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	<title>Rockambula</title>
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	<description>Webzine di musica indipendente made in Italy</description>
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		<title>Dal 15 maggio anche in Italia Orchards/Lupine dei DeWolff</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Esce il 15 maggio, per la OTRlive il disco dello strepitoso trio olandese DeWolff che ha già conquistato i palchi più ambìti d&#8217;Europa: Sziget, Lowlands, Pinkpop. Nella musica dei DeWolff riecheggia tanto rock degli anni ‘60 e ‘70, ma anche ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/dal-15-maggio-anche-in-italia-orchardslupine-dei-dewolff/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esce il 15 maggio, per la OTRlive il disco dello strepitoso trio olandese DeWolff che ha già conquistato i palchi più ambìti d&#8217;Europa: Sziget, Lowlands, Pinkpop.</p>
<p>Nella musica dei DeWolff riecheggia tanto rock degli anni ‘60 e ‘70, ma anche tanto jazz e blues; la loro è una miscela di raffinato rock psichedelico, classico, progressive e krautrock.</p>
<p>Il 13 luglio i DeWolff saranno headliner sul main stage di Arezzo Wave Love Festival, data in esclusiva per l’estate 2012. Il gruppo tornerà in tour in Italia il prossimo novembre.<br />
 Solo un piccolo esempio delle tante prestigiose partecipazioni del gruppo:</p>
<p>www.youtube.com/watch?v=P1TiIzD1nNo&#038;feature=related Lowlands 2011<br />
www.youtube.com/watch?v=yCfRP6Kn3w8 Pinkpop 2010</p>
<p>In concomitanza con la pubblicazione dell’album, in radio da domani il singolo Evil and the Midnight Sun. Qui di seguito il link per visionare il relativo video:  www.youtube.com/watch?v=NsRcjSSBE9M</p>
<p>www.dewolff.nu<br />
www.otrlive.it<br />
www.remusic.eu<br />
nausicaabooking.blogspot.it</p>
<p>Contatti:<br />
Responsabile progetto: Nausicaa Milella</p>
<p>Ufficio stampa: Marcella Chiummo (marcella@otrlive.it)<br />
Promozione radio e web: Elena De Vito (elena@otrlive.it)<br />
Booking: Diletta Beci (diletta@otrlive.it) e Nausicaa Milella (nausicaa.booking@gmail.com</p>
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		<title>Tuesday’s Bad Weater &#8211; Electric Paranoise</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tuesday’s Bad Weater]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il loro secondo long playing i Tuesday’s Bad Weather, duo Tarantino composto da Pierpaolo Scuro (voce, chitarra e synth) e Alessio Messinese (cori, chitarra e synth), hanno segnato una spaccatura netta con il loro precedente lavoro ( “…Without thinking”). ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/tuesday%e2%80%99s-bad-weater-electric-paranoise/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il loro secondo long playing i <strong>Tuesday’s Bad Weather</strong>, duo Tarantino composto da Pierpaolo Scuro (voce, chitarra e synth) e Alessio Messinese (cori, chitarra e synth), hanno segnato una spaccatura netta con il loro precedente lavoro (<strong> “…Without thinking”</strong>).</p>
<p>Mentre il primo, uscito nell’Aprile 2011, andava a toccare la parte più sognante e riflessiva che ognuno di noi porta dentro talvolta toccandoci le corde di quell’intimità che riusciamo a fatica a far uscire; il loro secondo lavoro si presenta meno ‘candido’, più adirato e chiassoso.<br />
Il susseguirsi di sonorità che vanno dal folk al blues con richiami di post-punk e alternative rock rendono tutto l’album una piacevole mescolanza di suoni e musica che al primo ascolto ci può quasi confondere e spaesare.</p>
<p>Siamo portati a chiederci, per esempio, cosa c’entri la prima traccia dell’album “<strong>Damn Song</strong>”, che mescola il punk-rock con elementi sperimentali e ci fa tornare alla mente agli anni ’80 con il boom del post-punk; con “<strong>Distant Places</strong>”, terza traccia del lavoro che evoca ambienti arabeggianti e ci trasporta in un ambiente rilassato e caldo quasi a volerci far addormentare coccolati dalla sua musica.<br />
Oppure possiamo chiederci cosa accomuni una canzone come “<strong>Tesla</strong>”, canzone nella quale il protagonista indiscusso è il drum machine, ad una traccia come “<strong>There’s No One</strong>” che ricorda quel folk –rock degli anni ’70.</p>
<p>La risposta a questi dubbi circa il filo conduttore di questo lavoro dei <strong>Tuesday’s Bad Weather</strong> la possiamo riassumere in una parola: Sperimentazione!<br />
Tutto l’album è una continua sperimentazione che il duo tarantino ha voluto mettere in atto quasi a cercare di superare quelle ‘barriere’ che la musica stessa a volte impone a chi la crea.<br />
E, come diceva <strong>John Cage</strong> nella seconda metà degli anni ‘50, la parola ‘sperimentale’ “fornisce la comprensione di se stessa” e “l’azione sperimentale è il risultato di ciò che non è previsto”.<br />
Electric Paranoise è proprio questo: “il risultato di ciò che non è previsto”.<br />
Esclusivamente ascoltandolo ci si renderà conto che solo l’album potrà fornire “la comprensione di se stesso”.</p>
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		<title>The Regal – The Regal</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Sannella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[A Buzz Supreme]]></category>
		<category><![CDATA[The Regal]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti dischi ci passano tra le mani, e quanti grossi i rischi che potrebbero far capitombolare il “sacrificio” di una band sconosciuta verso il burrone del fallimento o perlomeno bollati di chissà che cosa causa un ascolto distratto e facilone; ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/the-regal-%e2%80%93-the-regal/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti dischi ci passano tra le mani, e quanti grossi i rischi che potrebbero far capitombolare il “sacrificio” di una band sconosciuta verso il burrone del fallimento o perlomeno bollati di chissà che cosa causa un ascolto distratto e facilone; tra le pieghe di questi nostri ascolti critici passa di tutto, basta tendere bene l’orecchio e prima o poi il “buono” cade nella trappola come quest’esordio omonimo tutto fiorentino, sono i <strong>The Regal</strong> e scrivono nove splendide canzoni condite da sonorità profonde e a tratti oscure, miscelano diversi stili tessendo brillanti equilibri sonori assolutamente e stranamente vintage per una band che si “appropinqua” al gran pubblico.</p>
<p>Si, effettivamente l’accavallamento d’idee è proposto in queste tracce con vincente continuità, mantenendo per tutto il loro raggio vitale e d’azione anche divagazioni e contrasti (mai grovigli) che si riscontrano nelle ballate nei campi di fieno profumato <em>Younghiani </em>“<strong>The calling of  loneliness</strong>”, “<strong>A song for piano</strong>”, “<strong>Napoleon Hotel</strong>”, nel <em>Nash</em> visionario “<strong>The last Christmas</strong>” (<em>scritta da Vanina</em> <em>Viviani</em>), “<strong>I wanna go back</strong> <strong>to the start</strong>”, nel tremolo mex <em>Dylaniano</em> prima ed elettrico dopo “<strong>You shot your love</strong>”, “<strong>Rockin’ stage</strong>” sul <em>Fogerty </em>con la camicia a quadrettoni “<strong>She’s rock’n’roll</strong>” o nell’amorevole stretta di cuore di una chitarra acustica alla <em>Jackson</em> <em>Browne</em> che cadenza agrette da ogni poro “<strong>They got the light in their eyes</strong>”, un disco con il quale non bisogna essere muniti di tempo e coraggio per lasciarsi vincere dalla sua lenta e rilassante bellezza, o per abbandonarsi totalmente alla sua atmosfera di fine pomeriggio, lo si lascia con dolenza ambientare sotto il lettore ottico e la magia si rinnoverà quando e quanto si vorrà.</p>
<p>Qua e la “compaiono” i blitz chitarristici di <em>Stefano Venturini</em> (<em>Ka Mate Ka Ora e Werner</em>) mentre ad <em>Andrea Badalamenti</em> voce e chitarra, <em>Alessio Consoli</em> basso e <em>Manuel Pio</em> alla batteria, i The Regal al completo, spetta il compito di “spargere e diffondere” urgentemente la grande fiamma emozionale che sibila rabbiosa per uscire da questo spessore sonoro che già magnificamente ci ha risvegliato ricordi, presenti e nuove speranze sonore a venire.</p>
<p>La trappola anche questa volta ha funzionato alla grande!</p>
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		<title>Formanta! &#8211; Everything Seems So Perfect From Far Away</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Everything Seems So Perfect From Far Away]]></category>
		<category><![CDATA[Formanta!]]></category>
		<category><![CDATA[New Model Label]]></category>
		<category><![CDATA[Seahorse Recording]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo alcune cose fatte in passato (alla memoria anche di Rockambula) arriva il primo disco ufficiale per i Formanta! la lunghezza del titolo Everything Seems So Perfect From Far Away la dice lunga (e questo ingenuo gioco di parole nasce ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/formanta-everything-seems-so-perfect-from-far-away/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo alcune cose fatte in passato (alla memoria anche di <strong>Rockambula</strong>) arriva il primo disco ufficiale per i <strong>Formanta!</strong> la lunghezza del titolo <strong>Everything Seems So Perfect From Far Away</strong> la dice lunga (e questo ingenuo gioco di parole nasce dal cuore) sul naturale spaziare del sound in questione, su tutte le sfaccettature artistiche toccate in maniera sobria e gentile. La musica non subisce mai imprecisioni, l&#8217;imbarazzo manca. Ebbene si, siamo contenti di non essere nati soltanto per subire.</p>
<p>Pensavo e ripensavo mentre ascoltavo, questa voce femminile prende sapori conosciuti al palato, poi <strong>Kate Bush</strong> mi appare come una figura celeste e per qualche momento è lei la voce mentore, poi si cambia direzione e rimango nuovamente spiazzato. Sarà colpa di quel basso deciso nell&#8217;esecuzione, di quelle chitarre che si dilungano in assoli rock sessantottini, di quell&#8217;ambiente decisamente e miticamente new wave. Non elettro new wave, solamente new wave. La new wave post punk degli <strong>Smiths</strong> dove a volte la band vuole arrivare, passando per fantasiosi paesaggi innevati dove un timido maggio fatica a portare primavera e colori. I <strong>Formanta!</strong> maturano con gli anni portandosi sulle spalle il peso dell&#8217;attuale scena musicale dove è difficile farsi spazio tra tonnellate di immondizia suonata e diffusa tramite internet, dove la bellezza della libertà mostra inesorabile il rovescio marcio della medaglia, perché tra artisti dell&#8217;ultimo momento e camerette studio è davvero difficile fare una selezione dignitosa. Preferisco parlare di loro e delle sensazioni legate a questo concept moralmente corretto e senza inganno, della reale certezza di avere nello stereo qualcosa di vero, di una batteria, un basso nudo e teso, una chitarra, della capacità di trasmettere emozioni parallele ad ogni personale stato d&#8217;animo. Sono pronto per accogliere <strong>Everything Seems So Perfect From Far Away</strong> dei <strong>Formanta!</strong>, ho capito di averne le capacità. Un inizio che promette veramente bene.</p>
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		<title>ZIBBA E ALMALIBRE: IL NUOVO EMOZIONANTE DISCO</title>
		<link>http://www.rockambula.com/zibba-e-almalibre-il-nuovo-emozionante-disco/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Anticipato dal singolo “NANCY” a cui presta i fiati ROY PACI, esce “COME IL SUONO DEI PASSI SULLA NEVE” il quarto disco del cantautore ligure ZIBBA Ancora un “mucchietto” di canzoni di gran classe Poesia per le vene e suoni ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/zibba-e-almalibre-il-nuovo-emozionante-disco/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anticipato dal singolo “NANCY” a cui presta i fiati ROY PACI,<br />
esce “COME IL SUONO DEI PASSI SULLA NEVE”<br />
il quarto disco del cantautore ligure ZIBBA<br />
Ancora un “mucchietto” di canzoni di gran classe<br />
Poesia per le vene e suoni buoni per ogni parte del corpo</p>
<p>Esce il 22 maggio il nuovo disco del cantautore Ligure Zibba, accompagnato come sempre dagli Almalibre. Con i primi due album Zibba partecipa al Primo Maggio di Roma, e a diverse trasmissioni musicali in tv (CD LIVE, TOP OF THE POP, &#8230;).<br />
PREMIO BINDI e ARTISTA CHE NON C&#8217;ERA 2011&#8230;e ancora, ZIBBA passa dal palco del PREMIO TENCO al salotto di PARLA CON ME con il suo ultimo lavoro &#8220;Una cura per il freddo&#8221; che lo ha portato a duettare nel 2011 con Bunna (Africa Unite) e Tiromancino, e in giro per i palchi di tutta Italia per un tour ininterrotto di due anni.</p>
<p>Nel maggio 2012 esce il nuovo disco &#8220;Come Il Suono Dei Passi Sulla Neve&#8221; (Volume!/Warner/Venus), undici canzoni, undici modi per raccontare un mondo, quello di Zibba, che parla dritto al cuore della gente. Un disco cinematografico nelle immagini che racconta e nelle suggestioni che portano a sentirsi sempre dentro la scena di un film.<br />
&#8220;Come il suono di passi sulla neve&#8221; è il disco di un artista che non strizza l&#8217;occhio alle mode e ai modi, che non si perde nelle barriere generazionali; che racconta la gioia di vivere che nasce dalla passione e dall&#8217;esigenza di portare al pubblico un messaggio semplice e trasparente.<br />
Un concept album sull&#8217;Amore in tutte le sue forme, capace di trasportare l&#8217;ascoltatore dall&#8217;asfalto ruvido delle strade del jazz fino alle terrazze in riva al mare dove i sognatori hanno casa e cuore, con un pizzico di elettronica e un po&#8217; di levare, colorato tappeto di un modo di fare canzone degno dei grandi nomi della storia della canzone italiana.<br />
Registrato in un forno per mattoni a Moie (An) il disco è un passo di maturità artistica e consapevolezza per Zibba e la sua rinnovata band di sei elementi. Al disco partecipano diversi ospiti quali Roy Paci, Eugenio Finardi, Vittorio De Scalzi e Carlot-ta, oltre alle partecipazioni straordinarie di Adolfo Margiotta, Enzo Paci, Gianluca Fubelli, Alberto Onofrietti e Silvia Giulia Mendola che danno voce ad intermezzi che fanno da collante poetico alle canzoni.<br />
La grande forza di questo cantautore e della sua band sta nei concerti: un viaggio intimo, in un mondo fatto di parole calde. Vita di tutti i giorni, sesso, amicizia. Vene pulp e bukowskiane accostate a messaggi diritti alla pancia e all’anima. Finestre sull’umanità e sulle sue infinite sfaccettature. Una calda coperta sdraiata sull’ascoltatore.</p>
<p>ZIBBA &#038; Almalibre<br />
“COME IL SUONO DEI PASSI SULLA NEVE”<br />
(VOLUME! Records – Warner – Venus)</p>
<p>Official Page</p>
<p>http://zibba.it/</p>
<p>ufficio stampa<br />
VOLUME! Records<br />
L&#8217;ALTOPARLANTE – www.laltoparlante.it<br />
PROTOSOUND POLYPROJECT – www.protosound.net</p>
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		<title>Epater le Bourgeois capitolo 3</title>
		<link>http://www.rockambula.com/epater-le-bourgeois-capitolo-3/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti troverai bene a Torino- Ripeté il mio padrone di casa. Sì ti troverai bene – Gli fece eco Piera. Magari Piera può farti fare un giro della città se ti va- Aggiunse Lui. Quella che suonava come una definitiva ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/epater-le-bourgeois-capitolo-3/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti troverai bene a Torino- Ripeté il mio padrone di casa.<br />
Sì ti troverai bene – Gli fece eco Piera.<br />
Magari Piera può farti fare un giro della città se ti va- Aggiunse Lui.<br />
Quella che suonava come una definitiva benedizione del mio arrivo in città mi trascinò con tutta la sua potenza al mio presente.<br />
Se fino a quel momento Torino era stato un progetto ora era diventato un fatto reale.<br />
Se fino al giorno prima avrei magari potuto cambiare idea con un insolito colpo di testa ora ero là. Non potevo mica tornare indietro.<br />
Perché avevo lasciato l’Abruzzo. Avevo salutato tutti gli amici che per un motivo o per l’altro avevano scelto di restare. All’ombra di quella montagna che era tanto dolorosamente bella quanto capace di tenerti in trappola se voleva. Loro avevano deciso di restare e io di andarmene ma io non mi sentivo mica più coraggioso di loro solo perché avevo fatto un paio di valigie e preso in affitto una stanza in un’altra città.<br />
Perché avevo deciso di andarmene. Per me una città valeva l’altra. Avevo deciso di fare l’università per fare contenti i miei genitori e avevo scelto Ingegneria perché il fratello di mia madre, Ingegnere a sua volta, mi aveva assicurato che con quel pezzo di carta avrei trovato lavoro molto più velocemente degli altri. Se alla fine scelsi Torino fu perché se dovevo andarmene tanto valeva andare lontano. Non sopportavo l’idea di fare la vita dei pendolari che vivono gli anni dell’università sul vagone di un treno maleodorante con la valigia sempre in mano. Non sopportavo l’idea di una madre che avrebbe piagnucolato al telefono chiedendomi se sarei tornato per il suo compleanno e che mi avrebbe caricato di lasagne e barattoli di sugo quando fossi ripartito.<br />
Quando l’avevo detto ad Andrea che me ne sarei andato lui mi disse solo che era contento che qualcuno avesse trovato il coraggio di fare quello che non era riuscito a fare lui. Gli risposi che non stavo partendo per la guerra e che avremmo continuato a vederci. Che sarei tornato presto gli avevo detto.<br />
Lui sostenne che una volta che te ne vai non puoi tornare perché una volta che te ne vai non sei più lo stesso.<br />
Io gli dissi che non lo sapevo se era così. Che con me avrei comunque portato lui, i dischi che avevamo comprato insieme e il mare. Ti puoi dimenticare del mare?..<br />
Che studi?- Chiese Piera riportandomi lì.<br />
Ingegneria &#8211;  Risposi io.<br />
Ah, pure io.<br />
Intanto fuori cominciava a piovere.</p>
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		<title>NO-BRAIN &#8211; NOBRAINO A TORINO</title>
		<link>http://www.rockambula.com/no-brain-nobraino-a-torino/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Lavagno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live Report]]></category>

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		<description><![CDATA[Li abbiamo visti pochi giorni fa al Primo Maggio e credo che tutti gli spettatori, anche i più distratti con Rai3 in sottofondo mentre tentano un meritato pisolino, siano rimasti catturati da questa band. Si dice che siano uno dei ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/no-brain-nobraino-a-torino/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Li abbiamo visti pochi giorni fa al Primo Maggio e credo che tutti gli spettatori, anche i più distratti con Rai3 in sottofondo mentre tentano un meritato pisolino, siano rimasti catturati da questa band.<br />
Si dice che siano uno dei migliori live act in circolazione, e anche dentro il tubo catodico non hanno deluso le aspettative. In poco più di 10 minuti di show hanno strapazzato il palco del concertone di Roma: tutine trasparenti con grotteschi palloncini/profilattici in testa, un cantante che, oltre a tuffarsi spavaldamente in mezzo al pubblico rischiando di rompersi tre costole, prende un bel rasoio elettrico e si tosa il crine in diretta. Insomma i Nobraino potrebbero scrivere un manuale su come vivere al meglio il famoso quarto d’ora di celebrità di Warhol (in realtà suonavano qualche anno fa in un programma della Dandini&#8230;prendiamola come un secondo giro di ruota della fortuna).<br />
Qualche giorno prima del fatidico Primo Maggio, Rockambula ha avuto l’opportunità di presenziare ad un loro show all’Hiroshima Mon Amour, storico e prestigioso locale torinese. Location forse un po’ azzardata per il quintetto di Riccione, che si presenta davanti a una platea calda ma un po’ diradata nell’ampia sala concerti.<br />
Nobraino sono un gruppo sui generis e lo si capisce subito dalle prime note. Sono in tour con un nuovo album e iniziano il live con un inedito “Esca viva” (impresa che in tutta la mia vita ho visto fare solo a Bruce Springsteen). Nonostante l’azzardato inizio stabiliscono immediatamente un pazzesco contatto col pubblico: dote che sappiamo essere ben rara in qualsiasi tipo di band.<br />
Il loro frontman Lorenzo Kruger è un vero pagliaccio folk, un menestrello con vestiti improponibili persino al Circo Orfei, a metà tra idolo delle balere e santone new age, ricoperto da una barba che rimane lontana dall’essere spocchiosamente intellettuale e gli dona aria gioiosa e buffamente mistica. La sua voce profonda (che pecca solo per essere troppo vicina alle corde basse di De André) parte dagli abissi e ti strappa un sorriso storto. Perché nella loro satira, nel loro stile circense, i Nobraino trasmettono una gioia tesa, spensieratezza sull’orlo del precipizio, sempre senza utilizzare troppo schemi e ragionamenti.<br />
Passano veloci tanti brani (molti dall’ultimo e ambrato “Disco d’oro”): tanta musica in questo show matto e divertente. Spicca nella prima parte “Record del mondo” a metà tra folk e rock’n’roll, quello dei padri fondatori, radice ben dura da estirpare. La band è precisissima e trascinante, il basso di Bartok pulsa come il miglior funky di Flea, Nestor Fabbri schitarra con inconfondibile stile da ganster jazz anni 40, Vix percuote serenamente le pelli, sta sopra le nuvole con spensieratezza degna di  colui che suona con e davanti ad amici. E poi la trombetta di Dj Barbatosta dona pepe ad una pietanza già molto saporita e scatena da sola pogo e salti di un piccolo ma caliente pubblico.<br />
Il momento più intenso è incastonato nell’unica ballata del set: “Film Muto”, puro diamante di musica pop italiana; un leggero e breve viaggio a mezz’aria, disegnando il cielo ma coi piedi ben saldi per terra.<br />
Ogni canzone (anche le più frivole) sono poesie dritte e puntate al “cuore muscoloso”. La band cerca di dribblare il nostro cervello in questa ora e mezza di live. Ma quando lo tocca lascia un bel livido. Si ragiona poco in questa gara, ci sono tanto sudore e tanta velocità. Non c’è tempo neanche per una scarica neuronale, la frenesia di questo live concede al cervello pochi istanti, ma la band li sfrutta benissimo, con trovate al dir poco aguzze.<br />
La corsa punta al “record del mondo di chi sta più bene” (“sarò esonerato da qualsiasi tipo di competizione” ci dice la già citata canzone) e prevede tra i vari contorni alle canzoni: una poesia di strada (improvvisata?) di Kruger su un bidone dell’immondizia in mezzo al pubblico, stacchetti comico-musicali degni del miglior Benny Hill e una costante interazione col persone ed oggetti del pubblico (divertente il contest da luna park: “centrare l’asta del microfono con un cappello di paiettes”). Si ride, si canta e si balla. E questa è la forza della loro semplicissima festa, dura e pura, che distrugge la razionalità e pompa brividi nello stomaco. E la loro musica è la perfetta colonna sonora: mai troppo snaturata dalla triste razionalità. Anche il cantautorato italiano allora può’ essere divertente.<br />
Il finale è dedicato a classici come “La giacca di Ernesto” e “Bifolco”, che chiudono il siparietto. Palco e platea sono un tutt’uno in questo encore, tant’è che Kruger è più sotto che sopra il palco. Ci saluta e si dirige verso i camerini saltellando tra noi, a suo grande agio nella sua dimensione migliore. Quella di partecipante attivo della strampalata festa.<br />
Devo proprio ammettere che ci voleva un concerto così, me ne ritorno a casa con il mio neurone che orbita pacioso e ben rilassato.</p>
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		<title>&#8220;Diamonds Vintage&#8221; Tim  Buckley &#8211; Lorca</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Sannella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elektra]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Buckley]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Poesia e delirio. Il quarto disco di questo immensamente geniale cantautore americano, figlio della fragilità e della solitudine profonda, è uno stato allucinatorio continuo di sommo brivido; <strong>Tim Buckley</strong> crea un clima scarno, al limite dello zen, scevro da ogni appiglio  effettistico, crudo ed estasiato, un viaggio sonoro all’interno metafisco della coscienza per arrivare ad uno stato nirvanico sofferto, costipato. Prodotto da <em>Herb Cohen</em>, “<strong>Lorca</strong>” è dedicato al poeta spagnolo, musicato solo con una chitarra elettrica e una dodici corde acustica, un piano elettrico e sparute percussioni; l’artista si studia, guarda dentro di sé come in uno specchio, e indaga sulle sue inquietudini, incubi, scheletri, e lo fa con l’innocenza di un iniziato che va alla ricerca del proprio io, trasferendo nella voce il richiamo ancestrale della verità. Un disco proto-psichedelico verso i confini dell’auto-analisi, una prova personalissima per misurare la drammaticità della non-melodia in uno stato d’incoscienza, per soppesare l’Universo nella specificità di “conduttore primordiale” di gioia e amarezza. Diviso tra il male di vivere e la voglia di rinascere, Buckley con <em>John Balkin</em>, <em>Underwood</em> e <em>Collins </em>– la band che lo accompagna – fa della suggestione dolente il piatto forte di queste cinque tracce,che non concedono minimamente nessuna occasione di essere penetrate da spiragli mercantili o quanto meno da rotazioni di massa; tutto sa d’arcaica preveggenza di un futuro incerto e di un qualcosa che sarà interrotto. Il canto-vocalizzo di Buckley sonda l’angoscia filtrata attraverso il giro nero e ipnotico d’organo ossessionante <strong><em>Lorca</em></strong>, poi viene deglutito nelle salivazioni acide e acri dei deserti del vuoto e della solitudine <strong><em>Anonymous proposition</em></strong>; il senso di desolazione e di nullità è prepotente, beffardo e sardonico, ma un leggerissimo soffio di vitalità arriva con l’incoscienza di una mezza serenità umana di congas e melodia <strong><em>I had talk with my woman</em></strong>, si consolida teneramente nel soliloquio di chitarra svogliatamente blues in riva ad un mare – raffigurazione onirica della vastità di una vita dove potersi perdere per sempre rimane il solo espediente per sparire – <strong><em>Driftin’</em></strong>, fino ad arrivare all’esplosione-implosione di <strong><em>Nobody walkin’</em></strong>, in cui Buckley da vigore alle sue corde vocali in uno strepitoso poeticale gipsy impazzito, pezzo con il quale, il cantautore confonde totalmente la sua asetticità , il suo torpore drammaturgico, nascondendo -  per poco -  la sua vera disfatta interiore dietro un raggio di sole che non lo scalderà mai. Disco stupendo, basilare; qualcuno affermò che Buckley fu per il canto ciò che <em>Coltrane</em> fu per il sax, <em>Hendrix</em> per la chitarra e <em>Cecil Taylor</em> per il piano, e a questo punto, ogni parola in più è del tutto superflua.</p>
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		<title>Chester  Gorilla  &#8211; Solo  Guai  Ep</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Sannella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chester Gorilla]]></category>
		<category><![CDATA[Pogoselvaggio! Records]]></category>

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		<description><![CDATA[A noi piacciono così, visionari e amplificati, assolutamente genuini nel loro grattar di voce che fa balance tra hard-blues, convulsioni rap, sofferenze di corde elettrificate e tesissime e scatarri punkyes, pruriti heavy e stati calorici inimmaginabili, si, ci piacciono cosi ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/chester-gorilla-solo-guai-ep/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A noi piacciono così, visionari e amplificati, assolutamente genuini nel loro grattar di voce che fa balance tra hard-blues, convulsioni rap, sofferenze di corde elettrificate e tesissime e scatarri punkyes, pruriti heavy e stati calorici inimmaginabili, si, ci piacciono cosi questi palermitani <strong>Chester Gorilla</strong>, qui al loro primo passo ufficiale “<strong>Solo guai Ep</strong>”, cinque tracce intrise di utopia e amore per un certo dosaggio psichedelico influenzato dai sixties, da qualche icona di quella decade, anche contrapposte – come  <em>Eric Sardinas</em> e <em>Uriah Heep</em>, e che comunque vanno in brodo di giuggiole a contatto con i woofer dell’impianto stereo.</p>
<p>Dopo una serie di rimaneggiamenti nella line-up, ora il quartetto siculo è al massimo della forza d’insieme, testimoniata, se non altro, da questa  tracklist ottimamente sporca, grezza e vissuta come si deve, un insieme di pezzi che bruciano sul sacro altare del rock contaminato e riverberato, una scheggia sonica che aggroviglia orecchi e sublima certi amarcord inconfessabili di vecchi rockers; una formazione che riesce a stabilire un buon convivere tra sounds storici e il vezzo underground, un certo romanticismo elettrico con una dolce violenza di pedaliere; e per fare il confronto basta apprendere da “<strong>Another day</strong>” la lascivia hard-blues alternata di primitivi <em>T.Rex</em> con bridges di cordami <em>Zeppeliniani</em>, lo shuffle<em> Litfibaniano</em> messo a pareggio con lo sviso alla <em>Humble Pie</em> “<strong>Voglio solo guai</strong>”, “<strong>Genio della lampada</strong>”, lo speed battagliero rap di “<strong>Che me ne fotte</strong>” traccia a confine immaginario col gioiello dell’intero lotto sonico, “<strong>Sometimes</strong>”, magnifica sospensione “ubriaca” e smaniosamente stonata che si struscia e finisce in una eiaculazione svisata, degna sensazione dei grandi olimpi <em>Heavy-metal</em>, delle insaziabili scaricate di energie, d’anime e diavoli.</p>
<p>Questa voce al comando dei CG, diabolico trasporto tra le vene gonfie di <em>Manuel Agnelli</em> e il <em>Kelly Jones</em> degli <em>Stereophonics</em>, si raccoglie, incanta e comincia a girare su sé stessa, cala l’oscurità e la dilatazione-riverbero si fa incontrollabile, mentre il resto della band si da da fare per ucciderci con un’overdose di droghe col jack.</p>
<p><strong>Chester Gorilla</strong> are: <em>Danilo Lombardo</em> voice, Daniele Caviglia guitar, <em>Filippo Caviglia</em> bass and <em>Gabriele D’Armetta</em> drums.</p>
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		<title>The Maniacs  &#8211;  Cattive madri</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Sannella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Atar]]></category>
		<category><![CDATA[Cattive madri]]></category>
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		<description><![CDATA[Trentanoveminutiequarantacinquesecondi di rock sverginato a sangue, intimo, crepuscolare e nemico di quelle formule a gomma americana tutta euforia, incoscienza e licei da imbrattare a spray, a proporcelo sono i The Maniacs, trio lombardo che percuote l’anima irriverente e incazzata di ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/the-maniacs-cattive-madri/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trentanoveminutiequarantacinquesecondi di rock sverginato a sangue, intimo, crepuscolare e nemico di quelle formule a gomma americana tutta euforia, incoscienza e licei da imbrattare a spray, a proporcelo sono i <strong>The Maniacs</strong>, trio lombardo che percuote l’anima irriverente e incazzata di una porzione generazionale che sa ciò che vuole e quello che può dare; “<strong>Cattive madri</strong>” è l’uscita discografica ufficiale, un muro di suono sincopato che si materializza nel circuito infuocato di una tracklist grassa di quattordici tracce, fulmini e saette introverse allo stile<strong> </strong><em>Verdenico</em> o – magari più discostato – sulle diatribe soniche dei <em>Ministri</em>, una forte reprimenda distorta  ai cultori della canzonetta e dei ritmi mosci dell’indie concettuale.</p>
<p>Registrato in presa diretta in modo da conservarne al millesimo la forza primaria, il disco “entra” nell’udito come un sacramento laico da rispettare, un materico giro di distorsioni e poesia afflitta che agita stomaco e cervello, suoni compressi e dilatati che si mettono in gara per una manipolazione di sentimenti e rabbia decisamente guerriera; donne, femmine, l’altra metà del cielo come tappeto lirico, cori e imbastiti di chitarra elettrica si accavallano su sogni <em>Deftonici</em> e incubi ariosi alla <em>Bellamy</em>, atmosfere <em>Corganiane</em> e <em>Anni 90</em> che si colorano e scolorano ripetutamente come al segno preciso di una centrifuga che inghiotte tutto e tutti senza vergogna, un “riflettuto incitato” che sprofonda in cima ad un’incredibile trionfo di estetica nera, oscura nelle viscere, maledettamente figa.</p>
<p>La loro rivelazione è arrivata al nostro esame nel momento in cui, ormai, non ci speravamo più, dal sole al crepuscolo e presi alla sprovvista tra intimismi domestici e cose di poco conto, mentre queste tracce si sono prese un posto di tutto riguardo tra il nostro orecchio ed il rock più blandamente tradizionalista che possa circolare intorno;  il cardiopalma sincopato  di lapilli “<strong>Scivola via</strong>”, “<strong>Il lungo addio</strong>”, il rullo di batteria che scalda atmosfere poco raccomandabili “<strong>Intermezzo # 1</strong>”, la serpe in seno che si completa dentro “<strong>Odio</strong>”, il fuori pista diagonale del suono storto e vagamente latin “<strong>Tu eri, io ero</strong>” o lo shuffle punkettaro che frusta “<strong>Mi sembra di impazzire</strong>”. Per galleggiare un po’ bisogna attendere il passaggio di “<strong>Aria</strong>”, traccia numero undici che consegna alla piccola storia underground nostrana  una band forte anche sul versante triste e fragile, stranamente dolceamara ma certificatamente sincera e ottimale.</p>
<p>Cattive Madri potrebbe essere inequivocabilmente il disco-off dell’anno, maturo e pronto a salpare su “mari sonici” molto più spanciati e spettacolari.</p>
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