Tom Waits Tag Archive

‘Chi suona stasera?’ – Guida alla musica live di novembre 2018

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Iceage, Beach House, Mamuthones, Any Other, The Flaming Lips… Tutti i live da non perdere questo mese secondo Rockambula.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #19.02.2018

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The Somnambulist – Quantum Porn

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #17.03.2017

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Chi suona stasera – Mini guida alla musica live | Gennaio 2017

Written by Eventi

“Chi suona stasera?”. Sarà capitato ad ogni appassionato di musica live di rivolgere ad un amico o ricevere dallo stesso questa domanda. Eh già, chi suona stasera? Cosa c’è in giro? Se avete le idee poco chiare sugli eventi da non perdere non vi preoccupate, potete dare un’occhiata alla nostra mini guida. Sappiamo bene che non è una guida esaustiva, e che tanti concerti mancano all’appello. Ma quelli che vi abbiamo segnalato, secondo noi, potrebbero davvero farvi tornare a casa con quella sensazione di appagamento, soddisfazione e armonia col cosmo che si ha dopo un bel live. Ovviamente ci troverete dei nomi consolidati del panorama musicale italiano ed internazionale, ma anche tanti nomi di artisti emergenti che vale la pena seguire e supportare. Avete ancora qualche dubbio? Provate. Non dovete fare altro che esserci. Per tutto il resto, come sempre, ci penserà la musica.

DEAD CAT IN A BAG
03/01@ ‘Na Cosetta, Roma
04/01@ Scumm, Pescara
05/01@ Mr. Rolly’s, Vitulazio (CE)
06/01@ Freedom Book and Music Bar, Bellizzi (SA)
07/01@ Bar Chupito, Perugia
Gipsy-Folk, Blues e canzone d’autore, su queste coordinate, e su tonalità il più delle volte piuttosto scure, si muove la band torinese con la sua grande intensità e la sua cospicua strumentazione. I loro spettacoli sono molto teatrali ed appassionati, calore che spesso accompagna anche a momenti divertenti. Se amate Tom Waits, Leonard Cohen e le carrozze gitane esserci è d’obbligo.
 [ascolta]  

ALA.NI
06/01@ Biko, Milano
You & I è il disco d’esordio di quest’artista paragonata a Billie Holiday, un lavoro Jazz, Soul-Blues triste, poetico e disteso. La sua musica è stata resa disponibile su particolari formati come cilindri di cera e carillon in miniatura; la cantante londinese si esibisce con un microfono del 1930 ed imbraccia una Gibson del 1966. Un piacevolissimo viaggio a ritroso nel tempo.
 [ascolta] 

REV REV REV
07/01@ Glue, Firenze
Il quartetto di Modena ha pubblicato lo scorso 19 Febbraio il suo secondo album, Des Fleurs Magiques Bourdonnaient uscito per Kinotone Records. La band propone sonorità Shoegaze psichedeliche e rumoristiche, al classico muro di suono che il genere richiede si affianca una notevole consapevolezza dei propri mezzi. Anche la stampa estera si è accorta di loro e la band ha da poco concluso un tour tra Francia, Belgio e Inghilterra.
Uno dei più promettenti nomi nuovi della musica italiana.
 [ascolta] 

C+C=MAXIGROSS e MILES COOPER SEATON
06/01@ Laboratorio I’M, Alabno Terme (PD)
07/01@ Bronson, Ravenna
14/01@ Mu, Parma
21/01@ Serraglio, Milano
26/01@ Locomotiv Club, Bologna
27/01@ Sound Music Club, Frattamaggiore (NA)
28/01@ Tender, Firenze
Ultime date per il Fluttarn tour del collettivo psichedelico veneto che si chiuderà a Verona il prossimo 11 Febbraio. Durante questi appuntamenti la band sarà accompagnata dal polistrumentista californiano leader degli Akron/Family, avremo dunque sul palco un sestetto che ci offrirà le sonorità che negli ultimi anni hanno fatto diventare la band veneta un piccolo oggetto di culto. Una formazione in continua crescita e con ormai una grande esperienza live.
 [ascolta] 

STRAIGHT OPPOSITION
07/01@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
14/01@ Brancaleone, Roma per Questa é Roma
La band Hardcore proveniente da Pescara, attiva da oltre un decennio, nel corso della sua esistenza ha cambiato numerosi componenti maturando un sound che ha via via guadagnato molto nelle parti ritmiche senza perdere nulla in esplosività e rabbia. Ci aspettiamo live incendiari, a Pratola con Rake-Off e Remains in a View, a Roma con una miriade di altre formazioni tra le quali Abrasive Wheels e Nabat.
 [ascolta] 

THE SADDEST LANDSCAPE
11/01@ Ligera Club, Milano
Emozionale band Post Hardcore statunitense che festeggerà i 15 anni di attività con un tour che li vedrà passare anche dall’Italia per una data. Per celebrare questo anniversario la formazione ha dato alle stampe Declaring War On Nostalgia, un triplo album di 34 tracce, provenienti da vari split, demo ed Ep incisi in questi anni, che comprende anche un buon numero di inediti.
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AMYCANBE
13/01@ Circolo Dong, Recanati
14/01@ Movimento, Caserta
15/01@ Rumorerosa, Eboli
Tre le date per godere del raffinato Alt. & Dream Pop di stampo bristoliano, che non disdegna passaggi più Folk, della band romagnola. Giunti con Wolf, nell’Aprile del 2015, alla loro terza fatica sulla lunga distanza sono ormai una delle certezze della musica nostrana ed aggiungiamoci pure che la voce di Francesca Amati è sempre un gran bel sentire. Non mancate.
 [ascolta] 

FILIPPO GAMBETTA and EMILYN STAM
13/01@ Rusjan, Gorizia
14/01@ Cressi – Anche i Grandi Crescono, Cercivento (UD)
20/01@ La Claque, Genova
21/01@ Circolo Arci Via D’Acqua, Pavia
28/01@ Folk Club, Torino
Filippo è sublime compositore d’organetto, figlio del grandissimo chitarrista Beppe Gambetta, mentre Emilyn, canadese, è ottima pianista, violinista e fisarmonicista. I due, conosciutisi durante la registrazione del disco A Million Stars del compositore canadese Oliver Schroer, propongono piacevolissime ballate Folk tradizionali ed originali e presentano Otto Baffi, quarto disco in studio di Filippo.
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KUF
14/01@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
Giovanissima band ravennate che ha pubblicato nel 2015 il suo esordio Via Trieste ed è attualmente a lavoro per la registrazione del nuovo album. La promettente formazione vincitrice dei contest Around the Rock e X-Ray Live Festival propone un Rock piuttosto carico e tirato.
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VIJAY IVER & WADADA LEO SMITH
15/01@ Teatro Manzoni, Milano per Aperitivo in Concerto (inizio live ore 11)
Il trombettista Wadada Leo Smith è tra i musicisti più influenti in ambito Free e Avant Jazz, Vijay Iver è pianista e violinista d’estrazione classica, da qualche anno tra i nomi più importanti del Jazz contemporaneo. I due hanno pubblicato per ECM nel Marzo scorso A Cosmic Rhythm With Each Stroke, disco la cui suite principale, dedicata all’artista indiana Nasreen Mohamedi, è stata commissionata dal Metropolitan Museum di New York. Live da non perdere.
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MADS EMIL NIELSEN
18/01@Standards, Milano
Il compositore elettronico sperimentale danese, fondatore della casa discografica Arbitrary, sarà questo mese in Italia per una data. Sono brevi campioni orchestrali e percussivi, loop e variazioni di frequenza a caratterizzare il lavoro di questo ottimo artista che dividerà il palco con Sebastiano Carghini. Irrinunciabile.
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MARLENE KUNTZ
19/01@ Crazy Bull, Genova
20/01@ New Age Club, Roncade (TV)
21/01@ Bronson, Ravenna
26/01@ Hiroshima Mon Amour, Torino
27/01@ Druso, Bergamo
28/01@ Arci Tom, Mantova
Parte questo mese, ed andrà avanti fino a Marzo, il tour per celebrare il ventennale dello storico secondo album della band piemontese Il Vile (da poco ristampato in vinile con una tiratura limitata di 700 copie ed accompagnato dal dvd Petali di Candore, documentario del 1997 per l’occasione arricchito di contenuti extra). Probabilmente il loro lavoro più duro, scuro, distorto e viscerale, un importantissimo pezzo della storia del Rock, veramente alternativo, del nostro paese.
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TOMAGA
18/01@ Superbudda, Torino
19/01@ Galleria Frittelli – Tempo Reale, Firenze
20/01@ Mumble Rumble, Salerno
21/01@ Teatro Royal, Bari
22/01@ Efesto House, Bologna
Progetto di Tom Ralleen e Valentina Magaletti (già insieme negli Oscillation) che propone una musica ricchissima di ricerca ed improvvisazione muovendosi tra Minimalism, Industrial, Free Jazz, Psych, e Noise. Il duo ha pubblicato lo scorso Settembre The Shape of the Dance per l’etichetta Bisontin Hands in the Dark. Affascinanti e assolutamente imperdibili.
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CHROME
20/01@ Freakout Club, Bologna
21/01@ Spazio Aereo, Venezia
Dopo la collezione di old tapes che Helios Creed aveva registrato in compagnia del compianto Damon Edge ai tempi del mitico Half Machine Lip Moves, pubblicata nel 2013, ed il ritorno in studio con nuovi collaboratori l’anno successivo, la band si appresta a dare alle stampe Techromancy, nuovo album che dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2017. Le sperimentazioni tra Post Punk, Wave, Space Rock e Industrial ne fecero dei grandissimi innovatori; a questi due appuntamenti con uno dei nomi più importanti del sottobosco americano è vietato mancare.
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THE VIBRATORS
21/01@ Spazio Polivalente, Caramagna Piemonte (CN)
22/01@ Freakout Club, Bologna
Due date per la storica formazione Punk-Rock britannica durante questo primo mese dell’anno. Autori di un paio di album molto importanti, tra i quali l’esordio Pure Mania considerato fondamentale per il genere, sono ancora oggi, con quarant’anni di attività alle spalle, una delle più incendiarie live band nel loro ambito. Non solo per nostalgici.
 [ascolta] 

CARLA DAL FORNO
25/01@ Black Market, Roma
26/01@ Standards, Milano
27/01@ Visionario, Udine per Dissonanze
28/01@ Covo Club, Bologna
Quattro date per la cantautrice australiana di base a Berlino a supporto del suo You Know What it’s Like pubblicato da Blackest Ever Black (Tropic of Cancer, Vatican Shadow, Lustmord, Prurient, Raime e tanti altri). Il Pop-Wave elettronico, minimale e dalle atmosfere decadenti unito alla voce, algida e gotica, della Dal Forno porta a soluzioni scure, astrali. Un esordio particolare e per certi versi cinematografico, piuttosto interessante anche nei brani esclusivamente strumentali. Ci aspettiamo un live affascinante.
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CUMMI FLU
26/01@ Mr. Rolly’s, Vitulazio (CE)
27/01@ Loop, Osimo (AN)
28/01@ Clan Destino, Faenza (RA)
Il duo formato dall’eclettico Oliver Doerell e da Lady Ived, ballerina e cantante indiana, porterà la sua elettronica downbeat ed i suoi collage sonori etnici, acidi e psichedelici (eseguiti con strumenti costruiti in casa) nel nostro paese per 3 date che si preannunciano veramente molto particolari e stuzzicanti. Non lasciateveli sfuggire.
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VEIL OF LIGHT
27/01@ Grotta Rossa (Spazio Pubblico Autogestito), Rimini
28/01@ Blah Blah, Torino
Mr. M ha pubblicato lo scorso Settembre Ursprung, secondo full length di questo progetto. Il musicista svizzero propone oscure sonorità di matrice Synthwave che non fanno mancare stilettate Industrial, Post-Punk e Shoegaze ad aumentarne ulteriormente il peso e la tensione. Un live tenebroso e suggestivo al quale suggeriamo di non mancare.
[ascolta] 

MUGLI
28/01@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
Progetto di Marco Africani che ha autoprodotto il suo Tutte Cose, disco accompagnato da una serie di video piuttosto particolari. Il suo The Mugli Animal Show è suddiviso in tre parti: la prima descrive il meccanismo e la struttura del linguaggio, nella seconda si entra in un nuovo livello di coscienza, nell’ultima a questa nuova consapevolezza vengono esposti gli ostacoli. Musicista e paroliere ironico e originale.
 [ascolta] 

THE FLAMING LIPS
30/01@ Alcatraz, Milano
La storica band Alt. & Psych Rock americana capitanata dal carismatico e smisurato Wayne Coyne darà alle stampe il prossimo 13 Gennaio Oczy Mlody, disco dal quale sicuramente durante questo concerto non mancheranno estratti che si andranno ad affiancare a parte dei tanti e formidabili titoli della formazione. Dal vivo questi ragazzacci sono un carnevale, uno spettacolo nello spettacolo. Non mancate, e magari per raggiungere i loro livelli di follia fatevi un goccio di Brainville Rye Whiskey.
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Esce per la Black Vagina Records SUPERFREAK! di Belly Hole Freak

Written by Senza categoria

Con la magniloquenza e l’eleganza che da sempre contraddistingue la totalità del suo staff, la Black Vagina records rende noto l’ingresso nella grande famiglia capitanata dal presidente Spike – il primo cane meticcio a capo di un’etichetta discografica – di Belly Hole Freak, bluesman influenzato dal delta blues, dal primo swing dixieland con un’attitudine rock’n’roll ispirato da artisti come Howlin Wolf, Captain Beefheart, Robert Johnson, Tom Waits, in occasione dell’uscita su vinile e cd di SUPERFREAK!, prevista proprio per il 20 marzo, con formato digitale e preorder già disponibile su Bandcamp. Accusato in passato di aver ricoperto un ruolo fondante in una trattativa internazionale nell’ambito del contrabbando di orzo e malto per la liberalizzazione del whiskey in quei paesi ancora afflitti dalla terribile piaga del proibizionismo, Belly Hole Freak ha visitato negli ultimi anni numerose taverne che lo hanno ospitato durante le tappe del suo lungo viaggio a scopi umanitari e che sono diventate scenario di imperdibili concerti, durante i tre tour europei tra Italia, Svizzera, Austria, Francia, Belgio, Germania. In questo 2015, il bluesman tornerà on the road con nuove date nei territori sopra citati, partendo da Perugia e Foligno, rispettivamente il 19 e il 20 marzo. L’intento del progetto è quello di usare un linguaggio teatrale mescolato alla musica comunicando attraverso parole “nonsense” spingendo l’ascoltatore a creare il proprio testo o il proprio tema, guidato dall’interpretazione dell’artista e dalla sensazione che prova al momento . “Immagina un mimo che inizia a parlare senza però conoscere alcuna parola, dagli una chitarra, uno stomp, un microfono, pensa ad un vecchio circo degli anni 30 e la sua atmosfera surreale… Potresti aver incontrato Belly Hole Freak che urla e ride tra la folla.”

19/03/2015 – Perugia (ita) – T-Trane
20/03/2015 – Foligno (ita) – Zut – “Superfreak “Release Party !
21/03/2015 – Piacenza (ita) – Sound Bonico
24/03/2015 – Zero branco (ita) – Altroquando
27/03/2015 – Rovereto (ita) – Toma Bar
28/03/2015 – Innsbruck (Austria) – Flat Party !
29/03/2015 – San Gallen (CH) – Rumpeltum
30/03/2015 – winterthur (CH) – Monomontac @ Portier
01/04/2015 – Zurich (CH) – Bar 3000
02/04/2015 – Ins (CH) – Schuxenhaus
03/04/2015 – Lusanne (CH) Porno Diesel
04/04/2015 – Luzern (CH) Bruch Brothers
07/04/2015 – Nancy @ le bon temps
08/04/2015 – Metz (FRA) @ 7(7) Café
09/04/2015 – Reims (FRA) L’excalibur
11/04/2015 – Amiens @ Le mosquito
13/04/2015 – Paris (FRA) bar de sports
14/04/2015 – Maubeuge (FRA) @ La Monkey Factory
15/04/2015 – Caen (FRA) @ café sauvage
17/04/2015 – La luvière (Belgium) – La Taverne du Théâtre
18/04/2015 – Bruxelles (Belgium) – Eno Atelier
22/04/2015 – Leeuwarden (Holland) @ Mukkes
23/04/2015 – Schoonhoven (Holland) @ De Bastille
24/04/2015 – Berlin (Germany) @ Salon Remise
25/04/2015 – Erfurt (Germany)@ Tikolor
27/04/2015 – Vienna (Austria) @ Fluc
29/04/2015 – Basel (CH) @ Roxy Bar
30/04/2015 – Biel (CH) – Café du Commerce
01/05/2015 – Vernier (CH) – Kultur centrum
02/05/2015 – Vevey (CH) @ le bout du monde
03/05/2015 – Basel (CH) @ Grenzwert

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“Vladimiro (È Sotto Shock!)”, il nuovo video di Sergio Zafarana

Written by Senza categoria

Il videoclip del singolo “Vladimiro (È sotto shock!)” tratto dall’EP Zafarà, primo progetto solista del siciliano Sergio Zafarana, co-prodotto dall’etichetta indipendente Muddy Waters Musica e registrato ed arrangiato da Aldo Giordano presso il Rec-Studio. Sergio Zafarana è siciliano e scrive musica da che ne ha memoria. È chitarrista e lead vocalist in diversi progetti. Zafarà è il suo esordio da solista. Ha collaborato, tra gli altri, con Cesare Basile e Daniele Coluzzi (Io non sono Bogte). Tra molte esperienze artistiche, di alcune va particolarmente fiero: il premio “Città di Milano” nella rassegna Rock Targato Italia, con Deaprimavera; il premio della critica al festival Risonando De André, con i Trifase; l’EP Storie all’Ombra dei Grattacieli, il brano “A Sara non Piace Viaggiare”, registrato presso il Metropolis studio di Lucio Fabbri. Il suo stile è fortemente influenzato da bevitori dalla voce roca (Tom Waits, Vinicio Capossela), da poeti estinti (Fabrizio De André, Giorgio Gaber), da milanesi capelloni (Afterhours, Paolo Benvegnù), da incalliti sperimentatori (Radiohead).

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Colpi Repentini – Arriva Lo Zar

Written by Recensioni

Sei belle canzonette di Pop d’autore per spazzare via la banalità. Tanta intelligenza, sia nelle liriche che negli interessantissimi intrecci musicali, in questo EP dei milanesi Colpi Repentini. La band è di giovane formazione ma questo Arriva Lo Zar definisce bene la rotta del quintetto. “Brucio la Città” è l’inizio festaiolo e funkettone con un ritornello aperto ed epico che non dista molto dalle melodie di Cesare Cremonini. Un pizzico di teatralità e un suono un po’ chic, che pare certamente più ironico che snob. Gli ingredienti sono innumerevoli e lo dimostra anche la title track “Arriva lo Zar”, testo senza troppo criterio e suono retrò dove il piano domina la cavalcata fino all’arrivo dell’inatteso chitarrone (troppo?) distorto. In ogni caso il mix è vincente e le canzoni sono storie nonsense ma divertenti, con quella patina che le rende chic e terribilmente “milanesi”. Anche quando i ritmi calano in “Non ti ho Persa Mai” il pacchetto rimane compatto e anzi guadagna in intensità.

Senza contorcersi in complicazioni i Colpi Repentini si destreggiano bene tra l’essere piacioni e ricercati. Una sezione ritmica mai scontata e la grande espressività nella voce di Alessio Piano, che spesso sembra al servizio della musica più che delle parole, fondendosi bene con gli altri strumenti. Un ottimo collante. “Il Diavolo (da Lui si Presentò)” è una danza scura, un po’ Fred Buscaglione e un po’ Tom Waits con un finale quasi Hard Rock. Una sana dose alcolica per sciogliere gambe e cervello. “Un’Ottima Giornata” chiude l’EP. Spensierata e rilassata (a parte il video tremendo che la accompagna), la canzone rimane un buon singolo per farsi conoscere sebbene non risalti in pieno le potenzialità e il sapore variegato della band, meglio espresso in tutto il resto del prodotto. Niente per cui gridare al fenomeno. Ma questa band è un ottimo esempio di come la musica italiana possa essere colta e presentare innumerevoli sfaccettature. Senza dimenticarsi di essere semplice e bella.

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Le Superclassifiche di Rockambula: Top Ten anni Ottanta

Written by Articoli

80

Esiste un decennio più controverso degli anni 80? Ed esiste un modo peggiore di iniziare un articolo che con due domande retoriche? Ovviamente (altrimenti non sarebbe una domanda retorica) la risposta è no in entrambi i casi.

Gli anni Ottanta per gli ultra trentenni come me sono gli anni più straordinari che ci siano, quelli vissuti nel pieno della fanciullezza ma che avremmo navigato magicamente anche nella decade seguente, per l’ovvio ritardo con il quale il nostro paese ne ripresentava le tendenze, anche cinematografiche e musicali. È stato per noi il decennio ammaliante che ci ha fatto diventare quello che siamo, straordinario e favoloso perché, pur se ben saldo nella memoria, ha un sapore di tempi antichi, passati, andati per sempre. Dieci anni in sospeso, ambigui che nella musica ma anche nel cinema, nella moda, nel costume, nella politica, in tutto insomma, hanno toccato gli estremi più lontani che si potessero immaginare.

Erano gli anni di “Video Killed the Radio Star” e quelli di “Luna”, di “Enola Gay” e di “Gioca Jouer”, di Falco e Miguel Bosè, di “Vamos a la Playa” e “Vacanze romane”, gli anni di Raf, di Madonna e i Duran Duran, di “Take on me” e Gianna Nannini, de “La Bamba” (la canzone), Nick Kamen e Jovanotti che faceva il verso ai rapper americani e poi Francesco Salvi con le sue canzoni ultratrash. Gli anni 80 sono stati per molti la decade trash per eccellenza e anche se tanta della sua spazzatura oggi è considerata oggetto di culto, fu anche un decennio colmo di musica eccezionale. La nostra classifica prova a darvene un esempio.

Al primo posto si piazza Bleach l’album che non solo ci consegnò una delle più grandi band e dei più amati, imitati e adorati cantanti di sempre, una leggenda vera ma pose anche le basi per una delle ultime rivoluzioni del Rock che esplose poi nei 90. Subito dietro i Sonic Youth, capaci di prendere l’eredità dei Velvet Underground e adattarla ai nuovi tempi (grazie anche all’esperienza con Glenn Branca e Rhys Chatam) e un’altra formazione clamorosa, The Smiths, tra le più rappresentative del suo tempo grazie anche a un frontman dal fascino indiscusso. Buon piazzamento per Curtis e il suo Closer, ponte metaforico tra due diverse epoche e ottima doppietta per gli eredi (in parte) Cure con Disintegration e Pornography. Sorprende la presenza di ben due dischi italiani i quali, se certamente non avranno avuto un ruolo primario nella storia della musica mondiale, per il nostro paese hanno suonato come uno stravolgimento incredibile della realtà. Due album profondamente diversi ma dalla potenza espressiva non dissimile, Affinità-divergenze fra il Compagno Togliatti e Noi del Conseguimento della Maggiore Età dei CCCP e Franco Battiato con La Voce del Padrone. Chiudono altre due sorprese, Tom Waits e i Dinosaur Jr mentre restano purtroppo fuori dalla top ten a malincuore e per pochissime preferenze di differenza capolavori come Zen Arcade (Hüsker Dü), The Stone Roses, The Joshua Tree (U2), Thriller (Michael Jackson), i Duran Duran che disperdono i voti tra Rio e l’omonimo e tanti altri. Peccato anche per l’assenza di Pixies, Talking Heads e Metallica ma le classifiche sono sempre difficili.

Diteci voi, chi non doveva mancare? Chi non avremmo dovuto inserire? E vi piace il primo posto?

1. Nirvana – Bleach

2. Sonic Youth – Daydream Nation

3. The Smiths – The Queen Is Dead

4. The Cure – Disintegration

5. Joy Division – Closer

6. CCCP – Affinità-divergenze fra il Compagno Togliatti e Noi del Conseguimento della Maggiore Età

7. Franco Battiato – La Voce del Padrone

8. The Cure – Pornography

9. Dinosaur Jr – You’re Living All Over Me

10. Tom Waits – Rain Dogs

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Rivoluzioni musicali in mostra alle OGR di Torino

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Quando si parla di musica, ognuno ha senza dubbio i propri riferimenti, i propri miti, le stelle polari che lo guideranno lungo il corso della propria esistenza ,in lungo e in largo, a destra e manca, forever and ever, “finché morte non vi separi”. Alcuni di questi miti, però, non fanno solo parte del nostro universo musicale, ma sono delle vere e proprie pietre miliari della storia della musica, simbolo di un’ epoca, esempio per le generazioni future ed esponenti di rivoluzioni che hanno deviato il corso della storia stesso.  Ed è proprio a questi Dei dell’Olimpo musicale che fa riferimento Alberto Campo, curatore della mostra fotografica Transformers – Ritratti di Musicisti Rivoluzionari, allestita presso i Cantieri OGR di Torino e visitabile dal 28 settembre al 3 novembre 2013. Il filo conduttore che la caratterizza è quello della “Trasformazione”, tema tanto caro alle ex Officine Grandi Riparazioni Ferroviarie (una delle ultime testimonianze della storia industriale della città), oggetto di un recente restauro che le ha restituite alla popolazione torinese sottoforma di “Cantieri Culturali”, sede di eventi musicali, teatrali, mostre, fiere ecc.

Ed eccoli allora sfilare uno per uno i Grandi della musica, in una serie di scatti che li ritrae durante la loro vita di artisti (con una predilezione per quelli realizzati durante gli eventi live) e di comuni mortali; un richiamo all’idea della “Trasformazione” come trapasso dalla dimensione pubblica a quella privata. Le fotografie sono attinte dal vasto bacino messo a disposizione da Getty Images, ed abbracciano sessant’anni di musica (dall’avvento del Pop negli anni ’50 all’era del web e delle tecnologie digitali odierne); il sottofondo musicale è una lunga colonna sonora composta da canzoni-simbolo degli artisti considerati. Campo fa cominciare tutto con Elvis (e come dargli torto!), opportunamente inserito nella sezione “Origini della Specie” e fotografato durante una delle sue celebri mosse di bacino. La seconda tappa porta il titolo de “l’Invasione Britannica” ed i protagonisti non potevano che essere Beatles e Rolling Stones, considerati perennemente in antitesi. Gli anni ‘60 si tingono anche di Folk e dei ritratti di un giovanissimo Bob Dylan, che con la sua “Blowin’ in the Wind”, cantata come inno di chiusura dei comizi di Martin Luther King, diviene il rappresentante della “Canzoni di protesta”, mentre Miles Davis e James Brown lo sono del Jazz e del Soul-Funky nella sezione “Black Power”. Si conclude un decennio e ne comincia uno nuovo, segnato dall’ “Utopia Hippie” che vede i suoi massimi esponenti nei Doors e in Jimi Hendrix (immortalato mentre dà fuoco alla chitarra elettrica durante il festival di Monterey), mentre il Transformer per eccellenza, David Bowie (nelle vesti di Ziggy Stardust) trova posto nella sezione “Rock a Teatro” insieme alla primissima formazione dei  Velvet Underground (fotografati con l’immancabile Andy Warhol ), quella di cui faceva parte anche la splendida Femme Fatale Nico, immortalata in un primo piano stupendo, mentre indossa una maglietta riportante la scritta Fragile. Nella sezione “gli Outsider” si piazzano Tom Waits e Frank Zappa, mentre l’unico artista italiano preso in considerazione, Ennio Morricone, non poteva che collocarsi nella sezione “la Musica Come in un Film”. Passano gli anni, cambia il modo di far musica, che diventa “definitivamente prodotto dal vivo su larga scala”: Led Zeppelin e Pink Floyd sono esempio dell’ avvento dei grandi concerti che riempiono gli stadi. Dall’altro capo del mondo, sempre in quegli anni, “One Love”, Bob Marley si faceva portavoce di un nuovo genere musicale: il  Reggae. Altra rivoluzione musicale degna di nota in quegli anni è il Punk, rappresentato nella sua forma più grezza dai Sex Pistols (lo scatto che ritrae Johnny Rotten nel tentativo di armeggiare un paio di forbici enorme parla da sé) e nella sua forma più colta da Patti Smith, la sacerdotessa del Rock che sembra non aver alterato con gli anni l’espressione che ha in volto mentre canta. Gli anni ‘80 sono quelli dell’ Hip Hop dei Beastie Boys, del re e della regina del Pop: Michael Jackson e Madonna. Gli anni ’90 segnano una frattura col decennio precedente grazie all’avvento del Grunge e dei Nirvana: il primo piano di Kurt Kobain troneggia in sala (forse è una delle immagini più belle della mostra), mentre ha in mano la chitarra che riporta la scritta “Vandalism: beautiful as a rock in a cop’s face”. La mostra arriva fino ai giorni nostri, e si conclude con l’ “Evoluzione della Rockstar” verso una musica sperimentale e ricercata, i cui esponenti sono rappresentati da Björk e Radiohead (riconoscere una foto scattata durante il loro ultimo tour del 2012 ti fa sentire fiero di esserci stato) per chiudersi definitivamente con l’avvento della musica elettronica dei Kraftwerk e dei Daft Punk nella sezione “Technologia”.

I grandi assenti? Tanti, ognuno sicuramente troverà qualche suo “mito” mancante all’appello. In ogni caso, non è un buon motivo per privarsi di questa mostra, che non è una semplice esposizione fotografica, ma un viaggio visivo e sonoro indietro nel tempo, verso tappe della storia e rivoluzioni musicali compiute dai musicisti che tanto amiamo. Allacciate le cinture, si parte.

Fonti: http://www.ogr-crt.it/events/transformers-ritratti-musicisti-rivoluzionari/

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Mark Lanegan & Duke Garwood – Black Pudding

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Mark Lanegan non è nuovo alle collaborazioni e questo connubio con Duke Garwood è azzeccatissimo. Chitarre sovrapposte, arpeggi eleganti e percussioni abissali per farci trasportare in questo fondale che è la musica di Lanegan. Garwood è un ottimo chitarrista e Mark, in un’intervista, rivela di aver sempre sognato di lavorare con lui un giorno, marketing a parte. Tutto il resto lo fa la sua voce che molti paragonano a Tom Waits o alla profondità di Leonard Cohen. Ed è così, nulla da eccepire, voce meravigliosa, stupenda. Qui voglio solo sottolineare che in questo album in particolare, la cadenza Minimal Blues la fa da padrona anche sulla voce. E se qualcuno dicesse che ascoltandolo tutto si annoia, probabilmente non si è lasciato trasportare da questo mood che riporta il Blues sui palchi del Rock. C’è da dire che chi si aspettava un lavoro simile agli ultimi da solista troverà sicuramente uno scostamento, soprattutto con il Lanegan degli esordi, ma nulla di stravolgente siamo comunque più o meno in linea con il precedente Blues Funeral uscito l’anno scorso. Probabilmente l’avanzare degli anni sta tingendo sempre più la sua anima “nera”.

Il titolo dell’album la dice lunga sulle loro intenzioni, Black Pudding, letteralmente “Budino Nero”. Non ci vuole molto a capire, ascoltandolo troverete ambientazioni Blues fatte da sfumature nere e malinconiche tipiche di questa musica. Tra i brani consiglio l’ascolto di “Mescalito” stupenda ballata lisergica con drum machine di sottofondo ad alzare il tiro o la passionale “Sphinx” che contribuisce a rendere l’ album un cult.  “Death Rides a White Horse” con la splendida chitarra di Garwood, un ronzio di violino in sottofondo,e la sua infinita poesia è il pezzo che più riassume questa impresa. “Cold Molly” e le sue percussioni sintetiche che la rendono incredibilmente sensuale (provare per credere). E “Shade of the Sun” brano fortemente spirituale dove Mark chiede a un Dio, indifferente nei suoi confronti e che vuole allontanarlo, di liberarlo dalle sue pene: “Kept a hammeringawayat the gate / I kept a-knocking / But I was far too late”. Tutto questo accompagnato da perfette ritmiche e arpeggi profondi di chitarra nel puro stile dei due.

Nel complesso l’ascolto conduce ad un’atmosfera che potrebbe essere perfetta per una colonna sonora di un film, ha tutte le carte in regola per condurre una narrazione on the road. Un connubio di chitarre Blues con la profonda voce di Lanegan, indiscutibilmente eccezionale, accompagnata da Garwood con i suoi  sottofondi campionati al dettaglio per centellinare la pienezza del suono e completare questa strepitosa opera.

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Balagan – Nonostantetutto

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Da Vicenza passando idealmente per gli States, i Balagan ci regalano questo disco, autoprodotto, di blues scuro, folk strascicato, con qualche incursione jazz e samba: un album notturno, da bar gonfio di fumo, col biliardo in un angolo e un barista scontroso oltre il bancone.
I Balagan sono chiari fin dal principio: figli di Tom Waits, basano la loro musica crepuscolare e ruvida sul binomio “voce di carta vetrata” + “atmosfere retrò”. E il connubio è vincente: tra cantautorato da strada e un tono colto, come da concerto a teatro. Strumenti folk, perlopiù, dove comandano i pianoforti e le chitarre, i primi leggeri e sognanti, le seconde ondivaghe e tremolanti.
È bellissimo farsi trasportare in questo mondo di buio con poche, incerte luci a segnare la strada. Davide Ghiotto ci culla sussurrando rauco nelle nostre orecchie, mentre il resto della banda lo accompagna, tra arrangiamenti sapienti e un gusto che si percepisce studiato e di classe.
Il fantasma di Tom Waits è sempre presente, così come il suo emulo italico Capossela (Gatti = Contrada Chiavicone?), insieme a qualche eco da cantautore nostalgico (leggi: Francesco De Gregori in Meste’), fino ad arrivare al recital di USS Constitution, brano che chiude il disco.Sono proprio gli “inciampi” (se così vogliamo chiamarli) a rendere questo disco un piccolo scrigno di perle (penso a Venere, così cantautorale, o a Samba blue, così… samba).
I testi, sebbene alla prima lettura possano sembrare nudi, scarni e poco ispirati, vengono totalmente stravolti dalla voce di Ghiotto, che riesce a far passare, attraverso versi che spesso sembrano filastrocche in rima baciata, una passione e un sentimento che non avremmo creduto potesse abitarli.
Un disco onesto, sincero, suonato e arrangiato bene, forse troppo appoggiato su questa voce così particolare, e che allo stesso tempo ci ricorda (molto? Troppo?) spesso qualcos’altro. Un disco da ascoltare in auto viaggiando nel buio, o seduti in poltrona bevendo da un bicchiere senza fondo, ad occhi chiusi.

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