Slowcore Tag Archive

Slowdive, venticinque anni di “Souvlaki”

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Primavera Sound 2018 | 12 artisti spagnoli che dovresti conoscere

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Mentre mettono insieme la migliore musica da tutto il mondo, dal quartier generale del Primavera Sound Festival non perdono mai d’occhio quella “made in Spain”.

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What’s up on Bandcamp? || marzo 2018

Written by Novità

I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.

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What’s up on Bandcamp? || novembre 2017

Written by Novità

I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.

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Recensioni #13.2017 – Gomma / Margo Sanda / Parking Lots / Da Black Jezus

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What’s up on Bandcamp? || ottobre 2017

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I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.

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Recensioni #04.2017 – Senza Benza / Adam Carpet / Droning Maud …

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Recensioni #02.2017 – Ryan Adams / Poomse / Montauk / Gravitysays_i / The Great Saunites / O.O.P.Art. / Human Colonies

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Top 30 Italia 2016 | la classifica di Maria Pia Diodati

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Le Classifiche 2016 di Silvio “Don” Pizzica

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Esercizi Base per le Cinque Dita – Disboscamenti

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Ho scoperto questo nome quasi per caso, su consiglio di un amico con il quale si parlava di canzoni tristi, malinconiche, angoscianti e funeste. Ho cercato di capire chi si celasse dietro ad un appellativo tanto strano ma le notizie erano sfuggenti e la stessa biografia assomigliava più a un esercizio di stile sarcastico che non a una vera descrizione dell’artista. Ho ascoltato il disco omonimo e ne ho apprezzato lo stile diretto, i testi provocatori e aggressivi, pieni di giochi di parole pungenti e ben supportati da un sound energico seppur minimale e quasi Lo Fi, con chitarre graffianti e sezione ritmica aggressiva. Ho ascoltato (le prove di zenobio) ed ho assistito a un deciso cambio di direzione, con un suono non troppo dissimile ma più attenzione agli arrangiamenti e soprattutto con una maggiore scrupolosità nella parte vocale, sia testuale sia musicale. La vera svolta arriva con Dalle Viscere, uscito nel 2013. Il Rock vigoroso e incontenibile dei primi Ep lascia spazio a una più deprimente miscela di Folk, Lo Fi, Slowcore; la voce si rinnova in maniera netta, volutamente monotona, sommessa, abbattuta. Il disco non ha niente di troppo originale, non sembra essere nulla che non si possa evitare di ascoltare eppure ha qualcosa che affascina oltremisura. Ogni brano parla di disperazione, suicidio, tristezza, dolore e ogni altra sventura umana in maniera talmente diretta e coercitiva che quasi pare un derisorio gioco di esorcizzazione del tormento. Credo di non aver mai inteso trattare un tema come la disperazione in modo tanto ingente. Questa era la forza di Esercizi Base per le Cinque Dita, la sua capacità di affrontare un tema delicato in maniera grottesca, quasi irreale, affogando le parole in un sound devastato come le frasi che recita, con uno stile vocale peculiare e incisivo. Partendo da questa premessa, la curiosità verso Disboscamenti era ovviamente tantissima ma con essa la consapevolezza che non sarebbe stato facile continuare il percorso di allontanamento dal sound convenzionale degli esordi eppure evitare un accanimento su quello stile velenoso che caratterizzava Dalle Viscere. C’è ancora un tema centrale nell’opera; questa volta si canta l’assenza, intesa come malinconia, segregazione, confusione, rimpianto, inquietudine e disorientamento. La cosa lascerebbe supporre una specie di capitolo due alla scoperta delle miserie dell’animo umano ma, come vedremo, Esercizi Base per le Cinque Dita riesce al tempo stesso a dislocare dal passato senza però arrivare a tagliare di netto i legacci che lo strozzano a se stesso. Più attenta la cura del suono e degli arrangiamenti, evidentemente grazie al lavoro di Giovanni Mancini, produttore artistico del disco, ma anche grazie all’aiuto di Matteo Panetta al violino, di Luciano Cocco alla batteria e di Simone Alteri alle chitarre. Sono introdotti elementi elettronici e Giovanni Spaziani (è lui l’uomo dietro al moniker) non ha paura di osare, con brani inquietanti e certamente fuori dal comune alternati ad altri indiscutibilmente più sbottonati e conformi agli standard del cantautorato più apprezzato. I punti di riferimento restano gli stessi del passato, De André, De Gregori, Dalla ma stavolta sembra aggiungersi lo stesso Esercizi Base per le Cinque Dita tra le influenze, cosa che può essere vista sia positivamente, come consapevolezza di uno stile personale e ben riconoscibile ma anche come un’incapacità di rinnovarsi davvero con adeguatezza. Disboscamenti è sicuramente il lavoro più curato della sua produzione, solitamente molto grezzo nei suoni, ma stavolta quell’indigenza non lascia crepe nel sound; Disboscamenti è però anche il lavoro più problematico, con l’obbligo incombente di superare il passato e queste difficoltà finiscono per delimitare i termini stessi del disco. Quasi tutti i brani sono un riassunto delle esperienze passate, quelle più Rock degli esordi e quelle più Slowcore degli ultimi tempi e l’impressione è che, anche nei testi, Esercizi Base per le Cinque Dita non abbia lo stesso mordente, con alcune forzature stilistiche di basso livello. Se dunque è evidente una crescita da un punto di vista estetico quello che viene meno è lo spirito di chi canta, come se non credesse davvero a ciò che sta cantando e, per il suo stile che punta moltissimo sull’empatia, è un chiaro punto a sfavore. Un’opera che va certamente ascoltata con attenzione, che io stesso sto ascoltando diverse volte e che mi fa mutare opinione ad ogni ascolto ma che, forse, poteva essere molto di più di quello che non sia in realtà. Se tre anni fa, Esercizi Base per le Cinque Dita aveva tanto da dire, ma non sapeva bene come farlo, ora sa esattamente come fare, ma non sa bene cosa dire.

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Picastro – You

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Attivi dal 1998 e con un primo full length pubblicato nel 2002 (Red Your Blues) i canadesi di Toronto Picastro in rinnovata formazione giungono all’album numero sei, dopo tre anni da Fool, Redeemer collaborazione con il conterraneo duo di stanza a Berlino Nadja. Senza darne troppo risalto ma sempre con la stessa indole Slowcore degli esordi, virano decisamente verso quei lidi Contemporary Folk intravisti in Become Secret (2010) accentuandone il lato Psych e dando sempre più risalto alla parte vocale rappresentata da Liz Hysen alla quale si affiancano Brandon Valdivia alla chitarra e Nick Storring.

You si compone di dieci tracce uniformi e liquide impreziosite da featuring d’eccezione che spaziano da Evan Clarke, Tony Dekker (Great Lake Swimmers), Alex Lukashevsky fino a Collenn Kinsella e Celeb Mulkerin. Il tutto per oltre trenta minuti che scorrono via con una impalpabile naturalezza, regalando momenti di affascinante malinconia (“Two Woman”, “That’s It I Mean It”, “State Man”) ma anche di contrapposizione tra violento e inquietante disagio e paradisiaco benessere (“Mountains / Relief”, “Temur”, “February”). Il Folk minimale dei Picastro si tinge di avanguardie dal sapore esoterico in stile Big Blood (“Endlessly”, “Judas Claim”) ma riesce anche a gonfiarsi di ritmiche vagamente esotiche e orientali (“Vampires”, “Baron in the Trees”) in una sorta di Ethereal Wave alla maniera di certi Dead Can Dance.

You è un disco che ammalia e seduce nei suoni sempre azzeccati anche se ridotti all’osso eppure non solo non aggiunge molto a quanto la band nordamericana ci abbia fatto ascoltare ma finisce per sottolinearne un appiattimento stilistico preoccupante, rafforzato dall’evidente freno alla parte strumentale, mai capace di mostrarsi davvero poderosa (che non vuol dire aggressiva) così come da una voce ai limiti della sgradevolezza per la sua timbrica fin troppo arrendevole. You è un’opera che mentre scorre nel lettore non ti fa minimamente pentire di averle dedicato il tuo tempo ma che ti fa cambiare idea nell’esatto istante in cui tutto svanisce.

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