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Miriam In Siberia | Il Suono Del Phon

Miriam è ormai tornata dalla Siberia, ma da quella storica partenza si è diramata la musica di questa band della provincia di Caserta, che dopo un Ep d'esordio nel 2006 è tornata con "Il suono del Phon", album completamente autoprodotto dai giovanotti e che si prepara ad essere al centro della musica italiana alternativa. L'impatto con l'ascolto farà sicuramente venire in mente a tutti la banda di matti dei Verdena, ma non fatevi ingannare: "Il Suono del Phon" ha una sua dimensione, una propria anima ed uno stile. Diciamo che i ragazzi hanno fatto propria la lezione del rock alternativo italiano, Perturbazione e Marlene Kuntz in testa, ma immagazzinandola si sono anche presi la briga di educarla secondo il loro volere e la loro visione. Melodica, malinconica, potente, ermetica, distaccata, molto attraente visione. L'album ha avuto una lunga genesi, alcuni pezzi sono stati composti subito dopo la pubblicazione del primo Ep, poi sono stati suonati dal vivo, modificati o cambiati, fino ad arrivare ad un evoluzione verso un sound sempre più pesante, lontano anni luce dall'indie scanzonato dell'Ep. Il risultato è un disco più aggressivo e concreto, ma anche più incazzato, testi compresi. Il pezzo "Il suono del phon" parla di un particolare insignificante che però distrae da fatti reali e gravi, una sorta di metafora dell'Italia distratta, anche se piuttosto velata. Il brano d'apertura "Estate d'Ottobre", dotato anche di video, è un singolo perfetto, ritmicamente serrato e vagamente visionario, un insieme di sinestesie di suoni e colori. Non mancano tracce più lente ma intense e mai scontate, come la bellissima "Non lo so", che vi giuro mi ha fatto tornare un adolescente malinconica e arrabbiata, e la nona track "Affanni", che se fosse cantata in inglese sarebbe difficile distinguerla da un pezzo dei Radiohead. La voce del cantante Nando è inoltre capace di rapire ogni nota e di farla sua, sempre accompagnata dalle splendide atmosfere delle chitarre. Quello che ci piace dei Miriam in Siberia è che hanno educato la musica secondo i loro sentimenti, e sono privi di ogni artificio e leziosità fittizia. E personalmente mi hanno anche fatto venire una gran voglia di andare in Siberia.

Clarissa Tempestini