Flying Lotus Tag Archive

Lettere da Barcellona | Primavera Sound Festival 2017

Written by Live Report

Anche questa edizione appena trascorsa ha confermato il Primavera Sound Festival come il punto di incontro fondamentale per gli amanti della musica da oltre 125 paesi. Si stima che gli spettatori di questa diciassettesima, tra i concerti al Parc del Fòrum e le performance collaterali in centro città, siano stati oltre 200 mila. Ai 346 live in cartellone se ne sono aggiunti una ulteriore quindicina, annunciati a sorpresa durante i tre giorni della kermesse. Ma basta ragionare in numeri, che non sono mai lo strumento migliore per dipingere atmosfere.

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I DISCHI CHE NON TI HO DETTO | Italia sintetica

Written by Recensioni

I confini tra Rock ed Elettronica sono ormai estremamente labili e da tempo la materia sintetica si insinua anche nelle produzioni nostrane, contaminando e rinnovando la tradizione cantautoriale o rinnegandola totalmente con lo sguardo proiettato oltre i confini della Penisola.
Tra le uscite degli scorsi mesi di questo 2016 abbiamo selezionato alcuni dischi in cui, sebbene giochi di volta in volta un ruolo diverso, la componente Elettro è di certo essenziale e imprescindibile.

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Manuel Volpe & Rhabdomantic Orchestra – Albore

Written by Recensioni

Prova di eleganza e di gusto per il marchigiano Manuel Volpe. La sua mano da produttore e musicista si sente in questo nuovo disco dal titolo Albore pubblicato dalla Agogo Records. Interamente scritto, arrangiato e prodotto da Manuel Volpe, l’album si avvale di un eccellente team di produzione composto da Massimiliano Moccia (Movie Star Junkies), Andrea Scardovi (Sacri Cuori), Kelly Hibbert (Flying Lotus, Heliocentrics) e Volpe stesso con la preziosa supervisione dell’esperto di Afro/Jazz/Fusion Andrea Benini (Mop Mop). L’artwork è ad opera di Edoardo Vogrig. A tre anni circa da Gloom Lies Beside me as I Turn my Face Towards the Lights si ripropone sul mercato musicale con una delle più interessanti uscite del nuovo panorama discografico italiano di questo 2016, un lavoro che come pochi, nasce dalla provincia e visita regioni antiche ed altre lontane portandoci a spasso per i territori latini e quelli arabi, tra i popoli e i cori africani e i metalli preziosi delle grandi città. Un disco sostanzialmente di Lounge che coniuga pochissima elettronica ai suoni reali condotti per mano dalla sua inseparabile Rhapdomantic Orchestra. In questi dieci inediti in studio, Manuel Volpe culla e accompagna, in brani che rischiano la monotonia certamente ma che invece ogni volta sanno come sottolineare il proprio carattere e la propria personalità.

“Basrah”è una traccia molto seducente almeno quanto “Rhabdomancy” che però è più
“spirituale” affrontando temi quali il rapporto che l’artista ha con Dio. Il video di lancio, bellissimo, recita il concetto di viaggio ma soprattutto di divenire: il brano è “Nostril” ed il protagonista è un ragazzo di colore che osserva una Torino sconosciuta perché forse vi ci arriva per la prima volta. Oppure osserva la sua città in un modo che mai prima si era sognato di fare e quello che vede, in ogni caso, è una scoperta. Ed il disco di Manuel Volpe il fondo è così: una scoperta dietro il telaio di brani dolcissimi, scuri, intensi, riflessivi e assolutamente internazionali. Prova di stile contro gli inutili quanto ormai scontati tentativi di trasgressione digitali che si espandono a macchia d’olio in questa scena indipendente italiana.

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Flying Lotus a Milano

Written by Senza categoria

12 aprile 2015 – Fabrique – “#C2C15 MILANO

L’artista amato da Radiohead e Erykah Badu divenuto ormai una figura di culto assoluto per aver esteso i confini dell’Hip Hop fino a derive cosmiche e psichedeliche ma al tempo stesso profondamente permeate di Funk “fisico” ed avvolgente, torna in Italia per una data ad aprile a #C2C15

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Erotic Market – Blahblahrians

Written by Recensioni

Esordio carico per gli Erotic Market, duo d’oltralpe in cui convivono spensieratiil cantato Hip Hop di Marine Pellegrini e le sperimentazioni elettroniche di Lucas Garnier. Lei devota all’R’n’B, lui con vena Shoegaze: i presupposti per un pastiche dal dubbio esito ci sono tutti, e invece la miscela suona sorprendentemente inedita e ben dosata. Entrambi militanti in un precedente progetto, Marine e Lucas si rigenerano in questa two-piece band che grazie ad un sapiente uso di escamotage elettronici riesce a imporsi con la stessa energia di un collettivo. Blahblahrians veste male ogni tentativo di catalogarlo nel panorama musicale contemporaneo: arrangiamenti che evocano l’Hip Hop astratto e strumentale di Teebs, inclini a perdersi nei loop come certi Boards of Canada, ma il tutto è epurato da ogni componente melensa e sognante. Il collante è una energica vocazione alla sensualità esplicita da Dancehall, in un percorso tutto al femminile in cui il timbro di Marine connette la Dub di Santigold e l’Indietronica di Grimes. A fregiare questo esordio, un’immagine mutuata all’arte contemporanea campeggia sul front del booklet, tratta da una teladi “How the West Was Won”, l’apocalittico ciclo di Nicola Verlato. Comprendere quanto sia azzeccata la combo è più immediato di quanto possa sembrare. Il tratto plastico di Verlato e il sound di Blahblahrians hanno in comune non soltanto il detonante impatto iniziale ma anche la cura del dettaglio. Di questo aspetto del discoci si accorge solo dopo alcuni istanti, giusto il tempo di entrare in fase con i suoi ritmi capricciosi e ammiccanti. Pop-surreale è l’allure dei dipinti di Verlato, così come lo sono le atmosfere erotiche e nevrotiche di questo sound. “I Want to Be Some Booty”, singolo di debutto, è asciutto e ammaliante nel synth che conduce nel più estremo degli orienti del futuro. Il duo esplora con disinvoltura tutte le possibilità sonore del nuovo millennio. “Bitchy Muses”, distorsioni artificiali e una scarica marziale di percussioni che esplode in chiusura, risulta sofisticatatanto quanto frivola e spontanea.“Blah Blah” è piena e spasmodica, martellante e artificiale come Flying Lotus e simili avanguardie recenti figlie della digitalizzazione ma senza perdere di forma o risultare eccessivamente cerebrale. Anche gli interludi strumentali, diretti come “She-ass” o esotici e stranianti come “Clitacasm”, mantengono un tratto di fruibilità che lega tutto l’album.

L’erotica “Are You Cool” strizza l’occhio sinistro a mistiche nenie orientali e il destro ad ansiogeni motivetti da videogiochi anni 80. Ritmi spezzati si ricorrono tra sterzate imprevedibili e matasse di percussioni improprie e intossicanti. Nel marasma generato dall’elettronica che molto promette in quanto a innovazione ma molto meno sembra offrire alla resa dei conti, Blahblahrians percorre un tracciato che sembra condurre lontano dalla folla, ingegnoso ma senza mai apparire pretenzioso, puntuale nella ricerca del suono e al riparo dalla banalità ma restando accessibile e scanzonato. Gli Erotic Market sono tutto ciò che non vi sareste mai aspettati dall’Hip Hop. Ne’ tantomeno dalla Francia.

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Niagara – Don’t Take It Personally

Written by Recensioni

Se dovessi immaginare il secondo album dei Niagara come una creatura mitologica, sarebbe l’unione fantascientifica di essere vivente e macchina, un bio-computer di silicio e carbonio, nervi cellulari e codici binari, un centauro di metallo e carne, di corteccia lignea ed elettricità. Il duo di producer torinesi torna con Don’t Take It Personally, dieci brani che rappresentano il desiderio umano di sfruttare la tecnologia e, insieme, la lotta per rendere tale tecnologia più in sintonia con la natura. Questo meticciato d’idee è palpabile fin dalla prima traccia (“John Barrett”): i Niagara ci circondano di synth liquidi e frizzanti, ritmiche elettroniche che incedono uptempo e voci che oscillano tra il sussurro e la declamazione, ossessive ed ipnotiche (“Vanilla Cola”). Lo squarcio tra passato e futuro dei Niagara è suadente, rapisce la mente e le membra e vola lontano, nel tempo e nello spazio, tra echi orientali (“Curry Box”), glitch magici che diventano litanie desertiche immerse in arpeggiatori graffianti (“China Eclipse”), chitarre a sorpresa con finali beatlesiani (“Laes”) o echi di età elettroniche che vengono stratificate come ere geologiche, in un incedere che ricorda l’emersione del primo anfibio, in un incessante zoppicare mentre gli spuntano le zampe (“Speak & Tell”). Un disco di suggestioni, squisitamente elettronico ma con un’anima sperimentale, di ricerca leggera e Pop, aperta e pronta a tutto ma di facile presa, in cui le evoluzioni a spirale non si chiudono in cerchi autoreferenziali ma si aprono anche all’ascolto più occasionale, alla piacevolezza più immediata. Meno folli di un Flying Lotus ma con simile eleganza. Un disco da cui farsi cullare, da leggere alla profondità desiderata: tra divertimento animale ed elucubrazione sintetica.

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FLYING LOTUS (in “Brainfeeder Showcase” con Captain Murphy and Thundercat) in Italia

Written by Senza categoria

L’artista che ha esteso i confini dell’Hip Hop dilatandoli fino a derive astratte, cosmiche e psichedeliche ma al tempo stesso profondamente permeate di Funk “fisico” ed avvolgente, amato da Radiohead e Erykah Badu e divenuto ormai una figura di culto assoluto, arriva finalmente in Italia per due date imperdibili.

29 maggio 2014 – Milano – Alcatraz – Viva Alfa MiTo Club To Club
Ingresso: 25€ + d.p
PREVENDITE DISPONIBILI DA MARTEDI 25 FEBBRAIO ALLE 11:00

30 maggio 2014 – Spoleto (Pg) – Piazza del Duomo – Dancity festival 2014
Ingresso: 25€ + d.p
PREVENDITE DISPONIBILI DA MARTEDI 25 FEBBRAIO ALLE 11:00

26/27/28 giugno FOLIGNO

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Ecco le nuove uscite più attese del 2014!!! Prendete carta e penna…

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TEMPLATE2014

Evitando di farci prendere da facili entusiasmi, dai nostri desideri e di farci trascinare nel vortice delle “voci di corridoio”, cerchiamo di fare il punto su quelle che saranno solo alcune delle uscite più interessanti previste per il 2014, sia album che singoli ed Ep.  Dopo due anni o poco meno tornano i Maximo Park con il nuovo album Too Much Information in uscita a febbraio, insieme ai Tinariwen con Emmaar, a The Notwist e a St. Vincent. Ci sarà da aspettare molto meno invece per Metallica e il loro film documentario Through the Never e il nuovo full length Pontiak, INNOCENCE (28 gennaio), cosi come per il grande Mike Oldfield che dopo il non entusiasmante remix del suo capolavoro torna con Man on the Rocks (27 gennaio). Tra le tante raccolte che ci accompagneranno, da non perdere Original Album Series (24 gennaio) di Kevin Ayers e The Beatles con The U.S. Albums (21 gennaio).

Ci attende una svolta stilistica non indifferente e che non vogliamo anticiparvi, nel nuovo Alcest mentre segnatevi da qualche parte la data del 21 gennaio perché in uscita c’è il nuovo Ep di Glenn Branca, Lesson No. 1. Ci sarà non troppo da aspettare anche per vedere e leggere la recensione di Rave Tapes dei Mogwai mentre gli amanti dell’Idm si preparino al nuovo singolo targato Moderat cosi come i fanatici Ambient non dovranno aspettare molto per ascoltare  bvdub, già uscito nel 2013 (in coppia con Loscil) e prontissimo con un nuovo lavoro. Poche aspettative (eppure siamo molto curiosi) per il nuovo dei folli giapponesi Polysics, Action!!! (15 gennaio) mentre molte di più sono quelle per i Sunn O))) (che usciranno, quest’anno anche con Terrestrials, insieme agli Ulver) LA Reh 012 (13 gennaio). Per i fan più accaniti, annunciamo anche l’imminente uscita di Bruce Springsteen con High Hopes (10 gennaio) mentre proprio da due giorni è disponibile uno dei lavori più attesi, da noi amanti del Neo-Gaze, Cannibal singolo dei Silversun Pickups. Quasi dimenticavo anche l’ex Pavement, Stephen Malkmus & The Jicks con l’album Wig Out at Jagbags e poi Present Tense dei Wild Beasts.

Lasciamo per un attimo il panorama internazionale e guardiamo che succederà in casa nostra. Dente con Almanacco del Giorno Prima è pronto per gennaio. Con lui anche i Farglow, Meteor Remotes e gli Hysterical Sublime con Colours Ep. Tornano i Linea77 e speriamo che C’Eravamo Tanto Armati ne possa risollevare almeno un po’ le sorti. Quasi certa la prossima uscita per la ristampa di Da Qui dei Massimo Volume. Tra i lavori italiani più attesi non può mancare L’Amore Finché Dura, dei Non Voglio Che Clara mentre penso che si potrà fare a meno di ascoltare Omar Pedrini e il suo ultimo Che ci Vado a Fare a Londra, anche se un minuto di attenzione non si nega a nessuno. Paolo Fresu è in uscita con Vino Dentro mentre farà parlare, sparlare e litigare Canzoni Contro la Natura degli Zen Circus cosi come Brunori Sas e il suo Vol.3, Il Cammino di Santiago in Taxi. Nel frattempo ho già iniziato l’ascolto di Uno Bianca, il concept album di Bologna Violenta, in uscita il prossimo 24 febbraio.

Mettiamo da parte le uscite certe per questi primi mesi dell’anno e diamo ora uno sguardo più lontano nel tempo. Pare che Damon Albarn, leader di Blur e Gorillaz sia pronto per un album solista ma molto più atteso, almeno per quanto mi riguarda, è il nuovo album degli Have a Nice Life. Poi sarà certamente l’anno del nuovo U2, dei Foo Fighters e di Lana del Ray. Sale l’attesa per il nuovo di Beck, la cui uscita sembra quasi certa per il finire di febbraio, mentre ancora tutto da chiarire per quanto riguarda le nuove fatiche di Tool, Pharrell, Frank Ocean, Mastodon, Burial, Giorgio Moroder, Brody Dalle, Cloud Nothings, Flying Lotus, Grimes e The Kills.

Io mi segno almeno una decina di nomi, per gli altri vedremo. Nel frattempo speriamo che il 2014 ci regali qualche sorpresa in più rispetto a queste anticipazioni perché i nomi, nel complesso, non lasciano certo sperare in un’annata da ricordare. Comunque, ci sono sempre gli esordienti, magari ancora sconosciuti, da tenere in considerazione. Saranno loro a farci sognare, non ne dubito.

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Machweo – Leaving Home

Written by Recensioni

Machweo significa tramonto, o almeno così ci dicono: e l’impianto di questo primo full lenght, Leaving Home, ha effettivamente un sapore crepuscolare. Machweo è un ragazzo di vent’anni, italiano, che gioca con suoni, ritmi, campioni e atmosfere, componendo un pastiche rilassato e rilassante, un vortice di riverberi ed echi che riesce a rapire il nostro ascolto con levità. Strumentale ma non appesantito da eccessivi barocchismi, il disco si snoda tra un’Elettronica Ambient Minimale che si potrebbe facilmente confondere con il Post-Rock più soffuso à la Tortoise (“The Sadness of Fire”), o con qualche episodio dei Godspeed You! Black Emperor, senza tralasciare qualche strascico Pop (andate a sentirvi la tranquillità Chillout dell’opener, “Looonely”), e qualche richiamo all’Elettronica più hip del momento (“I Love You But You Left The Cigarettes at Home” e “My Backseat”, dalle parti di un Flying Lotus, con le dovute proporzioni).

Machweo ci porta per mano qua e là nel suo mondo di atmosfere pacate e rarefatte(a volte affrontandolo come un vero e proprio percorso, come nell’uno-due di “U Stronger” e “The Bottom Of The Ocean”, dove i suoni acquei collegano e immergono ritmi di suoni percussivi alieni e semplici riff in un maelstrom di piacevole confusione), non senza lirismo (“U Sad”) o gusto per un’ossessività psichedelica in senso lato (“Bad Trip on Marijuana”).

Il suono è molto curato, ma allo stesso tempo semplice, abbordabile, in questo senso Pop (“Chase The Sun”). Ciononostante, Leaving Home rimane un disco non certo alla portata di tutti. Ma se non vi spaventa la sostanza aleatoria della musica elettronica, e non vi fate intimidire da undici brani strumentali che tentano di creare un marasma cosmico nelle vostre orecchie, Machweo vi porterà in posti curiosi e in sentieri non troppo segnati. Un viaggio da tentare.

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