Kick – Mothers

- Genere: Trip Hop
- Etichetta: Autoprodotto
- Voto: 4,5/10
- Data uscita: 2016
- Data uscita recensione: 20/12/2016
- Website: https://www.facebook.com/kickoffizial/?fref=ts

by Silvio "Don" Pizzica

Concept d’esordio per il duo bresciano che prova a scandagliare le sofferenze umane nate dal contrasto tra natura e società contemporanea, da quello spazio in cui l’uomo può sentirsi animale libero e la gabbia nella quale è quotidianamente rinchiuso. Riflessioni che arrivano a una conclusione, una soluzione banale. La via di fuga da questa gabbia è l’amore in ogni sua forma e non poteva che esserci una soluzione tanto semplicistica a una questione tanto inflazionata. Lasciando da parte l’aspetto speculativo, sotto quello musicale i Kick prendono a prestito tanti dei suoni che hanno fatto la fortuna del Trip Hop e del Bristol Sound, cercando disperatamente “rumore” personale che fatica a farsi sentire. Il primo j’accuse già nell’intro in cui note nostalgiche introducono il tema del lavoro e della burocrazia spersonalizzante solo attraverso la musica. Tali temi critici sono costantemente alternati a momenti di “luce”, come nella successiva “Vision”, inno alla natura e all’amore. Non mancano brani tratti da terribili fatti di cronaca (“Magick”), metafore per raccontare l’amore umano (“Merry Go Round”) e raccontarne gli aspetti più disperati (“House of Glass”, “Dead End”), citazionismo (“Solitary States”), riferimenti a luoghi magici di questa terra (“Land!”), veri e propri elogi alla vita personificata nel sole (“King Sun”), omaggi personali a persone scomparse (“March”) fino alla conclusiva “Human Error” in cui si palesa la speranza di creazione di un mondo nuovo previa distruzione di quello attuale.

Per tornare al tema portante dell’opera, c’è troppa confusione in questo Mothers, con l’amore visto come unica via di salvezza ma poi raccontato anche come causa primaria di sofferenza ma non è certo questo il grosso limite di un album che non manca solo di talento compositivo ed esecutivo, e per talento s’intenda qualcosa in più della semplice destrezza al canto e alla composizione/esecuzione, ma anche di originalità, idee vere, scelte indovinate di suoni e melodie. Un disco che scivola via senza troppo entusiasmo, totalmente incapace di rapire, sotto qualunque aspetto si voglia considerare. E questa volta, la soluzione non può essere semplicemente l’amore.

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