Klimt
I Klimt suonano musica che spara dritto in faccia, vediamo cosa hanno da dirci...
Andiamo subito verso lo strano, quanto si sentono importanti i Klimt nel panorama indipendente italiano? Perché?
Al momento i Klimt hanno, nei fatti un ruolo ancora marginale per la scena indie nazionale dovuto al fatto che il progetto è ancora giovane. Ciò non toglie che ci piacerebbe molto poter crescere ulteriormente in prima persona e contribuire alla crescita del movimento stesso.
Lavoriamo per quello anche nella speranza che i ragazzini di oggi ricomicino a comprare chitarre, dischi e a far arrabbiare il vicino con la batteria per esempio.
La vostra musica spara dritto in faccia, dove volete che essa arrivi?
In faccia !
A parte gli scherzi, ci piace la tua definizione ma ci piacerebbe molto potesse penetrare maggiormente anche sottopelle. Per meglio contagiare.
Ci piacerebbe moltissimo sentire una band suonare una cover di un nostro pezzo, magari stravolgendola.
Quale pubblico nasce per ascoltare la musica dei Klimt?
Non sapremmo dirti chi nasce per i Klimt. A nostro parere la nostra musica può esser ascoltata da chiunque: dal pizzaiolo mentre impasta la pizza, al muratore sul cornicione, dal commesso viaggiatore frustrato dalla tangenziale, alla casalinga di Voghera.
L'apprezzamento è ovviamente questione individuale ma la nostra formula prescinde dagli steccati ed è potenzialmente fruibile da un pubblico trasversale.
Particolarmente indicata per gli annoiati da talent show.
Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro?
Il nostro ultimo EP, "Marte è morto", espirme la nostra visione delle cose al momento con la felice e amara constatazione che oggigiorno è davvero morto un certo modo di fare e pensare.
Purtroppo non ci sembra che in molti se ne siano ancora accorti; in realtà ce ne siamo accorti tutti ma non ci mette in moto e si aspetta ancora passivamente che tutto vada a posto da sè.
Marte è inteso come Dio della guerra o anche come il pianeta di un "presunto futuro". Per noi l'arroganza, la violenza, il futuro inteso come corsa continua, la visione dominatrice sono tutte cose morte, desuete ormai superate. Non resta che accorgersene e forse fare un passo indietro.
Sgomitare per apparire, non ringraziare, saltare le file, fare a chi ce l'ha più grosso (il Suv?), lavarsi la coscienza con 2 gettoni ma senza sfregare. Sono tutti concetti che vogliamo ritenere "demodè", non solo a livello di società ma anche e soprattutto di singoli.
La rivoluzione deve partire dell'individuo.
Chi scrive i vostri attenti testi? Come nascono le vostre canzoni?
Siamo in due ed il lavoro sui testi è da attibuirsi al 50%.
La canzone può nascere in qualsiasi modo; da un'idea di Andrea o Stefano o nella maggior parte dei casi da una continua rielaborazione a quattro mani.
In genere nasce come un impeto spontaneo e il lavoro successivo ha lo scopo di inglobare il maggior numero di significati e suggestioni per l'ascoltatore.
Meglio in studio oppure live?
Ci troviamo a nostro agio e ci divertiamo in entrambe le situazioni in realtà.
Lo studio è più creativo e libero ma richiede tempi, pazienza e dedizione assoluta per evitare i circoli viziosi.
Il live è la dimensione primordiale della musica e anche quella del futuro perché consente il confronto diretto e lo scambio di emozioni con il pubblico.
Un live è un esperienza totale a livello sensoriale, un dare in pasto la proprie creature e sottoporsi a un giudizio. Non è una cosa necessaria se si ha paura, farla è quindi anche un modo di rischiare.
Lo studio può invece contare sul conforto della disciplina.
Come band avete un obbiettivo definito?
Divertirci come bestie inferocite. Ti sembra poco?
In realtà è anche un affinarsi di continuo per fare arrivare i nostri messaggi e le nostre emozioni.
E' un lavoro su sé stessi, un provare con la sintesi di una canzone a mettere ordine tra la nostre idee ed emozioni e capirle di più per poi prestarle agli altri.
Come vivete il fatto di essere una band?
Siamo in due e quindi non lo viviamo! E' un rapporto tra due amici e compagni di merende con la stessa passione e lo stesso sanissimo bisogno di confrontarsi per provare a migliorare.
A proposito, stiamo valutando l'inserimento di un terzo elemento nella band soprattutto per il live, un polistrumentista con funzioni prevalentemente ritmiche: c'è qualcuno interessato?
Dimenticavo, chi sono i Klimt?
Come si diceva sopra i Klimt sono Stefano Cristiano alle voci, chitarre e Andrea Menini alla voce ed agli elementi ritmici.
Come progetto ad oggi abbiamo autoprodotto tutto quello che ci riguarda: canzoni, dischi, stampa, copertine, ecc. Registriamo in salotto e ci avvaliamo del prezioso aiuto di Irene Volpi per quanto riguarda la parte grafica a 360 gradi: foto, video, copertine, artwork.
E' sua anche l'idea del packiging del nostro Marte è morto fatta con materiali di recupero a cui abbiamo dato una seconda vita.
Questo è il vostro spazio per dire tutto quello che vi passa per la testa...
Al di la del nostro singolo caso speriamo vivamente di vedere presto, magari anche con il nostro aiuto e di webzine coma la vostra che ringraziamo per l'attenzione, la rinascita di una scena musicale a tuttotondo che ricominci a funzionare sia artisticamente che come industria.
Il potenziale di un'arte come la musica è infinito ma attualmente inespresso ed in questo momento avremmo davvero bisogno di bellezza.
Riccardo Merolli
