Noise Punk Tag Archive

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #08.10.2018

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TOP 30 2017 || la classifica della redazione

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Petula Clarck /X25X – Petula Clarck /X25X Split

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Qualcuno si è mai chiesto cosa nascerebbe se due Paesi fondessero la propria musica? Gli split album non sono di certo una novità, ma stavolta siamo costretti a destreggiare le nostre conoscenze addirittura fra Belgio e Francia. Siamo innanzi a un totale di cinque artisti, che ben hanno pensanto di tentare un’opera innovativa attraverso quattro capitoli di pura pazzia. Sul versante A troviamo il duo “Spontrash” (dicono di sé),  che vede come protagonisti Mat e Vinch, a formare i Petula Clarck. Bene, ma chi sono i Petula Clarck? Di certo non è l’inglesotta che debuttò nel lontano 1956: lei non aveva la “c”. Sono belgi e si descrivono in maniera piuttosto bizzarra, attraverso un Boum Boum Bang Dang. The two of us devoured stupid animals. We are the music of their last scream. Eccentrici, non c’è che dire. All’altro angolo, si asciugano il sudore i marsigliesi X25X (Acid 25) e dicono a chiari caratteri di essere abrasivi, grezzi, semplici, sporchi, squilibrati, urlanti, conflittuali, acidi e piccanti, tinti in rosso e con gli occhi scarlatti. Sono in tre e sufficientemente matti. Il risultato è uno split di quattro capitoli…ne vedremo delle belle!

Il 75% dell’opera è pura responsabilità belga e la proposta è un mix di Funk e Trash senza peli sulla lingua. L’intera stesura dei brani è istintiva e diretta, un vero e proprio stream of consciousness a colpi di chitarra e batteria. Sono gli artisti stessi ad ammetterlo, dichiarando che la stesura di un brano non può richiedere più di un’ora e mezza, dopodiché o la va o la spacca. Non sono ammessi ritocchi. Non sono ammessi cambi di rotta. Non sono ammessi ripensamenti. L’idea è quella di creare istintivamente pezzi Funky Trash Blues Punk Disco Dance. Non posso che palesare in via diretta i miei strabuzzi: questi due sono seriamente fuori di testa! “Ad un artista non si può chiedere di più”, mi diranno, ma sentire scimmie urlanti incise su disco sortisce sempre un certo effetto. Non è una critica, è la verità: in Yago Wago (capitolo uno) è possibile ascoltare urla di primati amalgamate con la musica, a livello di 1’43’’. Le stesse urla ce le propone Supreme, ma stavolta è il duo ad interpretarle al termine di un lungo e monotono giro. L’intero brano è un repeat continuo di un minuto e venticinque secondi. Sconvolto. Mi ci soffermerei, se non fosse che non vi è nulla su cui soffermarsi e, con estrema angoscia, tocca riconoscere la stessa sorte anche all’ultima chance dei giovani belga: NXT mstred.

Il B side si compone di un unico capitolo (Saturate), ad opera degli X25X. La proposta è un remake di qualcosa di già sentito e risentito, suonato da mani più esperte. Cinque minuti di Noise Punk, che bastano a rendere tale lato dell’opera più longevo del lato A. L’intera traccia è un elettrocardiogramma piatto, fermo sugli stessi effetti, sulle stesse parole, sulla stessa idea, sulla stessa linea e sulla stessa noia. Risultato? Anche tale ultimo 25% non è soddisfacente e l’amaro lasciato dai Petula Clarck non è sanato in modo alcuno.

In sintesi, oserei affermare che l’intero lavoro è un azzardo. È stressante, è sporco e non sa farsi apprezzare in modo alcuno. È un disco a prova di nervi, ragazzi che sanno suonare, ma che non hanno voglia di lavorare. La critica vola alta e tocca tanto i cieli belga quanto quelli di Marsiglia. Se è vero che l’unione fa la forza, se è vero che due negazioni affermano e se è vero che l’arte va d’istinto e l’istinto è una forma d’arte, beh, è pur vero che il risultato dello split album è l’esatto opposto di quel che ci si aspetta ponendo fiducia in un antico modo di dire.

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The Gluts – Warsaw

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Le atmosfere sono grigiastre, gli animi diventano cupi e a tratti si viene travolti da un senso d’ inquietudine. Sono le sensazioni trasmesse da Warsaw il disco d’esordio dei milanesi The Gluts ispirati, in primis, dai Joy Division (pilastri incontrastati della New Wave). Ma Warsaw non è solo questo, ha venature Noise Punk con riff di chitarra metallici, a volte striduli, a volte distorti. Una miscela esplosiva che rende il disco molto interessante e di un certo rilievo. Parliamo di un album che suona bene e non stanca in nessuna occasione chi ascolta, anzi, direi che scorre liscio ed il secondo ascolto risulta più piacevole del primo. L’impressione è quella di ascoltare un lavoro capace di unire malinconiche sonorità tipiche dei già citati Joy Division a quelle più elaborate dei Christian Death e dei Death In June, il tutto senza tradire l’andamento “cavernoso” intrapreso nel concept. Da sottolineare l’ottimo lavoro della musicista Claudia Cesena, capace di trasformare il suo strumento in vena pulsante del disco. Da invidiare tecnicamente un suo passaggio da una ritmica lenta ad una più veloce.

Una nota positiva si deve dedicare anche alle tematiche affrontate, in “Rag Doll” si parla della violenza sulle donne mentre in “Vietnam” si parla della guerra vista attraverso gli occhi di un adolescente vittima di abuso per mano di sedicenti salvatori. Warsaw è una perla di disco, trascinante e coinvolgente, una partenza ottima per i The Gluts che con impegno e serietà sono riusciti a raggiungere un notevole primo traguardo. La riuscita del disco comunque è dovuta anche all’ ottimo lavoro svolto da James Aparicio e Maurizio Giannotti nelle fasi di mixaggio e registrazione, quest’ ultima operazione avvenuta al New Mastering Studio di Milano. Non resta che ascoltare e gustarsi questo primo platter dei The Gluts, che detto francamente con queste idee possono soltanto progredire e creare album degni di nota. Una vera diavoleria per gli amanti del genere e non solo, un esordio discografico imponente per questi ben amati milanesi con la New Wave nel cuore.

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Meteor – Có Còl e Raspe

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Digital Hardcore oppure Noise Punk, questi sono i generi che mi vengono in mente per inquadrare questo duo bresciano, ma forse il buon vecchio Edgard Varése avrebbe detto “Organized Sound”. Oggi però siamo lontani dal purismo espresso dal padre della musica elettronica e l’analogico ha lasciato spazio alla moderna era digitale ed a contaminazioni che includono anche strumenti “convenzionali” nell’equazione della musica sperimentale. Quindi tutto cambia, oppure il principio resta uguale ma si aprono nuove possibilità, insomma ognuno si faccia la propria idea perché fondamentalmente tutto é relativo, specialmente nel panorama musicale. Tornando a noi, i Meteor fanno pezzi brevi, crudi e caotici, ed in Có Còl e Raspe ci aggiungono una buona dose di idealismo interpretativo nel dare i nomi alle tracce. Si, perché i titoli sono unicamente delle X in progressione che posso assumere significati differenti a seconda di cosa questi viaggi sonori suscitano nell’ascoltatore. I Meteor utilizzano synth, batteria, chitarra, ed effetti come strumento per parlare al mondo.

Nel concreto ogni pezzo – “X”, “XX”, “XXX”, “XXXX”, “XXXXX”, “XXXXXX”, “XXXXXXX” – è un evoluzione del brano precedente ed è caratterizzato da un tempo musicale veloce scandito da chitarre distorte e batterie, ed invece un tempo assestante per i suoni glitch che creano quel caos tanto caro a chi prova piacere nell’impazzire. Dunque una buona dose di random, grida, distorsioni, rumori e sottofondi incazzati sono ciò che caratterizza queste sette tracce veloci e talmente brevi che non ti lasciano neanche il tempo di riflettere. Ma dato che la rabbia non è l’unica virtù di Andrea Cogno e Giuseppe Mondini, il duo ci tiene a condividere con il pubblico anche la parte gioiosa e buongustaia che li contraddistingue. Ecco quindi che se andrete a vederli dal vivo oltre a farvi una scorpacciata sonora, potrete gustare salame, vino, polenta ed altri prodotti tipici della campagna bresciana. Quindi buon appetito!

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