Tre Allegri Ragazzi Morti Tag Archive

Welcome 2019 [un po’ di dischi in uscita a gennaio]

Written by Novità

Deerhunter, I Hate My Village, Sharon Van Etten, Steve Gunn, Toro Y Moi e tanti altri

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #07.04.2017

Written by Playlist

Duracel | Puro Punk made in Italy

Written by Interviste

The Incredulous Eyes – Red Shot

Written by Recensioni

Una partenza moscia, con mood triste alla “Small Poppies” di Courtney Barnett, più  un nome e un immaginario grafico che rimandano ai Tre Allegri Ragazzi Morti; fatto sta che nella  testa tutte le mie ipotetiche aspettative si concretizzavano in un album dall’attitudine decisamente differente. Red Shot, invece, è un disco che spinge, che  inizia con una serie di tracce corte per poi maturare una complessità musicale in constante evoluzione nell’arco delle sue tredici canzoni. Rock di matrice che ricorda a  momenti i migliori Foo Fighters ma che assomiglia soprattutto ai Royal Blood con l’unico difetto di perdersi sporadicamente in qualche malinconico momento nickelbackiano. Musica da sottobosco indie, locali piccoli e sotterranei, concerti bui e bagnati di sudore, un posto di diritto nelle playlist “alternative” di Spotify. Gli Incredulous Eyes riescono a liberarsi anche da tipici stilemi che affliggono il Rock italiano offrendoci un prodotto dalle sonorità totalmente internazionali, impresa non così scontata nella nostra penisola, senza compiere nulla di eclatante ma presentandosi con un album di ottima fattura.

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La Band della Settimana: Blindur

Written by Novità

Blindur è un duo nato nella primavera del 2014 da Massimo De Vita (cantautore, polistrumentista e produttore) e Michelangelo Bencivenga (polistrumentista). Il duo napoletano nei primi 18 mesi circa di attività ha già collezionato più di 100 concerti tra Italia, Belgio, Islanda, Francia e Irlanda (prendendo parte ad importanti festival internazionali come ad esempio il Body and Soul a Westmeath), prodotto un Ep dal vivo “Casa Lavica live session”, vinto l’edizione 2014 del premio Donida, il premio Muovi la Musica 2014, il premio Nuova Musica Italiana 2015, il premio Pierangelo Bertoli 2015; il premio Fabrizio De Andrè 2015. Blindur è tra i 40 convocati per l’edizione 2016 di Musicultura. Ha aperto i concerti di numerosi artisti del panorama indipendente italiano come Tre Allegri Ragazzi Morti, Dellera, Dimartino, Giorgio Canali e Rossofuoco, Cristiano Godano, Il Disordine delle Cose, Iosonouncane, Dente.
Blindur ha collaborato in ambito internazionale con artisti irlandesi come Johnny Rayge con il quale ha realizzato un mini tour di 11 date in Italia nel novembre 2014, ha condiviso il palco con il poeta e cantautore canadese Barzin nella data napoletana del suo ultimo tour europeo, ha inoltre lavorato con Birgir Birgisson, storico fonico e produttore di Sigur Ros e non solo.
Il sound del duo si ispira alle atmosfere del Folk e del Post Rock, con un piede a Dublino e l’altro a Reykjavík.
Per quanto riguarda i testi invece, il riferimento è sicuramente la tradizione e la poetica del cantautorato italiano.
Nonostante siano solo 2 i musicisti in scena, il suono è ricco e articolato e l’ampio set up (chitarre acustiche ed elettriche, banjo, glockenspiel, effettistica ed elettronica minimale, cassa, rullante e tamburello, il tutto rigorosamente a pedale) contribuisce a dare la sensazione di stare ascoltando una band al completo.
Vincitori, lo scorso 5 marzo, del Premio Buscaglione 2016 e del Premio Tempesta Dischi sempre per “Sotto il cielo di Fred”, sono la Band della Settimana di Rockambula.

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Premio Amnesty International Italia Emergenti

Written by Eventi

“Dovresti Alzare il Volume” è il singolo di esordio di Sara Loreni

Written by Senza categoria

“Dovresti Alzare il Volume” è il singolo di esordio di Sara Loreni ed anticipa l’uscita imminente di Mentha (Maciste Dischi, 14 Settembre 2015). La produzione artistica del brano, così come di tutto l’album, è a cura di Martino Cuman (Non Voglio che Clara) e si presenta come una perla synth pop, pur strizzando l’occhio in maniera sapiente all’alternative rock di St. Vincent e Tune Yards. La regia del videoclip è stata affidata a Stefano Poletti (Baustelle, Tre Allegri Ragazzi Morti, Tricarico…).

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Ritorna Arenasonica Festival

Written by Senza categoria

Al via la XV edizione di Arenasonica, l’ecofestival gratuito dal 29 luglio al 2 agosto all’Arena Parco Castelli di Brescia.
Wire, Tre Allegri Ragazzi Morti accompagnati dalla Abbey Town Jazz Orchestra, Fast Animals and Slow Kids, Le Capre a Sonagli: ecco i nomi della XV edizione del festival Arenasonica, da mercoledì 29 luglio a domenica 2 agosto all’interno dell’Arena Parco Castelli di Brescia.
La Una manifestazione partirà il 29 luglio con Le Capre a Sonagli, che hanno dato alle stampe il nuovo disco, Il Fauno, lo scorso marzo. Si continua il 30 con i Fast Animals and Slow Kids, usciti lo scorso ottobre con Alaska, mentre il 31 è il turno di un nome di spicco della scena internazionale, Wire, in Italia per due sole date, che presenteranno il nuovo album omonimo, uscito lo scorso 13 aprile per Pink Flag Records.
Il primo agosto chiudono le danze i Tre Allegri Ragazzi Morti accompagnati dalla Abbey Town Jazz Orchestra per la presentazione del disco Quando Eravamo Swing, una rilettura in chiave swing dei successi del trio di Pordenone.
L’ultimo giorno del festival, il 2 agosto, è affidato alle band locali, in versione acustica.

Programma

Mercoledì 29 luglio
Palco acustico e area food: dalle 19
Main Stage: Le Capre a Sonagli
Opening act, dalle 21: Verbal + Sdang!

Giovedì 30 luglio
Palco acustico e area food: dalle 19
Main Stage: Fast Animals And Slow Kids
Opening act, dalle 21: Endrigo

Venerdì 31 luglio
Palco acustico e area food: dalle 19
Main Stage: Wire
Opening act, dalle 21: Dead Candies + Waka Waka

Sabato 1 agosto
Palco acustico e area food: dalle 19
Main Stage: Tre Allegri Ragazzi Morti & Abbey Town Jazz Orchestra

Domenica 2 agosto
Palco acustico e area food: dalle 19

INDICAZIONI STRADALI
IN AUTO: Autostrada A4 uscita Brescia Ovest – Tangenziale Ovest direzione Ospedale/Stadio. Il Parco Castelli si trova a ridosso della Curva Nord dello Stadio Mario Rigamonti.
IN TRENO: Nel Piazzale della Stazione di Brescia, prendere la Metropolitana direzione Mompiano, scendere alla fermata Europa. Seguire verso nord, il parco si trova a 500 mt.

CONTATTI
www.arenasonica.net
Facebook: www.facebook.com/arenasonica

Info line: +39 328 8433150
Mail: blodiorama@gmail.com

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Vincenzo Fasano – Fantastico

Written by Recensioni

“Questo album parla del cuore, dello stomaco che mi si stringe, del perdono e delle promesse, delle persone che diventeremo, della generazione che ride, del pianeta terra e della gioia dei colori. Questo album parla della felicità, si, della felicità. Ho la felicità e non ho paura ad usarla. Fantastico”. Vincenzo Fasano, cantautore mantovano di origini siciliane, parla così del suo secondo album, Fantastico, in uscita il 5 maggio per Eclectic Circus. Quattro anni fa il disco d’esordio, Sangue, che gli ha permesso di affacciarsi nella scena indipendente italiana e di aprire le date di Tre Allegri Ragazzi Morti, Riccardo Sinigallia, Nada, Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, Brunori Sas e una lunga lista di importanti realtà. Una garanzia sul valore artistico di Fasano che proprio sulla scia cantautoriale degli ultimi dieci anni si può collocare. Chitarra, voce e non solo. Un’analisi attenta e tagliente della realtà che lo circonda, con un po’ di “acido” che arriva dal suo bagaglio musicale e dalle sue passioni, il Folk come il Punk di fine Settanta. Voce graffiante per raccontare il suo mondo interiore e quello che c’è fuori, speranze e delusioni di un giovane uomo che – scriver nella sua biografia – si è laureato controvoglia in giurisprudenza, avendo, allo stesso tempo, l’occasione per vivere da vicino il sottobosco musicale e artistico di una città vivace come Bologna. Sì, di cantautori come Vincenzo Fasano ce ne sono diversi in giro, la “scuola italiana”, in questo senso, può contare su una nutrita schiera di suoi rappresentanti, con molti Fasano ha diviso il palco, qualcuno ha messo anche lo zampino nei suoi lavori (Sinigallia, Gionata Mirai, Dino Fumaretto). C’era bisogno di un altro alfiere? Difficile dirlo così, di sicuro c’è bisogno di cose fatte bene. E questo album è fatto bene,

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Winona

Written by Interviste

Vi presentiamo i Winona, band carpigiana dalle influenze Alternative/Rock-Emo. Non preoccupatevi se dopo la lettura dell’intervista vi ritroverete con le farfalle nello stomaco; perchè il nuovo album dei Winona, Fulmine, è nato proprio per questo. Il full-lenght di debutto della band disponibile dal 14 marzo ha come intento quello di rilasciare un’energia improvvisa, un cambiamento rapido e irreversibile. Perciò, lasciatevi catturare da questa lettura con in sottofondo l’ascolto in streaming dell’intero album:

Ciao ragazzi benvenuti sulle pagine di Rockambula. Presentatevi ai nostri lettori che ancora non vi conoscono.
Ciao a tutti ragazzi e ragazze, noi siamo i Winona ma anche Mors alla chitarra e alla gola, Frank ai fustini del Dash e Marco al basso, nonostante sfiori i due metri. Siamo anche pessimi con le definizioni: il nostro sound mescola influenze di alt rock italiano, garage e emo di metà anni ’90. Suoniamo insieme da tanto (aprile 2009) ma siamo amici da ancora di più, essendoci conosciuti in piena esplosione puberale tra i banchi di scuola. Dopo un paio di anni in sala prove, abbiamo registrato e autoprodotto un ep, Letargo, che nonostante non sia stato promosso o pubblicizzato in alcun modo ci ha concesso, zitti zitti, di suonare con band come Tre Allegri Ragazzi Morti, Fast Animals and Slow Kids e tanti altri, oltre che a gironzolare qua e là per tutto il nord Italia.mNel 2014 abbiamo iniziato a lavorare, in co-produzione col producer e compositore Federico Truzzi al nostro primo full lenght, Fulmine, uscito per Seahorse Recordings il 16 marzo di quest’anno.

Come è andato il release party al Mattatoio del 14 marzo? O meglio come è stato portare sul palco il vostro lavoro?
Assolutamente una gran bella festa. E’ stato meraviglioso vedere riuniti nello stesso posto amici di vecchia data, conoscenze più recenti fatte sui palchi emiliani, tante persone incontrate durante questo lungo viaggio con i Winona, tutti a cantare con te i brani che già conoscono ed entusiasmarsi per quelli non ancora sentiti. Un grande senso di unità, di affetto, di calore: un modo per voltarsi indietro e ringraziare profondamente tutti quelli che ci hanno aiutato e sostenuto fino ad ora per trovare lo slancio, ora, di guardare avanti, di gettarsi nel mondo, o almeno speriamo. In tutti questi anni, il mattatoio è stato una culla per noi, sia come musicisti sia come persone: è dove andiamo a bere una birra, dove stiamo insieme, dove facciamo festa, ma è anche il posto che ci ha forgiato come ascoltatori. Il palco dove andavamo a sentire quella musica indipendente – ma indipendente sul serio, mica cazzi – che ha contribuito alla formazione della nostra coscienza di musicisti.mEssere parte di questo anche dall’altra parte è stato assolutamente magico.

Il singolo che apre le danze e che avete voluto presentare per primo è Lazzaro, come mai la scelta è ricaduta su questo pezzo?
Frank dice sempre che Lazzaro è il brano più rappresentativo dei Winona, e per alcuni versi non posso che dargli ragione. Di certo, è la miglior realizzazione del sound che cercavamo mentre muovevamo i primi passi in quello che sarebbe diventato Fulmine, quello che più si avvicina a quello che avevamo in mente quando abbiamo cominciato a lavorarci su: per questo lo abbiamo scelto, perché sarebbe stato secondo noi un ottimo biglietto da visita per le intenzioni dell’album. Poi il disco ha preso anche strade diverse, e di questo non posso che essere orgoglioso. Mi piace pensare che questo non sia il miglior brano del disco in senso assoluto, anzi ancora che non ci sia un miglior brano: vogliamo giocare con colori e atmosfere, portarti prima in un posto poi in un altro, farti fare un viaggio. E un bel viaggio è fatto anche di panorami diversi.

Ascoltando il vostro disco c’è un costante utilizzo di metafore, c’è un messaggio in particolare che volete mandare a chi vi ascolta o appunto questo linguaggio non esplicito è utilizzato appositamente per poter dare diverse interpretazioni del pezzo?
Credo che le cose coesistano nell’insieme dei testi: ci sono brani più espliciti, dove l’espressione diretta e la necessità di comunicare prevalgono su ogni cosa; certe canzoni proprio non possono lasciare spazio ad ambiguità o fraintendimenti, bisogna prendere una posizione e avere il coraggio di farlo chiaramente. In altri momenti, invece, privilegiamo immagini dall’interpretazione più ampia: a volte è un po’ di pudore a giustificare la scelta, a volte proprio il desiderio (segreto) di essere fraintesi, magari aprire una discussione su cosa cercavamo di dire. Mi rendo conto che questo contraddice le canzoni esplicite, ma credo anche che ci sia spazio per entrambe le tendenze: anche spingere gli ascoltatori a discutere sull’interpretazione è un modo per far riflettere, forse più efficace che imporre un punto di vista univoco.

Dalla vostra formazione allo stato attuale come sono maturati i Winona musicalmente? Avete seguito sempre la stessa linea?
Sì, nel senso che il nostro è stato un processo lineare, senza svolte brusche, ma in evoluzione costante e continua. Chi ha potuto ascoltare i brani di Letargo se ne sarà di sicuro accorto: il nostro sound è cresciuto nel tempo, si è inspessito, ha preso energia nel corso dei due anni in cui abbiamo portato in giro quei brani. Riguardando qualche video – o qualche registrazione in presa diretta – dei primi concerti di quel disco non ha niente a che vedere col modo in cui continuavamo a suonarli nel periodo in cui stavamo lavorando a Fulmine. Ogni volta che ci trovavamo a suonare si imponevano modifiche e correzioni, e quelle stesse poi incidevano anche sulla produzione dei brani che stavano scrivendo e registrando in quel periodo. Un bel circolo virtuoso.

Concludiamo lasciando a voi le ultime righe per salutare i nostri lettori e capire quali sono i vostri prossimi passi.
Di certo portare in giro questo disco il più possibile! Nonostante questo, il processo creativo non si ferma. Non è che puoi decidere quando scrivere musica e quando no, o perlomeno io proprio non ce la faccio. Mi siedo sul letto a studiare il mio strumento, ripasso qualche arpeggio e via, le dita partono per la loro. Ogni tanto mi dico: “Questa roba non è niente male”. Spero solo di riuscire a gestire questa doppia necessità … che altro aggiungere?! Ciao a tutti e speriamo di risentirci (e farci risentire) il più presto possibile.

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Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere – Tutto

Written by Recensioni

Fate un esperimento. Andate sulla loro pagina Fecebook e leggete come si descrivono. Poi andate a cercare e sentire la loro musica sul bandcamp dove hanno messo a disposizione gratuitamente il loro disco, Tutto. Troverete che si descrivono come un Power Trio che fa nuovo Punk italiano. Si collocano tra i Nirvana e Rino Gaetano, ma è ovvio andare a pensare ai Verdena quando il lettore inizia a macinare note. Fabrizio (chitarra e voce), Enrico (batteria) e Cristiano (basso) sono Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere,  e vengono da Piacenza. Applicano l’italiano a un Rock dal sapore internazionale. Quattro versi (i testi sono a disposizione sul bandcamp) ripetuti in un loop straniante, ma non ossessivo. Non perché “così che ci vuole a scrivere canzoni?”, ma perché in quattro frasi si può racchiudere l’essenza del racconto, l’immagine o la sensazione che si vuole trasmettere. Punk in questo, (inevitabile, per certi versi, andare a pensare ai Tre Allegri Ragazzi Morti) essenziali fino al midollo, ma non banali. Fabrizio canta con voce graffiata su un giro che è pronto ad esplodere. Come se si dovesse trattenere, perché è la musica a dare l’intensità adeguata al messaggio. Da sentire e risentire, senza lasciarsi fregare dal primo ascolto. Se non vi colpiscono subito, non vi fidate della prima impressione, del resto ceci n’est pas une musique commerciale. Parola di Sacerdotesse.

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I Giorni dell’Assenzio

Written by Interviste

Intervista a Mattia De Iure, voce e chitarra de I Giorni dell’Assenzio, Power trio abruzzese che si sta facendo spazio nel grande mondo della musica Indie italiana. Un ringraziamento speciale a Mattia e a tutto lo staff della Ridens Records per la disponibilità e la collaborazione.

Partiamo con una domanda inerente il titolo del vostro primo cd: ma la solitudine è davvero così immacolata?
La prima domanda è sempre la più difficile… Comunque risponderei sì, perché volevamo dare appunto l’idea di questa solitudine “immacolata”, nel senso che non è stata violata, che è pura da un certo punto di vista, la più profonda che ci sia; inoltre c’è anche l’assonanza con l’Immacolata Concezione che è un tema che ricorre, come quello della sacralità, della ricerca del divino, che è ricorrente anche nel disco; un po’ velato, ma c’è… Inoltre era anche il filo conduttore di tutti i pezzi per cui ci è venuto spontaneo intitolare così il nostro primo disco. Che poi è una cosa che mi è sempre suonata in testa, anche dalla canzone “Immacolata”, il singolo, in cui volevo raccontare questa storia di profonda solitudine tramite l’amore, che è la cosa più pura che ci sia.

A chi vi ispirate per scrivere i vostri brani?
Tendenzialmente la nostra ispirazione general un po’ come sound, un po’ anche come scrittura volendo, è un po’ una mediazione tra i gruppi cosiddetti Power trio della scena anni novanta tipo Nirvana ma anche più moderni tipo Placebo, Muse; essendo poi noi italiani ci piace menzionare anche tutti i gruppi della scena indipendente nostrana tipo Teatro degli Orrori, Ministri, Gazebo Penguins e soprattutto Verdena, di cui siamo tutti e tre super fans. E’ quindi una mediazione fra tutte le cose che ci piacciono, che alla fine sono anche un po’ diverse e cerchiamo di tirarne fuori il meglio.

Quindi nel gruppo i gusti sono gli stessi?
C’è il fondo, lo zoccolo comune che è quello che ti ho appena detto, ma poi in realtà tutti ascoltiamo tantissime altre cose, il batterista spazia dal Metal all’Elettronica, la bassista dal Reggae al Dub e io più o meno la stessa cosa.

Domanda provocatoria (riferito a un verso di “Immacolata Solitudine”): ma le borse finanziarie sono davvero morte o c’è speranza per la nostra economia?
Per la nostra economia non credo che ci sia speranza; ho voluto mettere proprio le borse finanziarie perchè secondo me sono l’emblema della decadenza della società; la finanziarizzazione dei mercati secondo me è stata la cosa più stupida che l’uomo abbia mai fatto (ma questo è un mio commento personale).

Le canzoni si dice che siano come figli… voi avete il vostro prediletto?
Non in particolare; diciamo che ci piace tutto il disco; io personalmente sono legato particolarmente a una canzone che è “Rivoluzione”, che la sento un po’ di più anche quando la suoniamo live.

Il Power trio è una formazione abbastanza insolita in Italia… Non vi sentite penalizzati nei live a non avere per esempio un altro chitarrista con voi sul palco (è chiaro che magari sul disco si possono fare anche sovraincisioni, ma live no…)?
Secondo me la cosa che ci è piaciuta di più da quando è iniziato il progetto è stata proprio questa, sperimentare mentre si suona in tre, poi su disco è ovvio che ci sono più chitarre ed arrangiamenti diversi; ci piace molto giocare sugli arrangiamenti nei live che sono tutt’altra cosa pur mantenendo la stessa base sonora.

La dimensione live vi appartiene… ma in studio il disco suona davvero bene… ha degli arrangiamenti davvero ben curati… Voi dove vi vedete meglio sul palco o in studio?
Innanzitutto grazie del complimento! Sinceramente ci vediamo meglio sul palco; fare dischi è bellissimo perché vedi la dimensione finale delle canzoni, forse è pure un po’ più complicato, ma devi solo entrare un attimo nell’ottica, perché è difficile da fare subito ma per fortuna ci hanno aiutato molto i ragazzi dell’etichetta (la Ridens Records), soprattutto il produttore Paolo Paolucci.

In “Radioattività” la voce principale è quella di Tania… Nel futuro potrebbe esserci anche più spazio per lei alla voce? Per quanto mi riguarda ha superato a pieni voti la prova…Tu che dici?
Sì decisamente… Tra l’altro quel testo l’ha scritto anche lei; quindi se lei deve cantare un pezzo è meglio che canti le sue cose perché sono più sentite.

Avete aperto per gruppi importanti quali Meganoidi e Lo Stato Sociale (per menzionarne alcuni)… cosa pensate della musica indie in Italia?
Abbiamo fatto tantissime aperture e con alcuni gruppi si è creato anche un rapporto umano (mi viene da aggiungere a quelli menzionati almeno Gazebo Penguins, Tre Allegri  Ragazzi Morti e Teatro degli Orrori); la cosa che più mi piace dell’Indie italiano è proprio che con la maggior parte di loro riesci anche a legare.

Nel disco ci sono anche ospiti quali Ivo Bucci dei Voina Hen, Luca Di Bucchianico del Management del Dolore Post Operatorio, Monica Ferrante dei Mom Blaster (altro gruppo prodotto da Ridens Records). Come sono nate queste collaborazioni?
Sono tutti amici nostri che conoscevamo anche al di fuori dell’ambito musicale; inoltre volevamo fare un disco che coinvolgesse un po’ tutta la scena locale anche perché suonando da un paio di anni nella scena frentana ci è sembrata una cosa naturale che collaborassero anche loro.

Dove vi vedete fra dieci anni?
Spero a suonare il più possibile.

Sempre con la stessa formazione, con tanti dischi e tanti live alle spalle?
Sicuramente! La stessa formazione? Beh, la base spero rimanga sempre quella ma non escludo l’aggiunta di qualche elemento in futuro… Dipenderà da quello che scriveremo…

Progetti in cantiere?
In primis il secondo singolo , che dovrà tra l’altro uscire fra poco, poi un secondo disco in studio (siamo già in fase di scrittura io e gli altri) ed infine stiamo cercando di continuare a preparare e, perché no, a migliorare i nostri live perché è una cosa a cui teniamo molto.

Qualche data importante?
Sì, abbiamo suonato di recente a Parma il 31 luglio, ma il calendario è sempre in continua evoluzione per cui seguiteci sul nostro sito ufficiale e sulla nostra pagina Facebook!

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