VIAGGI MUSICALI | Intervista ai The Black Veils

- Data: 24/03/2017

by Maria Petracca

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Nella vita di un musicista il viaggio è di certo una componente essenziale. Chilometri su chilometri, giornate intere passate in furgone, nottate insonni, pasti al limite della decenza, orde di automobilisti impazziti a rallentare viaggi lunghissimi e poi infine il palco, l’energia, il sudore, i sorrisi, il calore del pubblico e tanta voglia di rimettersi in viaggio per suonare ancora. E se il viaggio non fosse solo questo? Se il vero viaggio fosse l’intera esperienza musicale?

Questa settimana abbiamo chiesto ai The Black Veils, trio Post-Punk bolognese che ha da poco pubblicato il suo nuovo disco Dealing With Demons, di immaginare la loro vita a contatto con la musica come un lungo cammino che stanno in realtà ancora percorrendo. Ecco cosa ci hanno risposto.

“Chi siete? Quanti siete? Dove andate? (Un fiorino!)”

Ciao, noi siamo The Black Veils da Bologna, trio Post-Punk con tinte Shoegaze. Nel dettaglio Gregor Samsa (voce), Mario d’Anelli (chitarra, synth, drum machine) e Filippo Scalzo (basso). Dove andiamo? Ovunque ci porti la nostra musica.

È tempo di bagagli. Dischi, canzoni e artisti da portare con voi.

Mario: Non basterebbero centinaia di gigabyte a contenere tutti i dischi che sono nostro bagaglio culturale e formativo. Banalmente dividerei in vecchi-dischi-senza-tempo e roba-nuova. Devo fare dei nomi? Ok, quattro più due: The Chameleons, The Sound, The Smiths, SlowdiveDIIV e The Soft Moon.

Gregor: Mai selezione risultò più difficile. I dischi che non possono mancare: High Violet – The National, Shock of Daylight e Heads and Hearts – The Sound,  Script of the Bridge – The Chameleons, Bona Drag e Vauxhall and I – Morrissey, Disintegration e Bloodflowers – The Cure, Dolittle – Pixies, Murmur e New Adventures in Hi-Fi – R.E.M, The Future e Ten New Songs – Leonard Cohen, Of Ruine or Some Blazing Starre – Current 93, The Night – Morphine, La voce del padrone – Franco Battiato, Don Giovanni – Lucio Battisti.
E poi ancora The Smiths, The Replacements, Interpol, Antony & The Johnsons, Nina Simone, Peter Gabriel, DEVO, Talking Heads, New Order, Bad ReligionAgainst Me!, Hüsker Dü, Fugazi, White Lies, The Twilight Sad, Moon Duo, Nick Cave & The Bad Seeds, Paolo Conte, Giuni Russo: tutto dipende dal mood del momento. La “nostra” canzone, per me, sarà sempre “Sad Captains” degli Elbow.

Filippo: Oh, santiddio, e come si fa a rispondere ad una domanda così? Avrei troppi dischi da portare dietro, sinceramente. Quindi direi che la soluzione migliore è il mio lettore mp3 dei primi anni Duemila, sopravvissuto finora per grazia divina. Contiene appena venti canzoni e mi costringe a confrontarmi continuamente con scelte ed esclusioni dolorose, dettate dal mood del momento. Se sbirciate adesso troverete artisti che vanno da Sound, Chameleons, Smiths a cose più moderne tipo Twin Shadows, Twilight Sad, Beach Fossils, White Lies.

Le cose da dimenticare a casa.

Mario: Banalmente risponderei “i problemi”, ma dopo aver scritto questo disco penso che sia sempre bene non dimenticare nulla a casa: portare dietro tutti i propri demoni e combatterli, affrontarli, traducendoli in una forma creativa.
Gregor: Non si dimentica nulla, ma a volte è cosa buona e giusta lasciare a casa le occasioni mancate, i rimpianti.
Filippo: Il cellulare. E di conseguenza ogni genere di problema!

Luoghi e incontri che hanno reso più interessante il cammino.

Mario: Le accoglienze e l’ospitalità che abbiamo ricevuto ovunque siamo stati a suonare ha contribuito sicuramente a rendere ogni data molto interessante. Ricollegandomi alla risposta precedente, direi che anche l’incontro con i nostri demoni ha reso tutto più vivo e interessante.
Gregor: In ogni luogo che si visita si lascia e si acquista una parte di sé. Allo stesso modo, ogni persona che si staglia sul nostro cammino diventa parte di noi in maniera più o meno decisiva. La cosa incredibile è che questo accade soprattutto nostro malgrado.
Filippo: Banalmente direi che la cosa stupenda del suonare in giro è che ogni esperienza ti lascia sempre qualcosa di unico e irripetibile, poiché ogni persona incontrata ha sempre un qualcosa da darti. Gli aneddoti sarebbero troppi e talvolta troppo imbarazzanti! Ma non rinuncerei per nulla al mondo a questa vita on the road. È tutto molto esistenzialista e romantico, insomma.

Deviazioni di percorso. Ce ne sono state? Come sono state affrontate?

Gregor: Deviazioni ce ne sono state e ce ne saranno sempre sul nostro cammino, e vanno sempre affrontate. Magari non è sempre possibile farlo “a muso duro”, ma diventare consapevoli delle proprie debolezze e scendere a patti con le proprie paure, con i propri limiti, è un buon modo per iniziare. Gli incidenti, i fallimenti, le cosiddette “porte in faccia” devono trasformarsi nella spinta propulsiva per affrontare al meglio il costante cambiamento al quale siamo condannati – e benedetti – in quanto esseri umani. No more run-and-hide, face everything and rise!
Filippo: Oh, santiddio, e come si fa a rispondere ad una domanda così (Pt. 2)? La vita di certo non è un percorso lineare e in questo la situazione musicale ne è perfetta metafora. Con gli anni ho imparato personalmente che non sempre si possono prendere le cose di petto e quindi ritengo che la cosa più importante sia fare tesoro di ogni deviazione di percorso perché nulla e dico nulla avviene per caso. Non essendo involucri vuoti sostanzialmente noi siamo il nostro percorso, le nostre deviazioni, i nostri rallentamenti e le nostre risalite. E comunque ho la fortuna di avere due compagni di viaggio che rendono il tutto decisamente più piacevole.

I migliori compagni di viaggio.

Mario: Dischi, Filippo, Gregor, la Rustichella. Gregor dopo Filippo perché in macchina vuole sempre sedersi davanti.
Gregor: I miei dischi, il Toscano “Modigliani”, una boccetta di erisimo, l’OKI, gli antistaminici, Filippo, Mario. Mario dopo Filippo perché non importa dove siamo o cosa stiamo facendo: ci costringerà sempre a guardare qualche tutorial di un particolare pedale per chitarra che ha scovato chissà dove. D’altro canto Filippo va nutrito a sufficienza (e senza tracce di glutine), altrimenti manifesta segni di squilibrio piuttosto incontenibili. È l’Hulk di Catania: non vi piacerebbe vederlo arrabbiato.
Filippo: Mario, Gregor, una boccia di cognac, sigarette ,qualche libro di quelli che piacciono a me, il cambio (per non puzzare troppo, voglio dire), giacca di pelle a qualunque temperatura e una valigia di carboidrati senza glutine. La valigia col cibo prima di Mario e Greg perché se non mangio perdo la pazienza, è vero. E non mi piace neanche quando mi lanciano il grano addosso per uccidermi.

Mete sognate, ma non ancora raggiunte.

Mario: L’Europa, l’America, la Russia e Marte.
Gregor: Il Triangolo delle Bermuda, la Valhalla, il Molise.
Filippo: Senza dubbio Parigi val bene una messa, come disse qualcuno prima di me… però mi accontento anche di Londra, Berlino e New York, sia chiaro!

Cartoline da lontano: dopo tutta questa strada, cosa scrivereste ad amici/nemici (o a chi volete)?

Mario: Ciao amici! Ciao tutti-gli-altri! Ciao Lo Bue!
Gregor: So long, and thanks for all the fish!
Filippo: Mi accontenterei di mandare una cartolina per ogni posto in cui suono ad amici e nemici. Agli amici, così sono contenti per me; ai nemici, così si incazzano ancora di più, eheh… scherzo, a parte il glutine non ho veri nemici.

“Cheeeeeese”. La foto che meglio vi rappresenta.

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