Peteran Records
Per cominciare il 2007 con una ventata di novità, abbiamo fatto un esperimento dedicato a voi lettori di Rockambula. Per cominciare a farci un'idea su come sia strutturato il mondo delle indie italiane siamo andati ad intervistare Eugenio della Peteran Records, una label romana dall'approccio molto "riot". Inviateci un feedback su quest'iniziativa e fateci sapere se ci sono altri argomenti che vi interessano. Siamo aperti a tutti i suggerimenti!
Ciao Eugenio, parlaci un po' dell'attività svolta dalla Peteran.
Eugenio: La Peteran è un'etichetta underground che si occupa della distribuzione e promozione di band emergenti, portando avanti, ma solo in un secondo momento, anche dei progetti di produzione (registrazione in studio e stampa), con la necessaria cautela, visto il budget altamente limitato. La nostra label distribuisce attraverso le distro, ovvero i canali alternativi e indipendenti, i prodotti da noi sviluppati, nel mercato italiano, ma soprattutto in mercati stranieri. Quest'attività permette di portare in giro le nostre realtà facendole conoscere il più possibile al pubblico, ma anche e sopratutto agli addetti ai lavori.
Cosa ti ha spinto a mettere in piedi un'etichetta?
Eugenio: L'etichetta è nata dalla fine di un'altra label, prematuramente scomparsa per pure questioni burocratiche. La Peteran records nasce comunque dalla grande voglia di far conoscere le nuove realtà del nostro paese, sempre un pò troppo incline a seguire mode passeggere. È una scelta dovuta alla certezza che nonostante tutto, qualcosa di buono può nascere da poco, basta qualche idea, un pizzico di intuizione e una sana pazzia.
Quali sono le difficoltà che si possono incontrare in un'attività del genere?
Eugenio: Le difficoltà più evidenti sono quelle economiche. In una label come la nostra, difficilmente si rientra pienamente delle spese effettuate: è una continua lotta tra conti che non tornano e soldi ricercati qui e là senza successo. In ogni caso questo non ferma la volontà di lavorare giorno dopo giorno su un progetto basato unicamente sulla filosofia no profit, dove il guadagno effettivo rimane sempre e comunque una vera e propria chimera.
Che gruppi avete attualmente nel vostro rooster?
Eugenio: I gruppi che abbiamo prodotto non sono definibili come "gruppi del nostro rooster", anche perchè nessuna formazione, in nessun momento, per nessuna volontà di chiunque, firmerà mai un vero e proprio contratto con la nostra etichetta. Lasciamo piena libertà di movimento e di scelte ai gruppi da noi distribuiti e promossi, non limitando la loro voglia di musica attraverso la freddezza di un contratto o di una omologazione sintattica. Le band che hanno aderito al nostro progetto sono molte. Si parte con gli Antinomia che effettuano nei meandri della loro adolescenza, un rumore di fondo silenziosamente privato; i Miriam in Siberia, assorti nelle beatitudini di una soave percezione di superficialità sonora; passando per i Les Fleurs du Mal, personaggi di una deviazione malinconica che si spinge essenzialmente sulle ruvide pazzie di un'illusione; avvicinandosi all'essenziale bravura dei Physique du Roll (i miei preferiti... lo ammetto!!); continuando lentamente con l'innocenza spezzata degli Ultimavera per arrivare alla debolezza ideologica degli Sheena e alla freschezza dei Lactis Fever; finendo con gli ultimi acquisti, i Chewmytongue, malinconici e dovutamente oscuri, e l'acustica emergente di Matan Rochlitz.
Quali doti deve avere una band per godere del marchio Peteran?
Eugenio: "Doti, godere e marchio", tre parole che francamente non rientrano nel lessico di una label piccola, sfigata ma con tanto cuore come la Peteran. Le nostre scelte sono basate sulla professionalità musicale e umana delle band e degli artisti che si avvicinano alla nostra realtà; professionalità che viene intesa anche come rispetto reciproco e pura sincerità di intenti. Senza queste caratteristiche, anche laddove ci fosse originalità sotto il piano musicale, non porteremmo avanti nessun progetto. Insomma per piacerci, serve unicamente non piacersi, non essere troppo narcisi, e mettere davanti ad ogni cosa la passione, la semplicità e una forte dose di pazzia involuta.
C'è un'etichetta italiana verso cui provi ammirazione?
Eugenio: Ammiro e stimo molte realtà discografiche del nostro paese. Impazzisco giorno dopo giorno per le scelte della Swodonia, autori di produzioni unicamente pazze, per la sobrietà espressiva della Suiteside e per la cara e adolescente Riotmaker, trascurata evidenza musical popolare, che oggi raccoglie i frutti di tanto sudore. Senza dimenticare nomi come Mescal e Santeria, sempre pronte a realizzare qualche prodotto al di fuori del mainstream.
Cosa ascolti in questo periodo?
Eugenio: In questo periodo sto riscoprendo i vecchi nomi del rock effervescente, nomi come The Doors, Led Zeppelin, Velvet Underground, Simon and Garfunkel, Pink Floyd, Bob Dylan, e tutto il filone psichedelico degli anni '60 e '70, non tralasciando le nuove realtà, che non hanno nulla a che vedere con questi ultimi nomi, come quelle dell'indie rock di stampo britannico e del punk rock newyorkese.
Progetti futuri?
Eugenio: Per ora la presentazione dell'ep "The Trap" dei nuovi entrati Chewmytongue e la preparazione del secondo volume del Pet Sampler, che dopo il successo del primo capitolo (più di 2000 copie vendute in meno di due mesi), uscirà quasi sicuramente per fine Gennaio inizio Febbraio 2007.
Floriano Liguoro
