Seaside Postcards – Seaside Postcards

- Genere: psichedelico / noise
- Etichetta: autoproduzione
- Voto: 5/5

by Marco Vittoria

Seaside Postcards ep copertina

I Seaside Postcards, cresciuti nella florida scena musicale pesarese, esordiscono con questo ep talmente pieno di citazioni dai mostri sacri del rock che sembra di poter attingere da un enciclopedia musicale (con particolare riferimento alla new wave post punk dei primi anni ottanta).
Bassi distorti alla Fugazi o alla Joy Division ma con sounds molto più moderni incastonati a chitarre oniriche e a cantati spaziali si alterneranno in cinque tracce di cui vi innamorerete al primo ascolto.
Strange days” non ha nulla a che fare con l’omonima hit dei The Doors, anche perché questi ultimi si sa non facevano grande utilizzo del basso elettrico, mentre questo brano sembra esser stato suonato da sua altezza Peter Hook in persona.

Il cantato parlato di “Ocean” fa pensare subito ai Sonic Youth anche se manca il rumorismo eccessivo della grande band newyorkese.
Tuttavia l’anima sonora dei Seaside Postcards sembra rifarsi più alla scena musicale della Manchester anni ’70 – ’80 anche perché il fantasma di Ian Curtis sembra aleggiare sempre su ogni nota suonata da loro.
Summo” nelle prime note sembra essere invece uscita dalla penna di Robert Smith ma dopo una breve pausa si velocizza trasportandovi su atmosfere che sanno più di Bauhaus o Joy Disaster.
Ruins” invece forse è stato più condizionato da un ascolto ripetuto di Franz Ferdinand e Blur anche se credetemi con il brip pop anni novanta / duemila ha poco a che vedere.

La particolarissima “Friederich” chiude con i suoi ritmi alla “Killing an arab” dei The Cure un piccolo capolavoro indie che secondo me troverà la sua maggiore forza nei concerti senza la necessità di avere alle spalle del gruppo una scenografia massiccia, basterebbero in mia modesta opinione poche proiezioni in bianco e nero minimaliste come la copertina.
Questo ep omonimo,  autoprodotto, registrato e mixato nell’estate 2011 presso lo Studio Waves di Paolo Rossi insomma, pur essendo la prima prova su disco di questa band è già pieno di idee brillanti, controtempi favolosi e riff graffianti che sapranno ammaliarvi nella loro semplicità e genuinità.
Li attendo con ansia alla seconda prova ma sono sicuro che sapranno confermare quanto di buono già ascoltato in questi cinque pezzi.

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