Warp Records Tag Archive

‘Chi suona stasera?’ – Guida alla musica live di novembre 2018

Written by Eventi

Iceage, Beach House, Mamuthones, Any Other, The Flaming Lips… Tutti i live da non perdere questo mese secondo Rockambula.

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10 SONGS A WEEK #29.01.2018 | speciale Primavera Sound

Written by Eventi, Playlist

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #10.11.2017

Written by Playlist

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #12.05.2017

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Recensioni #01.2017 – Brian Eno / Jumping the Shark / Tiger! Shit! Tiger! Tiger! / Il Diluvio / Duke Garwood

Written by Recensioni

L’immenso Club to Club 2016

Written by Live Report

Il mio Club to Club inizia qualche mese fa, quando, durante una serata al Garbage Live Club di Pratola Peligna dedicata alla Warp Records, un mio amico dj e futuro compagno di avventura a Torino, viene da me con entusiasmo fanciullesco e mi dice: “Oh, a novembre si parte”. “E dove si va?”, faccio io. “Al Club to Club; ci sono gli Swans“. “E chi altro?” dico. Lacrime agli occhi ed eccitazione alle stelle. “Autechre e Amnesia Scanner bastano?”. Basteranno.

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Battles @ Quirinetta, Roma 30/03/2016 [LIVE e PHOTO REPORT]

Written by Live Report

We’re the Battles and we’re from NYC. David Konopka sale sul palco per primo ed è l’unico a scambiare due parole con il pubblico, ricordando il Brancaleone dell’ultima volta in cui i Battles si erano esibiti in città. Poche chiacchiere e tonnellate di energia tonificante: questo è stata la performance di mercoledì scorso al Teatro Quirinetta, gradevole location a due passi da Via del Corso.

Lo Spring Attitude Festival 2016 è iniziato così, con l’Elettronica della miglior specie, quella a servizio dell’estro Math Rock di una formazione nata come supergruppo ma che viaggia ormai spedita per la sua strada, con ben tre dischi all’attivo nel roster Warp Records, l’ultimo dei quali (La Di Da Di) uscito appena lo scorso anno.

Quella dei Battles è stata una performance a dir poco sorprendente. Che i tre newyorkesi avessero le carte in regola per stupirci c’era da immaginarselo, ma la resa in versione live è stata al di sopra di ogni aspettativa.
Al centro dello stage la batteria di John Stanier sovrasta il pubblico dall’alto di un piatto a mo’ di stendardo, che lui gode nel picchiare senza tregua, grondante di sudore eppure senza perdere in eleganza. A sinistra, le Stan Smith bianche di Ian Williams si producono in un contagiosi tip tap elettrici, impossibile resistere alla silhouette del polistrumentista che si contorce spasmodica mentre si destreggia con una disinvoltura sconcertante tra chitarra, tastiere e campionatori. Dal lato opposto Konopka scandisce i tempi col suo basso che si moltiplica e lavora per accumulo, in un climax ascendente senza soluzione di continuità tra un brano e l’altro, per quasi un’ora e mezza di performance totalizzante.

Per le prossime puntate dello Spring Attitude ci si rivede a maggio. Intanto gustatevi qualche scatto di questa preview pazzesca.

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Aphex Twin – Syro

Written by Recensioni

Molto è già stato detto a proposito di Syro, ma “discretamente spettacolare” è senz’altro la definizione più improbabile tra quelle che ho avuto modo di udire. Al cospetto di Aphex Twin il timore reverenziale prende il sopravvento e il critico si arrampica sugli specchi scalandoli a suon di ossimori. Credo di poter affermare con una buona dose di certezza che, in questi tredici anni che lo separano da Drukqs, nessuno di noi ha avuto alcun dubbio sul fatto che l’atteso ritorno di Richard David James in versione Aphex avrebbe confermato la qualità delle sue produzioni, indiscutibilmente impeccabili dal punto di vista tecnico per ognuno dei moniker dietro cui si è celato in questi anni. Il problema però è che quando sei uno che ha in curriculum almeno un paio di album che definire stelle nel firmamento musicale dell’era moderna è riduttivo, poiché si tratta piuttosto di comete dalla lunga e feconda coda, se non di veri e propri Big Bang da cui è schizzato fuori il futuro, quand’è così non puoi tenerci tutti sulla corda per oltre un decennio e poi sperare cavartela con un disco come Syro. Dopo un primo ascolto che mi lascia nello stato d’animo con cui formulo i pensieri impuri di cui sopra, mi viene da prendere il primo aereo per Londra per andare a citofonargli e chiedergli il perché, ma in redazione giudicano la mia trovata un tantino fuori budget, per cui mestamente ripongo la valigia e per capirci qualcosa in più sono costretta ad attendere di poter spulciare la lunga intervista di Philip Sherburne (http://pitchfork.com/features/cover-story/reader/aphex-twin/#cover ). È vero, assimilare i risultati dell’estro schizofrenico dell’uomo noto ai più come Aphex Twin, incasellare dischi come Selected Ambient Works 85-92 nel panorama dei generi, e ancor più comprenderne con lungimiranza gli effetti, non è mai stata cosa immediata. Pare che le registrazioni abbiano occupato gli ultimi sette anni. A sentirlo però, Syro non ha affatto la faccia di una produzione spalmata su un arco temporale così ampio. Sebbene sia stato confezionato passando per ben sei diversi studi e saltellando come di consueto tra svariati universi sonori, si tratta di un’opera tutto sommato omogenea, ed è questo uno dei fattori che la rende il lavoro più accessibile tra quelli di Richard. Non ci sono le grida raccapriccianti di “Come To Daddy”, non c’è l’impasto sonoro viscoso di “Window Licker”. Pop friendly e senz’anima, questo è quanto al primo impatto, e non è certo la foggia con cui ci si aspettava di vederlo tornare dopo l’Ambient sopraffino di Drukqs. Oh sì, Richard caro, se mi avessi invitata a cena al posto di Pitchfork il mio sarebbe stato un vero e proprio cazziatone. Consapevole lui stesso che di innovazione non si tratta, Aphex definisce Syro conclusivo di una fase, un gesto doveroso prima di poter aprire il nuovo, nuovissimo capitolo che dice di avere in serbo – which is kind of uncategorizable, stando alle sue parole – in linea con la leggenda che narra dei suoi hard disk pieni zeppi di materiale inedito che si rigenera in perpetuo.

La tracklist evoca i gingilli dell’elettronica primordiale (“CIRCLONT6A [141.98]”, “CIRCLONT14 [152.97]”, lo stesso singolo “minipops 67 [120.2]”), di cui come consueto Aphex fa largo uso. Gli si perdona l’ossessione per il passato, comun denominatore della contemporanea elettronica e non solo, perché lui è il passato. In lui la devozione all’analogico è un fattore che rende il prodotto finale atemporale e riconoscibile, nelle sue geniali opere di mixaggio abilmente calibrate e irripetibili di esperienze sonore estremamente distanti. Ma Syro rompe schemi che Richard James ha già mandato in frantumi da tempo. Ciò lo rende poco più di un elegante esercizio di stile, in cui per giunta non si prodiga in episodi memorabili. Nella sua chiacchierata con Sherburne, Richard rimpiange gli anni della Rave culture, quando l’evoluzione della scena musicale seguiva il suo corso senza le interferenze di internet che rende i progressi compiuti accessibili a tutti ma contemporaneamente tutto appiattisce: The holy grail for a music fan, I think, is to hear music from another planet, which has not been influenced by us whatsoever. Or, even better, from lots of different planets. And the closest we got to that was before the Internet, when people didn’t know of each other’s existence. Now, that doesn’t really happen. Che in altre parole suona un po’ come un “Ok, comprendo perfettamente la vostra ricerca spasmodica per il ‘mai udito prima’, ma il web è un calderone di ispirazioni di cui si fa un uso sconsiderato e arido, ed è per questo che poi succede che Syro non risulta essere la ‘musica da un altro pianeta’ che l’intero pianeta si aspettava da me”. Eccoci perciò di fronte a un disco che fluisce pulito e puntuale, in atmosfere certo più fruibili che in passato sebbene a volte i tempi risultino eccessivamente dilatati, come in “XMAS_EVET10 [120][thanaton3 mix]”, che esordisce frenetica per poi dilungarsi a declinare il tema in matasse di synth. Alcuni episodi garantiscono la nota inquietante, come il ritmo pulsante e asimmetrico dei glitch sui vocalizzi robotici di “CIRCLONT6A [141.98]”. “syro u473t8+e [141.98]” viaggia invece sul tracciato Electro battuto nell’ultimo decennio dagli EP Analord. C’è spazio anche per divagazioni Space Funk (“minipops 67 [120.2]”) e Drum’n’Bass magnetica e caotica (“s950tx16wasr10 [163.97]”), con tregue di sensuale Chillwave (“produk 29 [101]”). Un saggio completo delle proprie capacità eseguito magistralmente, che lascia però perplessi, e quasi ci persuade del fatto che sia il caso di maledire il progresso se per avere internet sul telefonino il prezzo da pagare sia un Aphex che non riesce più a rigenerarsi. In realtà tra Drukqs e Syro ci sono state un sacco di cose oltre alla musica e all’avvento del web. C’è la Scozia, e poi una moglie e due bambini, di cui campiona le voci per incastonarle nei suoi esperimenti, distorte e irriconoscibili ma molto presenti (pare che dai suoi lombi sia venuto fuori un ragazzino che ora ha 6 anni e fa anche lui musica, col suo Mac e una versione pirata di Renoise che si è procurato autonomamente). Quasi in chiusura, “aisatsana [102]” si scioglie in Downtempo a base di piano, parentesi catartica più unica che rara in Syro. La traccia che ha per nome l’anagramma di quello di sua moglie Anastasia nasconde forse il germe della metamorfosi da lui annunciata? Non so se riuscirò ad aspettare altri tredici anni per poterlo scoprire. Daje Richard.

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Boards of Canada – Tomorrow’s Harvest

Written by Recensioni

Dopo un lungo silenzio, durato ben otto anni, tornano gli scozzesi Boards of Canada con i loro suoni liquidi e le atmosfere desertificate. Il 2013 sembra essere stato l’anno del ritorno dell’elettronica anni 90, che ha visto sulla cima il ritorno, e il mega successo, dei Daft Punk. Sempre più l’elettronica contamina il Rock scrollandosi di dosso la mera ritmica delle sale da ballo. I due fratelli Sandison, sulle orme del precedente album The Campfire Headphase, tirano fuori un altro concept album che diventa un trip imperdibile.

Tomorrow’s Harvest, questo il titolo, questa la prospettiva di tutta una generazione. Cosa ci spetterà del domani? Quali frutti potranno raccogliere i nostri figli? Un album provocatorio che mette a nudo l’umanità contemporanea appiattendo e schiacciandone la visone di un futuro florido e rigoglioso sull’attuale scia della crisi globale. I nomi dei brani parlano chiaro e lasciano all’ascoltatore l’interpretazione visto che di testi c’è poca traccia. La strumentazione è un misto di sintetizzatori,  vintage/analogici e anche più moderni,  programmi computerizzati ed un uso maniacale di campioni, con l’inclusione anche di suoni naturali che generalmente a caratterizzano le loro opere. Il risultato è fluido e atemporale: ci si sente dentro una bolla di vetro immersi in un mondo disgregato. Non a caso è stata scelta la copertina dell’album. Ogni brano, in continuità col precedente, contribuisce a creare quest’atmosfera da film. “Gemini” è l’intro ed è impossibile non riconoscere in essa sonorità propriamente cinematografiche tipiche dei film di fantascienza, percettibili in realtà in tutto l’album. In “Sundown” possiamo vivere l’esperienza di un tramonto vissuto come fosse l’ultimo e in “Collapse” ascoltare il fruscio del vento e della desertificazione che avanza. “Sick Time” non ha bisogno di spiegazioni e racchiude in se il senso dell’intero LP. Questo Tomorrow’s Harvest è un lavoro che ha bisogno di molti ascolti per comprenderne le sfumature (sembra che contenga anche messaggi subliminali) e forse non per tutti sarà facile superare lo scoglio del primo, ma date retta a me, le parole non bastano a descrivere la portata di questo disco: va ascoltato e riascoltato assolutamente.

Un album Minimal, Down Tempo, che ci proietta in un futuro apocalittico, quasi post-atomico, come se i Boards of Canada volessero metterci in guardia su quello che ci aspetta se continuiamo ad inquinare, a chiuderci in noi stessi e a fregarcene. Perché non riusciamo più a stare nel presente e guardare al futuro. Un album forte, provocatorio, che potrebbe apparire cupo ma che poi nella sua musicalità ci lascia un barlume di speranza.

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