Poptones – Bright Sunrise

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Sarà la natura meticcia dei nuovi ascolti, o magari una questione di chiaroscuri sonori o forse una meticolosa attenzione alle vibranti stanze che racchiudono gelosamente ipnotismi malinconici, che il rumoroso underground italiano sembra prendere una piega a volte rilassante, che prende l’ascoltatore e non lo conduce più da nessuna parte se non nel solito patchwork auto celebrativo e allora quando capitano a tiro dischi come questo Bright Sunrise dei laziali Poptones, disco in vinile per la gioia  – come me – di cultori e feticisti di bello, è bene tenerseli stretti come un amore da strapazzare, e ancor più non cederli per nessuna ragione al mondo, tanta è la forza e la straordinarietà che irradiano.

Dieci brani registrati come gracchianti tapes d’annata, scricchiolìì e quel senso prezioso che “frigge” che sin dall’inizio si prendono il 70% dell’interesse d’ascolto, un 33 giri acclamante uno Psich-Garage come materia soda e pungente che, fatto passare attraverso marchingegni e gingilli (che la band giostra con inventiva massima), restituisce un suono totale uguale a quello di vecchie registrazioni da scaffale, dunque merce sonica rarissima da sentire oggi, e i Poptones ne fanno vanto da consumare avidamente in ogni solco, ogni piccolo dettaglio.

Interessanti avvicinamenti stilistici a Meat Puppets “Rusty Car” come  Black Angels, Black Lips o Gun Club “Desert Punk Song” fanno la texiture di questo lavoro che stima anche un forte stampo fuori dalle regole, una vena psichedelica dalle forti tinte BigSuriane che si riflettono ovunque e che fanno “razza” e carato al tutto, un insieme di visioni elettriche che fortificano l’indole del trio che trascina lontano senza alcuna resistenza; dentro c’è tutta l’America che ripudia il convenzionale e trucioli “crestati”che colorano a chiazze la struttura, le dissolvenze sgranate di “When They Close My Mind”, la percussiva animalità di “Little Tiny Hole” e l’unghiata punk a doppietta che in “Give Me Your Hass” e “Sam The Redhead Rockstar”, ruspante e d’attacco, lascia il segno, un bel segno a questa ottima estetica musicale imbastita dai Poptones che vuole chiudere alla grande con “You Like The Center”, inno nevrastenico e Sludge che tra svisi di chitarre bisbetiche e fiati in libera uscita, innalzano l’ascolto a picchi vertiginosi.

Una mina pronta ad esplodere in qualsiasi momento, un disco che tra quelli “normali” non deve assolutamente trovare posto!

Last modified: 2 Agosto 2013

2 Responses

  1. Barbara Farisa ha detto:

    Vi seguo da molto tempo, soprattutto per le recensioni. Mi faccio influenzare molto dai pareri di “esperti” prima di ascoltare un disco nuovo. Chiederei a questo signore Max Sannella di ponderare più i voti e le recensioni, non credo che ascolti tutti capolavori! Dai su cerchiamo di essere sinceri almeno nei confronti delle persone che credono ancora nella musica.
    Pietà! Altrimenti rischiamo di rendere tutto un banale clientelismo.

    1. Silvio Don Pizzica ha detto:

      Ciao Barbara, sono il caporedattore della webzine. Sono molto felice di saperti una nostra fedele lettrice e ti rispondo sperando di esserti d’aiuto e invogliarti a continuare a leggerci. Non pensare che si tratta di clientelismo. Semplicemente, tra i nostri recensori, ci sono alcuni che scelgono di propria volontà e quindi evitano di recensire le cose che non apprezzano e altri che invece non disdegnano anche di segnalare le uscite più infelici. Tuttavia, devo in parte darti ragione. Non perchè Max ascolta tutti capolavori ma solo perchè non abbiamo mai previsto una legenda precisa in merito ai voti e quindi il 4 di Max può essere paragonato ad un mio 3 o ad un 3,5 di Riccardo, ad esempio. Approfitto del tuo appunto per fare un’anticipazione a tutti i nostri lettori. Da settembre, proprio per rendere più comprensibile il voto in sè, utilizzeremo una precisa legenda e passeremo al voto in decimi. Ti assicuro che troverai molto interessante la novità, proprio in relazione a questa tua considerazione e spero tu possa informarci anche in futuro se ritieni ancora poco utile il nostro metro di giudizio. Ciao ciao da Silvio

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