Boards of Canada – Tomorrow’s Harvest

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Dopo un lungo silenzio, durato ben otto anni, tornano gli scozzesi Boards of Canada con i loro suoni liquidi e le atmosfere desertificate. Il 2013 sembra essere stato l’anno del ritorno dell’elettronica anni 90, che ha visto sulla cima il ritorno, e il mega successo, dei Daft Punk. Sempre più l’elettronica contamina il Rock scrollandosi di dosso la mera ritmica delle sale da ballo. I due fratelli Sandison, sulle orme del precedente album The Campfire Headphase, tirano fuori un altro concept album che diventa un trip imperdibile.

Tomorrow’s Harvest, questo il titolo, questa la prospettiva di tutta una generazione. Cosa ci spetterà del domani? Quali frutti potranno raccogliere i nostri figli? Un album provocatorio che mette a nudo l’umanità contemporanea appiattendo e schiacciandone la visone di un futuro florido e rigoglioso sull’attuale scia della crisi globale. I nomi dei brani parlano chiaro e lasciano all’ascoltatore l’interpretazione visto che di testi c’è poca traccia. La strumentazione è un misto di sintetizzatori,  vintage/analogici e anche più moderni,  programmi computerizzati ed un uso maniacale di campioni, con l’inclusione anche di suoni naturali che generalmente a caratterizzano le loro opere. Il risultato è fluido e atemporale: ci si sente dentro una bolla di vetro immersi in un mondo disgregato. Non a caso è stata scelta la copertina dell’album. Ogni brano, in continuità col precedente, contribuisce a creare quest’atmosfera da film. “Gemini” è l’intro ed è impossibile non riconoscere in essa sonorità propriamente cinematografiche tipiche dei film di fantascienza, percettibili in realtà in tutto l’album. In “Sundown” possiamo vivere l’esperienza di un tramonto vissuto come fosse l’ultimo e in “Collapse” ascoltare il fruscio del vento e della desertificazione che avanza. “Sick Time” non ha bisogno di spiegazioni e racchiude in se il senso dell’intero LP. Questo Tomorrow’s Harvest è un lavoro che ha bisogno di molti ascolti per comprenderne le sfumature (sembra che contenga anche messaggi subliminali) e forse non per tutti sarà facile superare lo scoglio del primo, ma date retta a me, le parole non bastano a descrivere la portata di questo disco: va ascoltato e riascoltato assolutamente.

Un album Minimal, Down Tempo, che ci proietta in un futuro apocalittico, quasi post-atomico, come se i Boards of Canada volessero metterci in guardia su quello che ci aspetta se continuiamo ad inquinare, a chiuderci in noi stessi e a fregarcene. Perché non riusciamo più a stare nel presente e guardare al futuro. Un album forte, provocatorio, che potrebbe apparire cupo ma che poi nella sua musicalità ci lascia un barlume di speranza.

Last modified: 17 Gennaio 2014

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