Amanda Rogers – Wild

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Nono album per la cantante dalla voce da usignolo che viene dall’Upstate NY, Wild è un doppio (ma neanche troppo lungo) album, che vede Amanda Rogers alle prese con un ritorno a casa (Syracuse) e allo stesso tempo un ritorno parallelo alle radici della musica che ama, una connection che mescola la ruvidezza e la spontaneità dei 70 con la sfrontatezza senza paura dei migliori 90.  La storia del disco (l’ideazione, la composizione, la registrazione) è la storia della musica che nel disco è contenuta (non è sempre così). In questo caso, l’essere inciampata in Jon Lessels, proprietario del Subcat Studio, di base proprio a Syracuse, e l’aver trovato in lui una metà musicale perfetta, ha reso la produzione del disco qualcosa di inaspettato e di liberatorio (in questo senso, “wild”). Registrato per la maggior parte live, con Amanda al piano e Jon alla batteria, Wild ha subito pochi rimaneggiamenti posteriori, e la musica da cameretta di Amanda ne ha giovato.

Le canzoni (20!) sono immediate, facili ma non banali: arrivano dritte alla testa e al cuore. Leggere, come leggera è la voce di Amanda, bellissima e adamantina, mobile e intensa, lieve e suadente (e non so che altri aggettivi inventarmi). Un disco doppio che non stufa, che potrebbe girare per ore, e noi con lui a seguire le evoluzioni Folk, Blues, Pop di questo spirito libero alle prese con temi universali e particolari in rapida sequenza – il vero amore, il ritorno a casa, la critica al consumismo imperante e l’ironia sul maledettissimo sogno americano. Ciò che soddisfa di Wild è l’approccio: un ritorno alle origini, una registrazione scarna, sincera, una composizione organica, che è un tutt’uno con la produzione e, poi, con l’ascolto. Amanda Rogers ci ha donato una piccola perla, una bolla spazio-temporale affacciata sugli anni in cui la musica era un po’ meno plastica e un po’ più legno, terra, fango (“Calendar of Yesterdays” mi ha spedito lontano sul bagnasciuga del mare del tempo…). Non so se ne abbiamo bisogno: ad ogni tempo la sua musica. A me, però, Wild fa stare molto, molto bene… e non basta questo, in fondo?

Last modified: 30 Aprile 2014

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