La Macabra Moka – Espresso

- Genere: Rock / Gipsy Rock
- Etichetta: autoproduzione
- Voto: 4/5
- Website: http://www.lamacabramoka.altervista.org/espresso

by Marialuisa Ferraro

Ha appena compiuto un anno il demo di 5 tracce de La Macabra Moka, quartetto cuneese attivo dal 2010 sulla scena musicale piemontese, tra date nei locali e partecipazione a concorsi per band emergenti.
Ed è proprio durante l’ultima edizione del contest Torino Sotterranea che mi era capitato di incontrarli.
Modesti, affabili e potenti.
Tre qualità veramente stimabili, che riescono ad emergere perfettamente anche dalla registrazione: un autoreferenziale e autoironico suono di caffè che sale dalla moka e alé, si comincia: Mokka Cuka è una brevissima polemica sulla nostra Italia (“lo stato corre in auto blu/ se guardi Mattino5 gradisci tette più che mai/sostieni i grandi evasori”), ritmo serrato, distorsioni piene e calde, tanto hardcore e rimandi folk.

Senza soluzione di continuità la polemica diventa rabbia in Sistema di una moka, altra traccia tiratissima, altro rimando folk, con tanto di chitarra ska sotto il riff aggressivo della chitarra.
Fin qui sembrano i Gogol Bordello versione nostrana.
Ossessione Crociata inizia su questa stessa linea, ma gode di uno splendido cambio di tempo (velocissimo-lento-velocissimo), con tanto di marcia e il cantato che da grind si fa melodico, espediente che viene usato anche in E’ come quando ci guardi dentro, quasi quattro minuti in cui la band sembra lanciare -ma mai a caso- un po’ tutto quello che li ha ispirati. Ci sono i Gogol Bordello ed Emir Kusturica, ma anche i Faith No More e i System of a down. Come se non bastassero queste influenze, tanto per non farci mancare nulla, Elettrostimolante si arricchisce di una chitarra a tratti funky e a tratti hard rock anni ’70. La rabbia è diventata disgusto per una situazione socio-politica a cui si può reagire solo con acida ironia (la voce in falsetto nel bridge, ad esempio) o con repulsione (la frase “io non mi piego” urlata su schitarrate pesanti e aperte, mentre la batteria non solo cresce ma addirittura accellera).

Il genere a me onestamente non fa impazzire, soprattutto perché il cantato così urlato, così rauco, così di gola fa perdere tantissimo il senso del testo, ma ci sono due caratteri importanti di questo progetto che secondo me sono lodevoli: intanto c’è da dire che se la polemica sulla nostra penisola è diventato il punto fermo di un sacco di gruppi post o alternative rock italiani, tanto da farlo diventare quasi un marchio di fabbrica, questi lo fanno con un certo immancabile retrogusto cantautorale (e mi riferisco a formazioni di tutto pregio come il Teatro degli Orrori, gli Zen Circus, i Ministri), ma La Macabra Moka, almeno, prova a distinguersi per sonorità e richiami musicali.
In secondo luogo questi ragazzi sono davvero bravi a suonare e hanno gusto nelle scelte estetiche: non è facile giostrarsi con una così vasta quantità di riferimenti che spaziano dall’hard rock all’hardcore, dal punk allo ska, eppure il risultato è compatto, omogeneo e piuttosto personale.
La strada intrapresa è quella giusta, speriamo continuino così.

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