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Psychopathic Romantics

Una band che vale...

Allora, prima di tutto iniziamo con le presentazioni, chi sono gli Psychopathic Romantics?
Gli Psychopathic Romantics sono Mario, Vincenzo, Filippo e Augusto, quattro persone che hanno scelto di raccontare la loro vita attraverso la musica, nello sforzo continuo di cercare il modo più appropriato di descrivere ciò che li circonda.

Il vostro genere musicale è difficilmente catalogabile, voi dove volete archiviarvi?
Tra i generi difficilmente catalogabili già suona bene, anche se capiamo che attualmente questa risulta essere una collocazione piuttosto affollata. Non è il solito "mal d'etichetta" di cui spesso sono affetti molti musicisti, è solo che per noi è più importante essere archiviati nella memoria di chi, suo malgrado, ha conosciuto la nostra musica.

Volete parlarci di come è nato il vostro album "Pretty Prizes"?
Nel 2007 abbiamo pubblicato il nostro album d'esordio intitolato "Altered Education" e lo abbiamo portato un po' in giro per l'Italia; c'è bastato tornare nel nostro quartier generale, in un piccolo paese in provincia di Caserta, dopo il tour, per capire che il nuovo album già lo avevamo praticamente tra i piedi e che non potevamo far altro che pubblicarlo. Così, proprio come una "piccola sorpresa", è uscito a gennaio "Pretty Prizes".

Dove vogliono arrivare le vostre canzoni?
Dovunque sia possibile farle arrivare, e soprattutto dovunque ci siano persone curiose ed interessate ad ascoltare una storia.

Dove volete arrivare voi?
Noi seguiamo le canzoni. Dipende tutto da loro.

Pensate di essere abbastanza apprezzati per quello che fate?
A noi preoccupa essere apprezzati dal pubblico. Perciò pensiamo di sì, non possiamo che riferirci a quello che vediamo ai nostri concerti: se le persone appaiono compiaciute della nostra esibizione e si riesce a vendere qualche cd, questo non può che significare essere apprezzati.

Perché qualcuno dovrebbe ascoltare la vostra musica?
Qualcuno ci ha detto che è terapeutica dopo una forte sbronza. Da assumere il mattino dopo ad un volume apprezzabile.

Apprezzate la scena musicale in Italia oppure vorreste cambiarla in qualche modo?
Nel circuito underground c'è moltissima carne a cuocere. Questo se da un lato crea grande confusione e offre poca opportunità alla tanta musica di qualità di avere la giusta visibilità, dall'altro è sintomatico del fatto che in Italia, a dispetto di quello che si può pensare, c'è molto fermento: ci sono molte persone che hanno belle idee e spesso anche qualcosa di interessante da dire. Altra cosa: moltissimi progetti sono in inglese ed anche il nostro lo è. A noi è capitato, visto che Mario "Dust", autore di quasi tutti i brani, batterista e cantante della band, è italo-americano, e perciò scrive e canta in inglese per una questione di maggiore padronanza della lingua. Non ci siamo però posti alcun limite, che sia l'italiano o il dialetto o l'inglese o lo strumentale, qualsiasi linguaggio non è escluso a priori dalle nostre composizioni. Sarebbe bello per l'Italia se si cantasse in inglese solo per ragioni vere e specifiche e non per il gusto del momento.

Progetti in vista per il futuro?
E' appena partito il tour promozionale di "Pretty Prizes" che ci terrà impegnati i prossimi mesi dentro e fuori i confini nazionali. Continueremo a fare concerti finché non ci ritroveremo tra i piedi il terzo album e a quel punto saremo costretti a pubblicare anche quello.

Sanremo alle porte, cosa pensate di questo evento musicale?
Le canzoni per Sanremo sono scritte apposta, sono pensate a tavolino e devono rispondere a dei requisiti che spesso mettono da parte la qualità e la libertà creativa ed espressiva. Le troppe regole presenti sono lo specchio della troppa censura ancora vigente sulla musica e sulla cultura italiana in generale. Il nostro approccio alla scrittura non segue particolari regole, quindi difficilmente un nostro pezzo potrà mai essere scelto per partecipare alla kermesse canora.

Grazie ragazzi, questo è lo spazio per dire tutto quello che vi passa per la testa...
Bè, lo facciamo in continuazione con la nostra musica, quindi per sapere cosa ci passa per la testa basta ascoltare i nostri dischi o venire ai nostri concerti. Grazie a te.

Riccardo Merolli