffigurato sulla copertina di Cip!, il quinto album del cantautore Brunori Sas, che a distanza di tre anni riprende il discorso cominciato con A casa tutto bene per affrontarlo con un rinnovato approccio e linguaggio.

Nel nuovo lavoro l’eco della tradizione (nazional)popolare si alterna a guizzi di poesia, abbracciando tematiche vaste e spinose quali l’amore, la spiritualità e l’etica.
Neanche il più eccelso dei letterati è immune al peccato di banalità nel trattare i temi sopracitati, ma Dario Brunori non delude le aspettative, anzi le aveva ingigantite ulteriormente con la pubblicazione dei primi due singoli Al di là dell’amore e Per due che come noi. Il primo è una sorta di preghiera laica in crescendo, un grido soffocato in gola per risvegliare le coscienze, mentre il secondo è un inno all’amore puro, una ballata sentimentale che rimanda ai primi volumi del cantautore calabrese.

Brunori, tramite vivaci canzoni pop rock d’autore, si fa portatore di un nuovo umanesimo, tra storie di riscatto (Capita così) e simbolici tentativi di rappacificazione universale (Il mondo si divide) e famigliare (Mio fratello Alessandro) innervati da una costante ricerca di quel filo vitale tra gli esseri umani, che supera ogni fede religiosa (Benedetto sei tu) e che unisce finanche lo sguardo dell’uomo che uccide e dell’uomo che muore. E se tutto ciò non basta a convincere l’ascoltatore, nella catartica La canzone che hai scritto tu l’autore lo invita buttare via le sue parole e ad inventarne di nuove.

A livello musicale i riferimenti rimangono la scuola d’autore italiana, in quest’opera particolarmente vicini a Lucio Dalla e al suo conterraneo Rino Gaetano. Anche Dimartino ha dato manforte nella composizione di alcuni brani, come la conclusiva e speranzosa Quelli che arriveranno. La produzione è affidata al solito guru giapponese Taketo Gohara, ma non troviamo più traccia delle brevi ma piacevoli parentesi sperimentali disseminate nei precedenti lavori, a cui è stata preferita una forma-canzone più orientata al ritmo e alla coralità. Brunori Sas assolve al compito storico del cantautore: tentare di raccontare il mondo con parole nuove, ed in questo forse oggi è la figura più autorevole e popolare del nostro firmamento musicale, in quanto capace di affrontare grandi temi con leggerezza, quella leggerezza che Calvino intendeva non come superficialità ma come il planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore. Proprio come il pettirosso.

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Last modified: 11 Febbraio 2020