Old, Slow and Beautiful | intervista agli ideatori di Paesaggi Sonori

- Data: 11.05.2018

by Maria Pia Diodati

Quando capito in un bel posto finisco sempre per pensare “ma sai che figata se qui ci organizzassero un concerto?”. Però non lo dico quasi mai ad alta voce. Perché dai, ma come ti viene in mente? In montagna? E come ce la porti una band a 1400 metri di altitudine? E la corrente? E lo stand della birra?
Da quando esiste Paesaggi Sonori però non mi sento più tanto matta, anzi, direi che le mie esigenze in fatto di live sono decisamente aumentate. Dopo un’esperienza intensa come quella della scorsa estate ai piedi della Rocca di Calascio, nel bel mezzo degli Appennini, con Sòley al tramonto a srotolare la sua elettronica gentile davanti a oltre quattrocento spettatori attenti e rispettosi, non voglio mai più sentir parlare di ippodromi, di code ai cancelli sotto il sole, di gente molesta e di token per comprare birra annacquata.

È proprio a Calascio che un paio di anni fa è nata l’avventura di Flavia Massimo, violoncellista contemporanea e ingegnere del suono, e di Massimo Stringini, specializzato in management culturale. Sono loro gli ideatori e fondatori di Paesaggi Sonori e di questo insolito format per la musica live che è stato definito “slow cultural concert”. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro in vista della terza estate consecutiva di attività.

[ foto di Fabrizio Giammarco ]

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Rockambula: Siamo alle porte della terza edizione di Paesaggi Sonori, e quasi alla fine degli appuntamenti del vostro “Preludio d’Estate”. Raccontateci un po’ com’è andata questa preview.

Massimo: Paesaggi Sonori è nato nel 2016 tra le vette più alte dell’Appennino, con eventi in cui si percorrono sentieri immersi nella natura incontaminata per raggiungere teatri naturali dove si assiste a concerti d’eccezione, in luoghi e atmosfere del tutto singolari, al tramonto, di notte o all’alba. Per questo terzo anno però, in attesa della stagione in quota, abbiamo voluto iniziare con una serie di appuntamenti primaverili, molto eterogenei tra loro, sia come location che come proposta artistica, ma sempre tenendo fede alla nostra filosofia, quella di non servirsi mai di palchi o pedane durante il concerto, rendendo così più coinvolgente e diretto il rapporto tra il pubblico e l’artista.

Flavia: Sono stati i texani Balmorhea ad inaugurare il nostro “Preludio d’Estate”, per l’unico evento che ha previsto una messa in scena tipica dello spettacolo dal vivo: vale la pena di fare uno strappo alla regola e usufruire di un vero e proprio stage quando si tratta di quello dello splendido Teatro Comunale di Atri, un gioiello d’arte nel centro storico della città. Ad aprile invece siamo stati ospiti di Pollinaria, per un evento che ha contemplato una passeggiata dove insieme a degli esperti si è fatta una lettura del paesaggio rurale e incolto, un picnic a base dei prodotti di questa future farm immersa tra gli uliveti e i vigneti delle colline pescaresi, e infine il concerto del duo australiano composto da Tim McMillan e Rachel Snow, che si sono esibiti sulla casa tra gli alberi di Pollinaria, una installazione d’arte sospesa tra le querce. Infine, ci sono stati un paio di eventi targati Paesaggi Sonori all’interno del cartellone del MATTA Festival a Pescara: il 21 aprile, fresca del suo nuovo album Bandiera sulla Luna è tornata a trovarci una vecchia conoscenza di Paesaggi Sonori, Erica Mou (la cantautrice pugliese è stata la protagonista del primo evento in assoluto di Paesaggi Sonori ad agosto 2016, ndr), mentre la settimana seguente è stata la volta di Piero Delle Monache, uno dei sassofonisti più talentuosi del panorama italiano, con le sue composizioni che mescolano jazz e sonorità più elettroniche.

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R: E non è finita qui. L’evento che concluderà questo “Preludio d’Estate” è quello previsto per domenica 27 maggio, ancora una volta in un luogo estremamente significativo del patrimonio artistico abruzzese, e solitamente precluso alla musica ‘altra’.

M: Sì. A chiudere la nostra programmazione primaverile ci penserà Nessi Gomes, all’interno di uno dei monumenti più importanti dell’architettura medievale della nostra regione: l’Abbazia di San Clemente a Casauria.

R: Come nascono queste splendide coniugazioni? Perché una cantante anglo-portoghese tra le pieghe della storia di un’abbazia benedettina?

F: Quello con Nessi Gomes a Casauria è un evento a cui teniamo particolarmente proprio perché emblematico degli intenti che guidano il nostro festival sin dalla sua nascita. Per noi di Paesaggi Sonori è essenziale che ogni volta il luogo fisico diventi parte integrante dello spettacolo e ne costituisca un valore aggiunto. Di volta in volta, la sfida per noi è quella di riuscire ad immaginare quale possa essere la scenografia migliore tra le tante che l’Abruzzo offre, che si tratti di scenari naturali o di luoghi antropizzati ricchi di storia e cultura. Per questo rivolgiamo attenzione ad artisti che – indipendentemente dal genere a cui si dedicano – manifestano una certa sensibilità verso temi quali natura, cultura, ambiente e paesaggio, e che di conseguenza con la loro arte possono amplificare la percezione del pubblico in modo tale da lasciargli una memoria unica del luogo.

M: Ovviamente scegliamo le location in funzione di acustica e visuale ottimali, nonché in base alla stagione, ma anche e soprattutto in funzione dell’artista stesso. La musica di Nessi Gomes racchiude le influenze di entrambi i lati della sua etnia, fondendo l’essenza del fado-folk tradizionale più emotivo con l’ispirazione moderna progressista britannica. Così come lo è la sua arte, anche la sua esibizione in un luogo come San Clemente a Casauria sarà un inno alla diversità e al potere fecondo delle contaminazioni: un’abbazia edificata nell’800 d.C. per volere di sovrani carolingi che è giunta fino a noi dopo aver attraversato tutta la storia d’Italia, sopravvissuta al susseguirsi di popoli, regni ed eventi drammatici come saccheggi e terremoti, la cui valenza artistica è fatta di dettagli e stratificazione di tante culture, un’unicità che è proprio ciò che la rende splendida.

R: ‘The Guardian’ ha parlato della musica di Nessi Gomes come atmosferica in maniera struggente e con allusioni alle trame seducenti di artiste come Björk e Kate Bush. Eppure, come tanti musicisti provenienti da contesti diversi da quello prettamente anglofono, la sua fama è forse meno di quella che meriterebbe. Parlateci un po’ di lei.

F: Il suo disco di esordio, Diamonds & Demons, è uscito nel 2016, e lo stesso anno è stata vincitrice del “Best of British Unsigned Female Artist”, riconoscimento alla migliore artista donna indipendente in Inghilterra. Negli anni successivi si è esibita sui palchi più prestigiosi di tutto il mondo, tra cui la Union Chapel di Londra, un luogo che ha visto passare artisti del calibro di Amy Winehouse, Noel Gallagher, Elton John e Philip Glass. Il suo debut rivela una ricerca autentica e sincera di luce, profondità, speranza e verità; una ricerca artistica per amore e fiducia. Sì, l’approccio rimanda indirettamente a Björk e alla Bush, ma la sua musica è stata accostata anche agli scenari sonori dei Sigur Rós. Con le inflessioni portoghesi, Nessi riesce poi a caratterizzare il sound in modo personalissimo.

R: Paesaggi Sonori ci ha abituato a concerti dalle atmosfere magiche, intime e suggestive, esperienze senza dubbio insolite, quantomeno per il contesto della nostra regione. Perché è giusto secondo voi sensibilizzare il pubblico, abruzzese e non, a nuove forme di spettacolo che sappiano chiamare in causa anche altre arti oltre alla musica?

M: Perché in Abruzzo ciò che può fare davvero la differenza in fatto di eventi live è proprio il contesto, abbinato a un concept che coinvolge storia, natura ed esperienze uniche, con la lentezza necessaria per goderne. Peraltro, l’Abbazia di San Clemente a Casauria è stata dichiarata monumento nazionale italiano sin dal 1894 ed è tutelata dal Polo Museale dell’Abruzzo (che collabora con Paesaggi Sonori a ACS Abruzzo Circuito Spettacolo nella promozione e nell’organizzazione dell’evento, ndr), e il 2018 è l’Anno Europeo del Patrimonio: la performance della Gomes sarà l’occasione ideale per essere attivamente partecipi della manifestazione, assumendo consapevolezza dell’importanza del luogo così come della percezione di patrimonio comune. Musica e patrimonio storico culturale locale legate insieme come espressione della cultura europea tutta.

R: Io non vedo l’ora di esserci, ma a questo punto sono anche impaziente di conoscere il programma estivo di Paesaggi Sonori. Possiamo rubarvi qualche anticipazione?

F: Siamo in procinto di annunciare tutto il programma estivo “in cammino verso la bellezza” ma sì, intanto voglio anticiparvi qualcosa: il 17 giugno avremo di nuovo un’artista islandese donna nel nostro festival – il nome lo annunceremo solo il 17 maggio in occasione del programma PreVisioni dell’Indie Rocket Festival): l’evento si terrà nel sito archeologico di Peltuinum e sarà l’anteprima alla quindicesima edizione del festival pescarese. Il 7 luglio invece si tornerà in quota, e sarà nostro ospite un giovane talento della scuola berlinese con piano a coda, voce e synth. Il 29 luglio sarà la volta del protagonista principale della nostra stagione estiva: Piers Faccini, musicista anglo-italiano cresciuto in Francia (la location rimane ancora segreto ma ancora per poco, promesso! Tutti gli eventi saranno annunciati online a brevissimo!)

M: Quello con Piers Faccini sarà un appuntamento significativo in questo particolare momento politico: il suo global-folk e i suoi testi sono un inno al multiculturalismo e una chiara risposta all’ondata di xenofobia che caratterizza gli ultimi tempi. La sua musica è un viaggio che va da Palermo a Baghdad. Il suo ultimo I Dreamed an Island è un viaggio tra culture musicali diverse, mescolando ritmi e creando nuove sonorità: dall’impronta europea a quella araba e del mediterraneo, fino alla musica popolare del nostro Meridione, che è la terra in cui affondano le radici della sua famiglia ed anche forse l’emblema dell’emigrazione italiana nei Paesi europei.

F: Sempre in tema di emigrazione, a luglio ci sarà anche un altro evento – la data precisa verrà annunciata a breve –  in cui avremo occasione di conoscere le storie e la musica di Jabel Kanoute, un griot e suonatore di kora proveniente dal Gambia, che ha raggiunto le coste italiane dopo venti giorni di cammino nel deserto del Sahara e tre in mezzo al Mediterraneo. In Gambia ha lasciato tutto, ma oggi vive a Pesaro, ha riavuto la sua kora e ha ricominciato a cantare.

M: È un viaggio che finalmente si inverte. Con la propria voce e le corde pizzicate della sua arpa africana Jabel può accompagnarci laggiù, lungo villaggi, volti e territori che possiamo solo immaginare. Vogliamo portare questo racconto su in montagna per dare voce a Jabel e renderci consapevoli del suo viaggio, della sua storia e di come si sta integrando in Italia.

R: E dopo un mese così intenso, cos’altro dobbiamo aspettarci ad agosto?

F: Tanto altro, ma per ora ti dico solo un nome: Cristina Donà.

Contatti
mail // paesaggisonori.abruzzo@gmail.com
pagina Facebook // https://www.facebook.com/paesaggisonoriabruzzo/

evento FacebookPrevendite
ore 18:00 – introduzione e approfondimento culturale
ore 19:00 – inizio concerto
[ si consiglia di arrivare per le 17:30 || maps https://bit.ly/2JQw44V ]

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