Beyond Wires e l’universo underground dei Golden Hours

Written by Recensioni

Esce oggi il secondo lavoro del progetto con membri da The Brian Jonestown Massacre, Tricky, Gang Of Four e The Fuzztones.
[06.02.2026 | Fuzz Club Records | post-punk, psychedelic rock, krautrock, shoegaze]

Si chiama Beyond Wires l’ultimo disco dei Golden Hours di Hákon Aðalsteinsson (chitarra/voce), Wim Janssens (basso/tastiere/voce), Tobias Humble (batteria/voce) e Rodrigo Fuentealba Palavacino (chitarra), e sarà distribuito dall’affezionatissima Fuzz Club Records esattamente come avvenuto per l’album omonimo d’esordio, nel 2023.

Seconda opera full-lenght per il supergruppo dalle eminenti esperienze curriculari, di casa tra Berlino e Bruxelles, presentata nelle promo come il risultato dei ritagli di tempo fra un tour e l’altro di ciascun membro, questo disco ha il potenziale immaginifico del basso inferno dantesco nella Città di Dite, una metropoli rosseggiante, coi peccatori tediati per contrappasso dalle bufere. Oppure anche di una polverosa camminata sulla Luna. Tutto è privo di atmosfera e di vincoli fisici, brillante e oscuro.

Golden Hours © Lily Creightmore
Musica razionalista.

Le suggestioni sonore generano e inseguono le suggestioni visive e viceversa, a cominciare da titoli come Artic Desert e Heading For The Moon, singoli di lancio pubblicati tra il 2025 e lo scorso gennaio 2026 insieme a The Letter.

Il clima percepito è rado, di fatto. Mai infittito. Troviamo dieci pezzi quasi equivalenti in durata ma che si alternano alla voce. Un’architettura di rami spogli razionalista, lineare, che bada alla funzione producendo i suoi blocchi in fila, come per alcuni quartieri di Berlino. In casa Golden Hours non abitano divagazioni pop né eccessi di melodie, non esistono saghe sociali, né climax decisivi, e forse tutto questo basterebbe a molti per salvare il progetto.

Book of Lies, col suo incedere ipnotico in salsa The Jesus and Mary Chain, ci fa entrare nel vivo del disco dopo la manciata degli appetizers citati: distorsioni, riverbero, un’umida e pericolosa landa metropolitana trafitta da raggi di synth. L’inizio di uno stato allucinatorio in somministrazione continua, indorato e potenziato dalle chitarre di miele e dagli effetti del picco shoegaze/alternative dell’album, Pray for Darkness. Dove c’è, per carità, ce lo prendiamo.

Con Voices affiora lo stelo goth/garage punk che sostiene i Golden Hours: dance macabre caustica in stile The Cramps, un viaggio dentro ad un incubo angosciante raccontato da voci atone e suoni sballati. Ed ancora, una buona dose di pulsazioni circolari nell’intreccio di basso e sezione ritmica per Train I Ride, dai riff caldi e dal palpito sincopato di batteria, che solca la strada da percorrere. Un lungo cammino che si conclude nell’oasi schiarita di The Water’s Fine, il rifugio dopo labirinti di cemento desolati.

Una monotonia chiamata rumore.

Quest’album, a tratti ripetitivo, suona da litania in più di un momento. Summa dell’expertise pregevole dei suoi esecutori, spilucca qui e lì dal buffet della psichedelia come di altri generi, senza abbracciarne qualcuno per l’intero: un figlio illegittimo del post-punk, col gran merito di ricreare con inappuntabile stile un mondo sonoro misterioso di cui conosciamo la geografia, che attinge dalla toponomastica musicale dei sotto-generi facendo i compiti per casa col polso allenato, per acquisizione del modus operandi.

Malgrado alcune premesse di sistema, non c’è tetraggine che si insinui fra le corde di questi giri di danza lugubri, in equilibrio nell’esecuzione e nel minutaggio. Non vige l’esigenza di definirsi, ma quella ben più importante dell’intesa nel fare musica. Quella familiare, seducente monotonia, chiamata rumore.

Persa l’occasione di un disco in salita al secondo atto dopo un debutto gustoso, ma gli si vuole bene ugualmente. E, per chi non volesse perderseli dal vivo: la presenza della band è stata di recente confermata in line-up per la quinta edizione del Fuzz Club Festival 2026 che si terrà l’1 ed il 2 maggio in Olanda, ad Eindhoven.

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Last modified: 6 Febbraio 2026