Interviste

Home » Interviste » Nicker Hill Orchestra

Nicker Hill Orchestra

Rockambula decide di farsi una chiacchierata con i Nicker Hill Orchestra, una band che farà parlare di se...vediamo cosa hanno da dirci...

Prima di tutto le presentazioni, chi sono i Nicker Hill Orchestra?
Nicker Hill Orchestra sono:
MATTIA: Diego, Enrico, Samuel, Mattia - in ordine batteria, basso, chitarra e voce, chitarra e voce. Un gruppo che nasce dalla voglia di fare musica insieme ma che cerca di essere sempre coerente con il proprio carattere.

Una band decisamente post rock con tantissime influenze, come vi piace definire la vostra musica?
DIEGO: Sinceramente è un problema che non mi pongo... Ascoltiamo tutti tantissima musica, quindi credo sia normale trovare nei nostri pezzi diverse influenze mescolate.
MATTIA: La nostra musica può essere definita in molti modi: catalogarci nel post rock suppongo sia il sistema più sbrigativo ma non il più completo. In realtà le nostre influenze spaziano in tante direzioni. Anche perché oltre alla musica amiamo ogni forma d'arte: dalla letteratura, al cinema, a tanto altro, perciò credo sia miope dare un nome o un aggettivo alla nostra musica. A me sembra apocalittica, sinfonica, cinematografica, ipnotica. Ma ciò che vorrei più di tutto è che fosse in grado di avvolgere, trasportare ed entrare nell'ascoltatore.

Finalmente un'etichetta, volete parlarci del vostro rapporto con In the Bottle Records?
MATTIA: Samuel conosce da tempo i ragazzi che hanno aperto questa piccola label perché vivono in due paesini confinanti e le realtà musicali inevitabilmente si conoscono. La filosofia di In The Bottle comunque è concreta e rispettata da tutti quelli che ne fanno parte: aiutarsi reciprocamente e sostenersi l'un l'altro.

Chi scrive e come nascono i vostri pezzi?
MATTIA: I pezzi nascono in modi diversi: non c'è un percorso comune a tutti. Ognuno propone pezzi in sala prove, insieme si cerca una soluzione, a volte qualcuno ha già le idee chiare, più spesso invece si tende a provare e riprovare improvvisando su riff o giri di basso o chitarra.

I vostri pezzi circoscrivono tanta malinconia, almeno è quello che io ho sentito, cosa cercate di creare?
DIEGO: In parte è vero. Credo che la malinconia sia un sentimento che fa parte di ogni essere vivente, estremamente vero e intimo. Spesso è vista come un elemento di debolezza, una sorta di continuo piangersi addosso. Ma io personalmente non la vedo così. Credo che la malinconia sia qualcosa che tocca a tutti prima o poi nella vita. Solamente in momenti diversi. E' come tirare le somme dopo aver vissuto tante esperienze, belle, divertenti, dolorose...Una sorta di fotografia mentale dalle trame leggermente sfocate, in cui non si distingue più la singola immagine. Il dettaglio cede spazio alla visione d'insieme, la prospettiva si allarga, lo spazio e il tempo si dilatano oltremisura, i suoni sbiadiscono... Ecco, forse la presenza della malinconia nelle nostre canzoni sottolinea questa situazione mentale, senza però imporre niente a nessuno. Fare in modo che ognuno si perda nel suo viaggio, nei propri flashback e allo stesso tempo condividerlo con gli altri, fare in modo che l'esperienza e i ricordi del passato si fondano per ritrovarsi nel presente e proiettarci nel futuro. Tutti insieme.
ENRICO: Quando ci chiudiamo in sala prove diamo sfogo alle emozioni che abbiamo durante ogni nostra singola giornata, ognuno di noi la vive in modo differente per impegni o lavoro.
Io cerco di esprimere quello che è il mio stato d'animo. Ci piacciono le sonorità malinconiche forse perchè lo siamo noi stessi, io in prima persona, altre volte i "giri" arrivano così inaspettatamente... non c'è una logica precisa...

Vi sentite apprezzati nel panorama indipendente italiano?
MATTIA: Credo che sia prematuro dare una opinione su chi non apprezza e chi apprezza. Temo che il gruppo e soprattutto la musica sia ancora sconosciuta ai più e di conseguenza la risposta potrebbe essere "no", ma in realtà credo che chi ci ascolta e ci segue sia convinto che il nostro sforzo abbia un valore e un significato perciò anche "sì" è una risposta valida.
DIEGO: Non so cosa intendi tu per panorama indipendente italiano. Se ti riferisci alla gente che come noi non vive di musica ma lo fa semplicemente per passione, che è disposta a macinare centinaia di chilometri su furgoni scassati per suonare in qualsiasi posto ti facciano suonare, che è spinta più da un urgenza comunicativa piuttosto che dal cachet della serata... Questo per me significa quello che tu chiami panorama indipendente italiano.Gente che ha voglia di esportare la propria musica, ognuno col suo stile, ma con vera passione. Gente vera, senza spocchia o puzza sotto al naso.

Il sound da voi prodotto è alla portata del mercato italiano? Magari all'estero..
MATTIA: Credo che il mercato in generale proponga ciò che il mercato è in grado di vendere. È anche vero che è lo stesso mercato ad avere buona parte della colpa se per radio si sente tanta musica non valida. Il nostro sound è poco radiofonico, ma anche la radio forse dovrebbe cambiare un po' le direttive oppure allargarle.
DIEGO: Tenendo presente che in Italia non esiste un'emittente radiofonica nazionale per promuovere le realtà che gravitano attorno al modello mainstream... Direi che la situazione è drammatica! In ogni caso so che suonare un certo tipo di musica comporti anche questo... Fondamentalmente è una questione di attitudine alle cose e alla vita più in generale. All'estero il meccanismo dev'essere simile, non credo vi siano poi così tante differenze. Ci sarà sempre il Ligabue o il Vasco Rossi di turno e tutto intorno gli altri a dividersi le briciole. Ma d'altra parte è il prezzo che si paga per fare la Propria musica.

Dove volete arrivare con la vostra musica?
ENRICO: Io mirerei a suonare dal vivo il più possibile, ovunque, sia in Italia e magari anche all'estero.
Il massimo della mia ambizione sarebbe riuscire a far sapere che ci sono tantissimi gruppi come noi che si sbattono per girare lo stivale e suonare la propria musica esprimendo il loro modo di essere calcando un palco. Far conoscere tanti addetti ai lavori in gamba che rendono possibili eventi come concerti, festival o altro. Insomma, la gente crede che esista solo x factor o robe simili e crede che quella sia la via da seguire ma non sa che esiste un vero e proprio meraviglioso mondo nascosto...
DIEGO: Mi piace la dimensione del viaggio... Quindi conoscere gente nuova, vedere nuovi paesaggi e conoscere realtà diverse dalla mia.

Una band di narcisi o cosa?
DIEGO: Direi più di crisantemi in cui scorre linfa verde speranza!
MATTIA: Una band di narcisi che narcisi non sono...se il narcisismo è diretto alla musica allora sì. Narcisi come prime donne: non proprio.

Questo è il vostro spazio per promuovervi e dire tutto quello che vi passa per la testa...
MATTIA: Vai Samuel!
SAMUEL: Troppe cose da dire, meglio restare in silenzio! eh eh...

Riccardo Merolli