Hardcore Tag Archive

What’s up on Bandcamp? [aprile 2019]

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I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.
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Straight Opposition – The Fury from the Coast

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Fast Animals And Slow Kids – Forse Non è La Felicità

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Recensioni #02.2017 – Ryan Adams / Poomse / Montauk / Gravitysays_i / The Great Saunites / O.O.P.Art. / Human Colonies

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #20.01.2017

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Fall Of Minerva – Portraits

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Portraits segna l’abbandono dell’autoproduzione per i vicentini Fall Of Minerva e il conseguente approdo alla Basick Records. Dopo tre EP registrati tra il 2010 e il 2013, può questo lavoro segnare la loro naturale evoluzione?

L’inizio è confortante: “Beyond The Pines” ha un incipit claustrofobico che fa da contraltare all’aggressività del resto del pezzo, dove una batteria articolata vibra dei colpi di rullante che paiono pietre volte a tumulare una lapide. Formula identica per “Novocaine” anche se in questo caso specifico è la voce di Sido a mettere le cose in chiaro, urlandoci di indossare i caschi protettivi perché le sue parole sono una pioggia incessante di granate. “Träume” è l’unico brano con il testo in italiano e per l’occasione a Sido si affianca Luca Rocco, cantante degli Storm{O}. Ne viene fuori un marasma urticante che è un ibrido malcelato di fragore ed estemporanea melodia. La medesima potabilità che fa di “Green Ghost” l’unico episodio serafico, se escludiamo la strumentale “Sguardi Nel Buio”. Di tutt’altro aspetto “Demagogy”, una traccia che possiede tutta la violenza di cui sono capaci i The Dillinger Escape Plan, amplificandola in modo crescente all’interno dei nostri padiglioni auricolari. Ci sembrerà di avere il cervello in fiamme.

Questa volta i Fall Of Minerva hanno fatto il botto, sfruttando al meglio i mezzi a disposizione per confezionare un disco che non delude e che agisce come un Navy Seal: mantenendo un basso profilo e senza lasciare scampo.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #13.05.2016

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Bruuno – Belva

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Ammiro l’etichetta vastese V4V Records, non nascondo di avere a casa quasi tutte le sue produzioni, perché riconosco a Michele e soci il merito di aver scovato band talentuose che hanno un qualcosa da dire nel panorama musicale italiano. Al roster si aggiungono questi Bruuno da Bassano Del Grappa, ennesima realtà a cavallo tra Screamo e Post-Hardcore.

Belva si apre con la granitica “Casper”, dove i nostri non risparmiano pugni nello stomaco a destra e a manca, per mettere da subito le cose in chiaro. “Sete”, il brano che fu l’apripista di questo EP e selezionato per far conoscere al mondo esterno la creatura Bruuno, esplode tra ritmi forsennati e la voce lancinante di Carlo che urla Voglio perdere la ragione e ritrovarla. A mio avviso la sanità mentale non viene recuperata nemmeno con “Ruggire Come Le Porte”, anche se viene introdotta una piccola porzione di melodia, dove il cantato segue la ritmica della chitarra. L’azione distruttiva persiste, nonostante provi ad autocontrollarsi, in “Seppuku”, ma, ancora una volta, le sei corde vengono usate come un’arma non convenzionale, stroncando sul nascere gli intenti di pace di chiunque possa pensare che sia giunto un periodo di tregua. Purtroppo, per chi se lo è augurato, il tempo delle sfuriate non è terminato e “Troppo Spesso Lento” ce lo ricorda afferrandoci per i capelli e sbattendoci la faccia contro il muro più vicino. Gli effetti delle chitarre e la batteria sono strumenti che vengono utilizzati in “Sfregio” per incanalare la rabbia e sputarla via con disprezzo.

L’esordio dei Bruuno è una Belva implacabile, rossa di odio, che usa come punto di forza un approccio estremo, che non sa cosa sia il perbenismo e massacra chi gli si avvicina con distorsioni brutali. Facciamo gli uomini e affrontiamola con coraggio.

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“M.K.M.A. (Merry Kiss My Ass)”, il nuovo singolo dei Marijuanal

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Partiti da Rovigo, con “Stoned Punk” i Marijuanal si sono fatti notare in tutto il mondo grazie alla dose massiccia di adrenalina che caratterizza i loro brani e all’attitudine verso un sound potente, devastante eppur melodico, fatto di thrash metal, punk, hardcore e j-rock, fusi con testi ispirati alla quotidianità. In attesa del prossimo lavoro sulla lunga distanza, Spear e Piledriver hanno deciso di concentrare tutta la loro energia e la loro tagliente vena critica per scaraventarla contro una delle feste più amate/odiate al mondo, quella del Natale. “M.K.M.A. (Merry Kiss My Ass)” è il frutto di questa riuscita operazione: un nuovo potentissimo singolo che musicalmente è un omaggio al punk rock di scuola giapponese, con accordature ribassate tipicamente metal, sound old school e una curatissima pulizia del suono, attraverso cui i Marijuanal raccontano il disagio del protagonista di fronte alle ipocrisie delle rimpatriate natalizie con i parenti.

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Othismos – L’Odio Necessario

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Un sound molto sporco e cattivo quello degli Othismos, gruppo composto da Luca (chitarra e voce), Caino (basso e voce principale) e Giacomo (batteria). Più violento di un disco dei Napalm Death o degli Obituary, questo L’Odio Necessario ha deliziato le mie orecchie per poco meno di mezz’ora ma, credetemi, non ascoltavo un Metal così piacevole da anni. Un perfetto mix di Rock, Hardcore, Grind, Stoner, Doom, Sludge, Thrash e chi più ne ha, più ne metta. Avvertenza: questo disco non è per i deboli di cuore (o meglio di orecchio)! Caino urla come in preda a un dissennato e violento furore scandendo però perfettamente le parole tirando fuori tutto “L’Odio Necessario”. “Inno di uno Stato Fallito” è una chiara dichiarazione della direzione che prenderanno gli otto brani successivi pur essendo poco più di cento secondi strumentali, una vera e propria summa di ciò che vi aspetta e forse un titolo che vuol rendere omaggio al nostro paese martoriato da politici corrotti e annientato dalle tasse che dominano supreme la nostra economia. “Non Discitur” è la partenza migliore o il punto di arrivo massimo di un disco che non lascia spazio alla concorrenza, un non plus ultra dell’Heavy Metal moderno. “Nessun Sole” è segnata da cambi velocissimi di tempo scanditi dal drumming di Giacomo e affronta tematiche religiose (“Vita e morte sono mie… Io sono il mio Dio”). L’inizio di “Coma” sembra invece essere uscito da un disco degli Anthrax, ma subito le influenze Grind si fanno sentire acutizzando al massimo la violenza sonora. “Il Signore degli Impiccati” comincia invece in maniera “tranquilla” per trovare la sua strada dopo neanche un minuto. In “Mantra”  è la voce di Luca a far da padrona non facendo rimpiangere per nulla quella del suo “socio” Caino e sinceramente sarebbe stato bello sentire duettarli come facevano i Marlene Kuntz di “M. K.” quando gridavano a squarciagola Ehi critichino!. I generi del gruppo di Cuneo e degli Othismos non hanno nulla in comune, è vero, ma una doppia voce avrebbe dato maggior tono al brano. “Antitesi” e “La Discesa” proseguono con dignità il discorso affrontato finora ma in maniera un po’ più complessa e programmata prima di dar spazio a “Nessuna Promessa di Cambiamento”, degna conclusione di questo capolavoro Metal che è L’Odio Necessario. Non so sinceramente cosa promettano  per il futuro gli Othismos, ma sono sicuro che almeno oggi daranno uno schiaffo e nuova linfa all’Heavy Metal nostrano. Tenete d’occhio questo gruppo  e non lasciatevi sfuggire L’Odio Necessario.

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