Morgan Tag Archive

Premio Amnesty International Italia Emergenti

Written by Eventi

Il 66esimo tragico Sanremo

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Accademia delle Scimmie – “Natura Criminale” [VIDEOCLIP]

Written by Anteprime

Accademia delle Scimmie è una band di base a La Spezia, nata dalle ceneri dei 19Cento. Tutto è iniziato quasi per scherzo, un diversivo originale e affascinante: origini diverse e diversi i generi di ispirazione, che crescono evolvendo in un sound d’impatto diretto e in qualche modo ricercato. La band è molto attiva sul territorio e vede molte stagioni e molti progetti andare in porto, trovare il plauso del pubblico e il seguito locale. Negli anni l’attività live è intensa e porta a dividere il palco con alcuni grandi nomi del pop italiano come Morgan, Velvet, Max Pezzali, Articolo 31, Syria, Delta V. Nel tempo la formazione, senza subire mai cambiamenti radicali, struttura nuove trame sia nei testi che negli arrangiamenti arrivando così a dare vita ad un concept EP di 5 brani: Soft, in uscita a giugno 2015 per La Clinica Dischi).
In esclusiva per Rockambula il video di “Natura Criminale” diretto da Leo James Manzini, assistente alla regia Marta Di Domenico e prodotto da Accademia delle Scimmie, Manzini/Di Domenico & La Clinica Dischi.

accademia 600

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“Invisible” è il nuovo singolo e video di In.Visible

Written by Senza categoria

“Invisible” è il secondo singolo estratto da Have You Ever Been? , disco d’esordio prodotto da Lele Battista (XFactor, Morgan, Violante Placido, Gary Dourdan) ed è anche il brano che dà il nome all’intero progetto di Andrea Morsero. “Invisible” è stato girato, come nel caso del precedente “Leather”, dal videomaker pavese Simone Leddi. Il video rappresenta l’immagine di due persone che arrivano ad un punto (ed un luogo) comune nelle rispettive esistenze, talmente vicini da potersi quasi sfiorare. L’incontro è tangibile e quasi palpabile ma rallentato dalle fasi della vita, dagli intrecci delle menti che, talvolta, separano due anime affini, fino a renderle invisibili.

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FILAGOSTO Festival XII edizione

Written by Senza categoria

FILAGOSTO Festival XII edizione / 29 Luglio – 03 Agosto 2014 Area Feste via Locatelli,1 – FILAGO (BG) ingresso gratuito / inizio concerti ore 21

I MARLENE KUNTZ inaugurano domani 29 Luglio la XII edizione
di FILAGOSTO Festival, una delle più longeve e importanti rassegne ad ingresso gratuito di tutto lo stivale!

martedì 29 Luglio 2014
MARLENE KUNTZ
VINTAGE VIOLENCE

mercoledì 30 Luglio 2014
BEENIE MAN & ZAGGA ZOW BAND
RAS MELODY AND IRIE ROOF BAND

giovedì 31 Luglio 2014
CISCO
IL FIENO

venerdì 01 Agosto 2014
THE ZEN CIRCUS
IL TRIANGOLO
LA MAISON ORCHESTRA

sabato 02 Agosto 2014
GAZEBO PENGUINS
LUMINAL
NOCIVA

domenica 03 Agosto 2014
MORGAN Play Live Show
FEDERICO CIMINI

PALCO ACUSTICO VEN-SAB-DOM ore 20

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Io?Drama – Non Resta che Perdersi

Written by Recensioni

Che indifferenza fa una vita in più? quello che abita al piano di sopra di Fabrizio Pollio, la voce, che ha la madre fatta di Lexotan e suona il violino, non è Vito Gatto, estroso, gran segaiolo delle crini di cavallo maschio in “Vergani Marelli”. Ma che indifferenza fa una vita in più? A me non me ne frega un cazzo. Non perché non me ne freghi un cazzo. Ma non ti credo. Credo molto più al Califfo e credo non ti sia mai drogato bene nella vita. Disarmonie in Madreperla che non capisco e che non trovo. Morgan ha già scritto “Altrove” e “Cieli Neri” e Andy le ha suonate da paura. Ma d’altronde esiste Moltheni, fanno le tournè estive i Subsonica. Pace.

Se fossi padre ti direi: “Ragazzo mio non ti racconterò favole i mostri sono altri, non sono quelli nei libri. Impara a conoscere i tuoi e non cercare di descrivere i mostri degli altri che finisce che te li fai venire davvero.” Poi ho capito che Non Resta che Perdersi,  e che la musica non è Lexotan ma tutt’al più Guttalax. Anche la musica. Forse è solo Indie, Alternative. Sono al quarto disco gli Io?Drama e non sembrano volersi fermare. Piacciono anche a qualche mio amico. Non a me, ma lo giuro l’ho ascoltato per intero, “Non resta che perdersi”, tante eco, e non ho smesso mai di pensare alla mail dell’amministratrice di condominio, al vino in frigo, al formaggino Tigre. Continua a fare quello che ti piace Io?Drama o finirai come me, col formaggino e il vino fresco di frigo.

“Amore mio al di là ci aspetterà l’alba più raggiante, ritrovarci ancora a luci spente.”

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FILAGOSTO Festival

Written by Senza categoria

Tra il 29 Luglio e il 3 Agosto ritorna FILAGOSTO Festival, una delle più longeve e importanti rassegne ad ingresso gratuito di tutto lo Stivale che si terrà ovviamente a Filago (BG)

martedì 29 Luglio 2014
MARLENE KUNTZ
VINTAGE VIOLENCE

mercoledì 30 Luglio 2014
BEENIE MAN & ZAGGA ZOW BAND
RAS MELODY AND IRIE ROOF BAND

giovedì 31 Luglio 2014
CISCO
IL FIENO

venerdì 01 Agosto 2014
THE ZEN CIRCUS
IL TRIANGOLO
LA MAISON ORCHESTRA

sabato 02 Agosto 2014
GAZEBO PENGUINS
LUMINAL
NOCIVA

sabato 02 Agosto 2014
MORGAN Play Live Show
FEDERICO CIMINI

PALCO ACUSTICO VEN-SAB-DOM ore 20

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Mark Lanegan – Imitations

Written by Recensioni

Luogo di ascolto: in macchina nel tentativo disperato di incassare un assegno prima del fine settimana.

Umore: come di uno che sta per fare un fine settimana dispendioso.

Mark Lanegan è affetto da un morbo serio e debilitante, nel suo caso è stato colpito da poco e la malattia è solo ai primi stadi: l’ex vocalist degli Screaming Trees è malato della sindrome di Morgan. Già, quella malattia che nei periodi di magra creativa spinge l’ex leader di una band ben riuscita ad uscire con dei dischi di meravigliose canzoni di altri, o come fa figo chiamarle, cover. Certo nel caso di Morgan la malattia che giustamente porta il suo nome è ai massimi livelli, il suo personaggio televisivo oramai è diventato ipertrofico rispetto alla caratura di artista di cui oramai non si ricorda nemmeno un pezzo degno di nota ma molte acconciature di gran bizzarria. Torniamo a Lanegan, Imitations (il titolo è chiaramente esplicativo degli intenti con cui lo si è registrato, evidentemente) è un disco di cover a cui non si può voler male ma nemmeno dire un mondo di bene. L’occhio tra le dodici canzoni che compongono la tracklist mi è caduto subito sull’ultima, “Autumn Leaves” quindi l’ascolto ha seguito una strada piuttosto sghimbescia (per quelli che leggono Signorini, significa storta): era troppa la curiosità di sapere come sir Lanegan avesse affrontato il pezzo più interpretato del sistema solare, sconquassato da sbrodolamenti jazzistici per 40 anni, infangato con versioni in inglese tradotte a membro di segugio (per i lettori di Signorini: a cazzo di cane), deturpato con pronunce francesi improponibili da parte per lo più di inglesi che non sanno altre lingue e dicono agli italiani che non sanno cantare in inglese. Direi che con “Autumn Leaves”, date le premesse, Mark se l’è cavata abbastanza bene; nulla di più però di un buon pezzo riarrangiato in maniera da calcare finalmente il battere di ogni accordo come mi ero disabituato a sentire dopo decenni di spostamenti ritmici swing, con un bell’arrangiamento di archi e batteria in modalità spazzole.

Mark Lanegan penso sia l’unico al mondo, al pari di Johnny Cash, a potersi permettere di cantare a tonalità subumane, avere la presenza scenica della stele di Rosetta (per i lettori di Signorini, il gossip qui non c’entra, Rosetta non è mai entrata nella casa del grande fratello) e al tempo stesso rapirti dal vivo come se non ti trovassi più a casa tua o in un palazzetto dello sport. Quando ascolti la voce di Mark Lanegan la sabbia che al mare trovi nelle pieghe dei pantaloni diventa terra rossa del deserto del Mohave e il cellulare in tasca diventa una pistola nella fondina. Quando ascolti tutte quelle chitarre arpeggiate dal suono così antico e al tempo stesso così caldo pensi di aver sbagliato a nascere nel vecchio continente e ti bombardi il cervello di suggestioni cinematografiche. Imitations poi non è cantato male, anzi; Lanegan dimostra di essere anche un ottimo emissore di note medio alte, arricchendo la sua tavolozza vocale di sfumature che sinceramente non credevo ci fossero. “Brompton Oratory” è un pezzone, davvero azzeccata l’interpretazione e la cornice, “Mack the Knife” è troppo simpatica in veste Country con le acustiche a fare il contrappunto alla melodia della voce, “Elegie Funebre” invece sembra cantata invece che in francese in coreano tanto è brutta la pronuncia . Il disco non è malaccio, ma è sempre un disco di cover e per di più senza nemmeno rischiare tanto, lo vedrei bene come colonna sonora di Nashville, la nuova serie Sky sul Country, ma nulla di più. Da un popò di artista così è lecito e doveroso aspettarsi un disco solo quando ha materiale per farlo, mica deve pagare le bollette come Morgan.

Almeno spero.

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Gilberto Gil

Written by Live Report

25 luglio @Zoom Park – Cumiana (TO)

Certo che scegliere lo Zoom Park di Torino, una specie di zoo fighetto con piscina per i visitatori, aree ristoro con noodles orientali preparati con prodotti a Km zero, per far suonare un artista bahiano e nero, può sembrare più attinente a una qualche festa leghista che altro. In realtà lo Zoo ha organizzato, per l’estate 2013, una serie di eventi live, sfruttando il super kitsch anfiteatro mezzo savana africana e mezzo architettura Maya: sul palco si sono già alternati Marlene Kuntz e Vinicio Capossela e, oltre a Gilberto Gil, si attende lo spettacolo di Morgan per gli inizi di agosto. Insomma. Niente di razzista.

Il prezzo del biglietto (39€ più diritti di prevendita) non ha sconfortato il pubblico, numeroso, per lo più composto di over 40 e brasiliani trapiantati in Piemonte, chiassosi, colorati, sudaticci. Gilberto Gil esce tra gli applausi degli astanti e si ha subito l’impressione di essere a un meraviglioso evento. Il padre del Rock brasiliano, uno dei tropicalisti che sfidarono la dittatura a colpi di ritornelli orecchiabili e sfrontati, sperimentatore di tanti generi musicali diversi quanto di tante droghe diverse, apre il concerto con “Fé Na Festa”, “Dança da Moda” e “Assim Sim”, un vero inno al sé in cui tutto il pubblico manifesta la sua presenza e la sua partecipazione. Gil si accompagna a un paio di pregevolissimi e giovanissimi musicisti: il violista e il fisarmonicista non avranno neppure trent’anni, ma mostrano fin da subito un’affinità con lo spirito del bahiano e una passione sul palco, che scavalcano la loro pur grande competenza tecnica.

Impressiona vedere un mostro sacro della musica affidare la sua produzione con tanta scioltezza a due poco più che ragazzini. Impressiona e causa stima. Sono passaggi di testimone simbolici, che attestano quanto sia più importante preservare il patrimonio musicale che lasciarsi andare a divismi e personalismi. Il concerto prosegue in una vera e propria lezione sulla MPB, la música popular brasileira, dai samba tradizionali al choro, dalla bossa nova alla embolada. E così la scaletta continua con “Oi Eu Aqui de Novo” e “Sao Joao Carneirinho” ed “Expresso 2222”, il brano che segnò il ritorno in patria di Gil da eroe della libertà dopo la dittatura. Gilberto Gil non manca occasione, come sua abitudine, di rendere omaggio a Bob Marley intonando “Three Little Birds” e la versione portoghese di “No Woman No Cry”, “Nao Chore Mais”. Classe 1942, il bahiano è magrissimo, drittissimo, sorridente e in una forma fisica smagliante. Accenna passi di samba, si avvicina al pubblico, stringe mani, tocca le bandiere del Brasile che gli vengono porte. E canta con una voce che non ha mai nessun tentennamento, nessuna incertezza: “Vamos Fugir”, “Andar Com Fé”, “Lamento Sertanejo”, “Casamento da Raposa” e la meravigliosa “Asa Branca”, scritta dal duo Cavalcanti-Gonzaga e già riportata in voga alla fine degli anni ’60 da quel Caetano Veloso con cu Gil ha diviso i primi anni di attività, la prigione, l’esilio europeo.

Per me, che ho fatto la tesi di laurea sul Tropicalismo, è stato come vedere concretizzato quanto ho solo letto sui libri, quanto sono riuscita solo a sentire da cd. Gilberto Gil racchiude in sé il misticismo del culto yoruba, il rispetto delle tradizioni, la sincretica sovrapposizione di generi e stili propri del Brasile, su cui ha innestato, fra i primi, il Rock anglo-americano, in una continua ricerca durata quasi cinquant’anni e che ancora non accenna ad arrestarsi. Felice di poter dire: io c’ero.

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