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Devocka

- Devocka, un nome particolare, che ha riferimento nella letteratura e nel cinema. Mi dite perchè e come lo avete scelto? Cosa condividete con la filosofia del capolavoro di Burgess e di Kubrick? I vostri interessi sono lo stupro, l'ultra violenza e Beethoven (scherzo!)

In realtà condividiamo tutto di questo duplice capolavoro (novella e film), compreso il "Ludovico Van" e l'ultraviolenza di una società esasperata e votata al condizionamento del pensiero. Le scene di violenza iperrealistiche fanno riflettere se osservate con giusta attenzione. Siamo rimasti folgorati da Arancia Meccanica ed è così ogni volta che lo rivediamo. Nello specifico Devocka è il modo in cui Alex, il drugo protagonista del film, chiama le ragazze, scritto nella corretta translazione russa. Ci piaceva l'idea di utilizzare uno dei linguaggi di quest'opera.

- Quando siete nati come Devocka? Come sono stati gli inizi nel mondo della musica?

Siamo nati a fine 2003 a Ferrara, ci conosciamo da sempre ed abbiamo iniziato a massacrarci le orecchie fino ad arrivare all'incisione della prima autoproduzione (2005), che apre le porte ai primi concerti, ai primi passaggi radio e al primo contratto discografico. Nel 2006 esce infatti "Non Sento Quasi Più", il nostro primo album ufficiale, licenziato dalla CNI di Roma e distribuito da Venus. Quest'anno è toccato a "Perchè Sorridere?!" continuare il nostro percorso artistico, con il mixaggio di Giulio Favero de Il Teatro Deglio Orrori.

- Il vostro nuovo disco si intitola "Perchè Sorridere!?". Ve lo chiedo io allora, perchè sorridere?

È una domanda a cui non sappiamo appunto rispondere. Quando ho scritto quel testo, seppur nella sua semplicità, avevo in mente le stragi italiane negli anni della strategia di tensione, Piazza della Loggia, la stazione di Bologna, Ustica ecc... ma anche del G8 di Genova o il solo pensiero di vedere e sentire cosa combina chi ci comanda, o in che direzione sta andando questa società piena di falsità, di falsi sorrisi. Già... perchè sorridere?

- Giulio Favero, chitarrista del Teatro degli Orrori e dei One Dimensional Man, ha prodotto il vostro nuovo album, in più è ospite alla chitarra in due brani. Come è nata la collaborazione con lui? E come è stato lavorare insieme?

Abbiamo grande stima di Giulio, sia come musicista che come produttore e ci è piaciuto molto anche come persona. L'abbiamo contattato e gli abbiamo fatto sentire i nostri brani. Ci abbiamo lavorato sopra e alla fine ha anche suonato la chitarra su due dei nostri pezzi, dandoci anche suggerimenti per altri. Non era previsto il fatto che suonasse sui nostri pezzi, noi ci speravamo ovviamente. Durante il mixaggio proprio del brano "Perchè Sorridere?", Giulio ha cominciato a battere il piede e ci ha chiesto: "Posso registrare una chitarra?". Ovvia la risposta, poi ne ha fatta una seconda su "Pane". Ci siamo trovati benissimo!

- Che differenze ci sono tra il nuovo album e il precedente "Non sento quasi più" di tre anni fa? Sia musicalmente che dal punto di vista di voi come artisti che cosa è cambiato?

"Perchè Sorridere?!" ha un suono più robusto e più cupo, i brani hanno maggior ritmo e sono più compatti tra loro, in generale è un disco che ha una tensione costante. In "Non Sento quasi più" ci sono diverse aperture melodiche che invece ora sono quasi totalmente sparite, non per scelta, ma una sorta di "evoluzione"/cambiamento del nostro modo di esprimerci. Poi certamente siamo maturati e abbiamo tanti ascolti in più rispetto al 2006.

- Vorrei sapere come nascono le vostre canzoni, il vostro processo creativo e chi scrive i testi.

Spesso sono dettati dall'istinto, dal momento. Da una nota stonata, da riff che ci girano in testa e che qualcuno di noi porta in sala prove lasciando, in ogni modo, lo sviluppo dell'intero brano alla band. I testi sono i prevalenza miei, anche se quando li scrivo cerco di confrontarmi il più possibile con i miei compagni che mi danno spesso suggerimenti, considero l'intero processo creativo delle canzoni (testi compresi) un lavoro di gruppo, nel senso più ampio del termine.

- Voi siete di Ferrara: come è la scena musicale in questa città? Ci sono gli spazi per suonare?

In città c'è fermento, ma la stessa città non offre molti spazi alle band ed i pochi che ci sono non sono certo gestiti bene. Assieme ad altre band amiche stiamo cercando di proporre spettacoli un po' diversi dal classico concerto, abbinando anche mostre pittoriche e fotografiche, in modo da interagire anche con molta gente di diverse estrazioni artistiche.

- Che tipo di musica vi ha influenzato e con chi vorreste collaborare?

Il noise, la new wave e il dark. Personalmente adoro Bauhaus, Joy Division, Massimo Volume, CSI, Virgin Prunes, Jesus Lizard, Dinosaur Jr, Bachi da Pietra, Current93, Oneida, Melvins ecc... Sarebbe bellissimo continuare a collaborare con Giulio Favero, e mi piacerebbe conoscere personalmente Emidio Clementi.

- Il disco è in italiano, eppure siete stati invitati a suonare dal vivo a Birminghan per Amnesty International, ed eravate l'unico gruppo non inglese. Avete mai pensato di cantare in inglese o in un'altra lingua? Siete interessati al mercato estero?

Certo che siamo interessati al mercato estero, ma attualmente non penso sia possibile comporre testi in inglese. La nostra non è una scelta estetica o di "mercato", semplicemente è il nostro modo di esprimerci, non riuscirei a riprodurre in inglese i miei testi, è l'istinto e la voglia espressiva che porta tutto verso questo linguaggio, anche se spesso a certa gente pare meno comprensibile che l'inglese. Mi sento chiedere "Perchè non cantate in inglese?", quando per me è un fatto puramente espressivo, uso il linguaggio che meglio riesce ad esprimere i miei pensieri.

- Quali sono i vostri scopi come band? Che cosa sognate e che cosa siete felici di aver raggiunto?

Non abbiamo scopi o obiettivi in particolare. Chiaramente ci piacerebbe vivere totalmente con la nostra musica, ma sappiamo che è impossibile, in ogni modo, facciamo musica perchè è necessario per respirare, perchè è necessario per esprimerci, perchè è la luce della giornata, della nostra vita. Con "Perchè Sorridere?!" stiamo riscuotendo tantissimi consensi dalla critica, ci piacerebbe riuscire ad organizzare un maggior numero di concerti, ecco questo è un vero obiettivo! Eppoi stiamo già preparando il terzo disco. La data in Inghilterra che prima citavi è stata una grossissima soddisfazione oltre che un'esperienza indimenticabile.

- Mi parlate del supporto che vi ha dato "Nervous" Collettivo di esportazione artistica?

Il collettivo Nervous è nato qualche anno fa, partendo con una base di quattro band, per il momento sono due: Devocka e Penelope Sulla Luna, coadiuvate da diverse persone sia interne ai due gruppi che esterne. Attualmente si sta occupando della promozione e del booking dei dischi dei propri artisti. Assieme al collettivo stiamo cercando appunto di organizzare diversi concerti per i primi mesi del 2010.

- Ma in Italia per sfondare nella musica bisogna per forza fare i reality musicali?

Sì, oppure essere paraculati, o conoscere l'aggancio giusto. La meritocrazia non esiste in Italia e se non fai parte della casta.... beh, è un bel problema. Infatti ci stiamo rimboccando le maniche facendo girare il nome il più possibile, sperando anche in qualche aiuto.

- Il vostro è un disco arrabbiato, che punta il dito verso perbenismo e falsità. Che cosa non vi piace di questa società e soprattutto di questa Italia?

Di cose e situazioni che non ci piacciono ce ne sono tante. Penso che nel nostro paese in molti campi, a rovinare tutto è ancora una volta la speculazione e le lobby. Poi la gente è così abituata a farsi comandare, a farsi dire come e cosa deve fare che si rincoglionisce davanti alla tv, credendo che tutto sta procedendo per il verso giusto. Non vi è ricerca, nè personalità, sta tutto scemando. Eppoi nella quotidianità sono tante le cose che non sopporto, dalla condizione lavorativa e contrattuale (siamo tutti e quattro dei lavoratori), a chi ci comanda, al bisogno di avere "conoscenze" per poterci fare ascoltare. Insomma tante cose.

- Ma i Devocka sono così inquieti anche quando scendono dal palco?

Io sono molto inquieto, infatti i miei compagni non mi sopportano più! :-) In ogni modo il palco è una dimensione a se, diventiamo tutti inquieti, alti e belli, in realtà siamo dei mostri!

- Beatles o Rolling Stones?

Beatles "e" Rolling Stones. Entrambi!

- Avete un messaggio? Bene, spazio libero. E' la vostra occasione per dire quello che pensate. sfogatevi.

Direi che ci siamo sfogati abbastanza, speriamo solo di poter continuare a suonare allargando il nostro giro concerti in Italia. Naturalmente ringraziamo lo staff di Rockambula e nello specifico te, Clarissa, per le bellissime parole sul nostro disco.

Clarissa Tempestini