Quello che Rimane: Minus. Log

- Luogo: Museolaboratorio Vico Lupinato, 1, 65013 Città Sant'Angelo, Abruzzo
- Website: https://www.facebook.com/events/477539335772069/

by Silvio "Don" Pizzica

minus1Che siate artisti o meno, appassionati o meno, innamorati o meno, curiosi o meno, facili all’entusiasmo o rigidi pezzi di marmo, ci sono alcune espressioni artistiche che riescono a coinvolgere la totalità, o quasi, dei sensi, tanto da rendere impossibile la vostra immobilità cerebrale. Ho un debole per un certo tipo d’installazioni, devo ammetterlo, ed è per questo che sono rimasto entusiasta ogni volta che ho visitato il MACRO e per lo stesso motivo il mio sguardo lasciava trasparire un maggiore grado di soddisfazione una volta messo piede fuori dal Centre Pompidou piuttosto che dal Louvre. Non è mia intenzione, certo, paragonare le immortali opere presenti nel più grande museo al mondo con quelle più o meno moderne presenti nelle citate gallerie d’arte moderna come non potrei mai paragonare Mozart a Brian Eno, Beethoven agli Arcade Fire ma, in fondo, non avrei neanche i mezzi, non essendo io critico d’arte, per darne un giudizio in tal senso. Quello che posso limitarmi a fare è cogliere la bellezza che, in questo caso, trascende la pura magnificenza estetica e l’ostentazione del tecnicismo, ma è, per l’appunto, una bellezza fatta di sensazioni, una bellezza che si può cogliere solo attraversando la luce, le ombre, la musica e le geometrie.

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Quello che rimane è la prima personale (curata da Martina Lolli) di Minus.log collettivo che forgia le sue opere mirando a un minimalismo che tocca l’aspetto visuale e quello uditivo soprattutto. Tra le diverse opere che troverete nel Museolaboratorio sito in Vico Lupinato, 1, 65013 Città Sant’Angelo, Abruzzo, (aperto in questi giorni dalle 18:00 alle 22:00) ci saranno installazioni audio-visive, appunto, ma anche lavori pittorici, e altro, il tutto realizzato congiungendo l’uomo e la tecnologia. A dare valore aggiunto all’esposizione, la location sensazionale, un labirinto di pavimenti di mattoni e stanze di varie dimensioni, candide e rilassanti, in perfetta sintonia con quanto manifestato. Il filo conduttore della mostra, se proprio vogliamo fornirne uno, è l’errore umano posto in contrapposizione e scambievolezza con la perfezione del digitale; il tutto crea un clima disteso, in cui la nostra mente si ferma a contemplare un accadimento che potrebbe non avvenire mai trascinandoci in un’eterna ripetizione dell’attimo. Ed è proprio questo momento in cui il tempo sembra sospeso che l’uomo può riprendere se stesso dall’impazienza generata proprio dalla tecnologia che, tuttavia, non è mai mostrata in chiave contrastante ma piuttosto come un surplus capace di aumentare le nostre percezioni.

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Se saprete perdervi in tutto questo, se riuscirete ad abbandonarvi seguendo le linee geometriche che sullo schermo, nascono e svaniscono sulle irregolarità delle pareti, se saprete sciogliere le preoccupazioni, le ansie e le tensioni, lasciandovi penetrare dalla musica e dalle vibrazioni, se saprete trovare il punto di osservazione ottimale per cogliere la profondità espressiva di ciò che state vedendo, riuscirete ad andare in profondità nella vostra mente, a scovarne lati nascosti in cui sono racchiuse emozioni, sensazioni, desideri e paure che probabilmente la parte conscia di voi cerca di soffocare ma non riesce e non riuscirà mai a cancellare. Se riuscirete a fare tutto questo, per qualche minuto vi sentirete liberi.

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