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	<description>Webzine di musica indipendente made in Italy</description>
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		<title>LINEA 77 il docufilm del tour di “dieci”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[docufilm]]></category>
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		<description><![CDATA[la band torinese annuncia l’inizio dei lavori per la produzione di un nuovo album e pubblica un’emozionante docufilm che racconta la vita di due anni passati on the road. Questo è il messaggio postato dalla band sul sito linea77.com “Si ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/linea-77-il-docufilm-del-tour-di-%e2%80%9cdieci%e2%80%9d/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la band torinese annuncia l’inizio dei lavori per la produzione di un nuovo album e pubblica un’emozionante docufilm che racconta la vita di due anni passati on the road.<br />
Questo è il messaggio postato dalla band sul sito linea77.com<br />
“Si ripete ad ogni disco, con la sacrale e salvifica monotonia del rito. Quasi fosse un trasloco, si ripone il cd nella propria custodia, il file nel disco rigido che si merita. Più del silenzio, può la polvere. Il tour di “10″ è iniziato i primi di aprile del 2010, poi, come una macchina che percorre tutta la strada che il serbatoio le srotola davanti, ha smesso di tossire nel novembre del 2011. E mentre sei alla pompa di benzina in attesa di fare un altro pieno, di scrivere un nuovo disco, come un cane che annusa i suoi escrementi ripensi al tragitto e ti chiedi: perché sono qui se non ricordo dove andare?” </p>
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		<title>SERAZZI &amp; The Detectives: MY SHARONA è il singolo estratto da “SKIN”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[serazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[SKIN è la rilettura in modo inedito di alcune pietre miliari del rock; tra eclettismo e divertimento, arrangiamenti raffinati e sonorità talvolta vicine al jazz, spicca la grande bravura e sensibilità dei musicisti che spaziano sfacciatamente attraverso i generi musicali. ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/serazzi-the-detectives-my-sharona-e-il-singolo-estratto-da-%e2%80%9cskin%e2%80%9d/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SKIN è la rilettura in modo inedito di alcune pietre miliari del rock; tra eclettismo e divertimento, arrangiamenti raffinati e sonorità talvolta vicine al jazz, spicca la grande bravura e sensibilità dei musicisti che spaziano sfacciatamente attraverso i generi musicali. Nel disco anche un inedico con Carmel.</p>
<p>My Sharona: c’è qualcosa di sensuale e malinconico in quel “my,my,my,my…Sharona”: così un giorno Paolo Serazzi ha provato a smontare la canzone dal ritmo pulsante imperniato sul celeberrimo e meraviglioso riff, per adagiarla sulla saudade – sensuale e malinconica, appunto – di una bossa nova. Affiancano i Detectives i meravigliosi musicisti brasiliani Roberto Taufic alla chitarra e Gilson Silveira alle percussioni.</p>
<p>My Sharona è una canzone del 1979 del gruppo rock The Knack, estratto come loro singolo di esordio dall&#8217;album Get the Knack. Il singolo raggiunse la posizione numero uno della Billboard Hot 100 e vi rimase per cinque settimane. In Italia fu un vero tormentone estivo. Il celebre riff di My Sharona, a tutt&#8217;oggi uno dei più celebri e riconoscibili del rock, fu scritto dal chitarrista del gruppo, Berton Averre, molto tempo prima che egli si unisse ai Knack. Secondo quanto dichiarato dal trascinatore del gruppo Doug Fieger, esisteva davvero una ragazza chiamata Sharona di cui era innamorato. Ogni volta che Fieger pensava a Sharona, gli veniva in mente il riff di Averre. I due musicisti lavorarono insieme sulla struttura e sulla melodia del brano, proprio partendo dal quell&#8217;accostamento di idee. La donna del brano è Sharona Alperin, un&#8217;agente immobiliare che attualmente vive a Los Angeles.</p>
<p>Nel suo nuovo album SKIN, SERAZZI rilegge in modo inedito alcune pietre miliari del rock, spaziando sfacciatamente attraverso i generi musicali. Dai Doors ai Police, da Jimi Hendrix a Elvis, fino alla intrigante “Puttin’ on the Ritz” di Irving Berlin e ad una sognante versione bossa nova di “My Sharona”! Con i suoi granitici Detectives, SERAZZI gioca con gli arrangiamenti fino a trasfigurare le canzoni, sempre ispirato da una sottile ironia che pervade tutto l’album.</p>
<p>Delle dieci tracce registrate, una è inedita e di sua composizione: è “I’ll smile again Tomorrow”, una ballad molto intima cantata in duetto con Carmel (l’indimenticabile voce di “More more more” e “Sally”). Nel CD, inoltre, Carmel interpreta anche un’originale versione di “I shall be released” di Bob Dylan.</p>
<p>SKIN: la pelle, il contatto. E’ attraverso la pelle che abbiamo la percezione degli altri e delle cose. Ma un contatto inaspettato che ci sorprende, ci obbliga a considerare le cose (anche) da un altro punto di vista.</p>
<p>Serazzi: voce, pianoforte, organo Hammond, chitarra, fisarmonica, Max Carletti: chitarre</p>
<p>Paolo Franciscone: batteria, Danilo Pala: sax contralto, Stefano Risso: contrabbasso, cori</p>
<p>PAOLO SERAZZI è anche impegnato nel progetto LA CUCINA, con un disco in uscita.</p>
<p>Musica italiana dalle influenze più svariate ricca di sorprese, citazioni, colori. Ora ricche ed esuberanti, ora intime e carezzevoli, le canzoni di Serazzi ospitano storie di musicisti e di dormiglioni, di amici lontani, capitani, case inquietanti, palazzi e dinamite, dalle quali traspare molta ironia e un’atmosfera fondamentalmente positiva.</p>
<p>La Cucina soffrigge musica con un sound particolarissimo in cui spiccano la scintillante sezione fiati, il contrabbasso le percussioni e la batteria vocale (beat-box).</p>
<p>Paolo SERAZZI(voce, pianoforte, chitarra, fisarmonica) è un eclettico musicista, cantante e grande intrattenitore. Ha suonato su grandi palchi rock con Carmel, Africa Unite, Party Kidz, Jeremy’s Joke ed è a suo agio anche nell’atmosfera raccolta dei piccoli club, da solo o in gruppo. Ha suonato in numerosi spettacoli teatrali e compone canzoni e colonne sonore per la televisione (Rai2, Rai3), il teatro e il cinema (con i Bluebeaters ha composto e suonato le musiche di “Ravanello pallido” di Luciana Littizzetto), è un buon interprete di musica classica. La sua creatività spazia anche in altri campi artistici: è architetto e designer di lampade, mobili, gioielli, giocattoli. Come produttore ha composto, arrangiato e prodotto tutte le canzoni dell’album FINALLY (Prestige-Elite, London, 2006) della cantante inglese Patricia Lowe. Interamente dedicato alle canzoni di Paolo Conte è il suo spettacolo Mocambo: un garbato omaggio al musicista che che più di ogni altro ha influenzato la formazione musicale di SERAZZI</p>
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		<title>Maria Antonietta &#8211; Maria Antonietta</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Antonietta]]></category>
		<category><![CDATA[Picicca Dischi]]></category>

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		<description><![CDATA[Avere vent&#8217;anni e sentirsi liberi di fare tutto quello che si vuole, le cose poi senza logica cambiano inevitabilmente in peggio. Io quando avevo vent&#8217;anni ero uno stronzo. Il disco di Maria Antonietta esce proprio quando il bisogno di rivoluzione ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/maria-antonietta-maria-antonietta/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avere vent&#8217;anni e sentirsi liberi di fare tutto quello che si vuole, le cose poi senza logica cambiano inevitabilmente in peggio. Io quando avevo vent&#8217;anni ero uno stronzo. Il disco di <strong>Maria Antonietta </strong>esce proprio quando il bisogno di rivoluzione interiore inizia a bussare pesantemente alle porte di un&#8217;insoddisfazione ormai dilagante. Certo, <strong>Maria Antonietta</strong> arriva portando nelle corde vocali un timbro fresco che spezza la tradizione delle angeliche voci italiane, una ragazza ribelle della quale innamorarsi in maniera perversa, un diavolo tentatore in tutina fetish. Il diavolo è donna.</p>
<p>E vede bene in questo progetto <strong>Dario Brunori</strong> in veste di produttore tutto fare, strappa questa ragazza dalla scena new wave/post punk (<strong>Young Wrists</strong>), gli impone la lingua italiana creando una donna bionica dell&#8217;indie rock. E diciamo pure con risultati nettamente positivi, ne sentirete parlare fino allo sfinimento, tanto nel bene quanto nel male. <strong>Maria Antonietta</strong> debutta con un disco libero di farsi apprezzare marcando le voglie sessuali di ventenni arrapati in cerca di sfogo, chitarre acustiche e scopate al centro del mondo (perchè sono le donne a volerci portare a letto, <strong>Quanto eri bello</strong>). La voce poi ti entra dentro come una lama affilatissima, il dolore risulta piacere innescando un circolo viziosamente pericoloso. Ci siamo ormai dentro fino al collo. Una cantante capace di raccontare storie blasfeme con la naturalezza di una diva maledettamente importante (<strong>Maria Maddalena</strong> e <strong>Santa Caterina</strong>), l&#8217;esordio solista di una cantante fuori dall&#8217;ordinario. I pezzi giocano sulla semplicità d&#8217;esecuzione, strutturalmente poveri ma con la capacità di fissarsi rapidamente nella testa, l&#8217;espressione diretta del semplice, bello e subito senza troppa filosofia. Un esordio discografico significativo per <strong>Maria Antonietta</strong>, la ragazza più cattiva della musica indipendente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nympea Mate &#8211; Endio</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hertz Brigade]]></category>
		<category><![CDATA[Nympea Mate]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma avete mai osservato il vizio di paragonare alcuni luoghi, paesaggi, città ad altri luoghi, paesaggi, città più o meno vicini nello spazio-tempo? Questo vizio in genere mi fa incazzare. Mi fa incazzare perché il posto in questione perde di ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/nympea-mate-endio/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma avete mai osservato il vizio di paragonare alcuni luoghi, paesaggi, città ad altri luoghi, paesaggi, città più o meno vicini nello spazio-tempo? Questo vizio in genere mi fa incazzare. Mi fa incazzare perché il posto in questione perde di identità e anche di dignità.<br />
Anche nella mia città, Rivoli, ma ancora di più nella vicina Torino, mi è capitato più volte di ascoltare deliranti discorsi di mediocri turisti (io sono un pessimo turista perchè non ho visitato quasi niente, ma per fare il turista non basta aver fatto tanti viaggi) che si sforzano a giocare a Memory con le celle della loro memoria, arruffando paragoni azzardati tra Torino e città europee più o meno vicine a noi.</p>
<p>In questo gioco a volte la città viene esageratamente sopravvalutata, perdendo così il meraviglioso contrasto delle sue radici nobili e industriali, oppure viene sminuita a cittadella di montanari operosi che è diventata così cool grazie a locali radical chic vicino al fiume e alle Olimpiadi.<br />
Lo stesso identico discorso vale per la musica sfornata dal capoluogo piemontese e delle sue zone limitrofe. Spesso surclassato dalla immeritata prepotenza milanese, l’underground rumoroso sabaudo incassa colpi duri e rimane in cantina. Per poi non parlare di chi azzarda ad afferrare il bollente testimone dei mostri sacri oltre oceano o oltre Manica. Qui Torino diventa la Berlino priva di fremente luce artistica, le mummie del museo egizio diventano l’ombra della Stele di Rosetta e la Fiat una piccola costola della General Motors. E tutti i gruppi che senti nei sudici club allagati dalle piene del Po diventano schifosi tributi maldestri a <strong>Velvet Underground</strong> e <strong>New Order</strong>, se non peggio a <strong>Nada Surf</strong> e <strong>Radiohead</strong>.</p>
<p>Questo è quello che capita a una band chiamata <strong>Nymphea Mate</strong>, composta da quattro ragazzi ben piantati in terra sabauda e innaffiati con pioggia londinese. Tanto british da essere catalogati spesso come gruppo “brit-pop”, termine che mi da i nervi proprio come molte altre stupide catalogazioni: “indie”, “alternative” o “power-pop”.<br />
I ragazzi suonano inglesi, è verissimo, ma non rinunciando ad interessanti variazioni sul tema come i chitarroni pesanti di “Billy Vanilla” e “Song for The Leader” che sembrano più di <strong>Josh Homme </strong>che di <strong>Noel Gallagher </strong>o le melodie della opener “Sir Constance” che sembra il nuovo singolo dei <strong>Band of Horses </strong>in rotazione su Virgin Radio. Insomma una buona porzione di U.S.A. se la ritagliano, e pure negli episodi migliori del disco.</p>
<p>I suoni e gli arrangiamenti vantano un grande equilibrio nel limbo tra i due universi pop e rock, le due realtà firmano un momentaneo armistizio e vivono in pace e armonia in ogni brano di “Endio”. Tra chitarroni rock’n’roll che ammiccano allo stoner, melodie ammiccanti e un tappeto sottostante (semplice ma efficiente) che guida la banda, le due parti ostili si abbracciano, si toccano e a volte si lasciano andare in una folle danza come nello scoppiettante finale di “Waiting for The Bang”.<br />
Tutto sembra cotto a puntino, salato il giusto, ma manca di spezie. Mancano allo stesso tempo quel pizzico di personalità e quella spolverata ruffiana che farebbero entrare dritto dritto un loro brano nella top 10 di NME.<br />
Insomma il disco scorre, ma proprio come la fastidiosa pioggerellina londinese ti lascia un po’ bagnato e non entra nelle ossa. Anzi con un buon impermeabile non arriva neanche alla pelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giovanni Lindo Ferretti: il tour 2012!!</title>
		<link>http://www.rockambula.com/giovanni-lindo-ferretti-il-tour-2012/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“A Cuor Contento” è il tour che porterà Giovanni Lindo Ferretti a calpestare i palchi dei migliori club italiani. Ecco tutte le date confermate ad oggi. 22 Marzo @ Napoli – Casa della Musica 23 Marzo @ Pescara – Zu ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/giovanni-lindo-ferretti-il-tour-2012/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“A Cuor Contento” è il tour che porterà Giovanni Lindo Ferretti a calpestare i palchi dei migliori club italiani. Ecco tutte le date confermate ad oggi.</p>
<p>22 Marzo @ Napoli – Casa della Musica</p>
<p>23 Marzo @ Pescara – Zu Bar</p>
<p>24 Marzo @ Roma &#8211; Orion</p>
<p>29 Marzo @ Torino – Hiroshima Mon Amour</p>
<p>30 Marzo @ Bologna – Estragon</p>
<p>31 Marzo @ Prato – Teatro Politeama</p>
<p>13 Aprile @ Trezzo sull’Adda – Live Club</p>
<p>05 Maggio @ Colle Val D’Elsa (SI) &#8211; Sonar</p>
<p>11 Maggio @ Lecce – Officine Cantelmo</p>
<p>12 Maggio @ Bari – Teatro Kismet Opera</p>
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		<title>Dafne Bloom – Ginger sad</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dafne Bloom]]></category>
		<category><![CDATA[indie-rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse quattro brani sono troppo pochi per giudicare questo lavoro… Purtroppo però mi trovo di fronte a un lavoro che assomiglia più a un demo che a un ep che dovrebbe essere anche venduto attraverso le piattaforme digitali… Gli mp3, ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/dafne-bloom-%e2%80%93-ginger-sad/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse quattro brani sono troppo pochi per giudicare questo lavoro…</p>
<p>Purtroppo però mi trovo di fronte a un lavoro che assomiglia più a un demo che a un ep che dovrebbe essere anche venduto attraverso le piattaforme digitali…<br />
Gli mp3, si sa, a volte limitano anche i suoni delle canzoni e può darsi che sia anche questo il caso dei Dafne Bloom.<br />
Tuttavia ascoltandoli un po’ di amaro in bocca rimane…<br />
Le qualità nel gruppo ci sono tutte, gli arrangiamenti sono anche strutturati abbastanza bene…<br />
Il brano “<strong>Ginger sad</strong>” ne è un esempio col suo tappeto sonoro di tastiere sovrapposto a batterie ben ritmate e a un cantato che ricorda molto da vicino quello di <strong>Brandon Flowers</strong> dei <strong>The Killers</strong>.<br />
“<strong>I come from tekno</strong>” ha un inizio Krafterkiano ma poi si tuffa in una elettronica alla Nine inch Nails.</p>
<p>Forse però, un po’ più di chitarre e una mano di basso elettrico avrebbero giovato davvero molto al brano.<br />
I “<strong>testi</strong>” pure risultano un po’ confusionari ma la cosa è evidentemente voluta, quindi almeno in questo il gruppo è ampiamente giustificato.<br />
“<strong>Baccanalis</strong>” invece ha un inizio molto ritmato in cui si innesta una chitarra abbastanza incisiva (almeno qui) e un <strong>cantato molto dark e oscuro</strong> che ricorda un po’ anche quello di <strong>Robert Smith</strong> dei The cure ed è sicuramente l’episodio più riuscito di questo disco.</p>
<p>L’impressione comunque è proprio quella di un vero e proprio baccanale sonoro…<br />
“<strong>Dafne in bloom</strong>” è invece una ballad dal tono decadente molto orecchiabile che potrebbe trovare anche spazio nei networks radiofonici ma a quasi tre minuti dall’inizio un improvviso cambio di volume nella regolazione dei suoni rovina un po’ l’atmosfera creata e purtroppo la cosa si ripete anche alla fine.<br />
Peccato davvero quindi, perché il talento non manca e forse con la mano di un produttore di talento tipo <strong>Trent Reznor</strong>, il supporto di una major discografica e magari anche un mastering migliore questo lavoro avrebbe potuto tranquillamente sfondare.<br />
Una nota di merito però va all’artwork per la <strong>copertina appena bicolore</strong>, davvero molto bella nel suo minimalismo (una piccola opera d’arte!).</p>
<p>Aspetto quindi i Dafne Bloom alla seconda prova perché per ora la sufficienza appare lontana…</p>
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		<title>Camillorè – Graffi e perle</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Sannella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Camillorè]]></category>
		<category><![CDATA[Folk Teatrale]]></category>
		<category><![CDATA[Graffi e perle]]></category>
		<category><![CDATA[OTR Live]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Barnum folk che si agita a più non posso, verve, diaboliche cialtronerie di verità che manomettono l’ipocrisia del buon pensiero e delle comodità d’ascolti  snob; da Bari il pensiero senza catene dei Camillorè,  “Graffi e perle”, sedici tracce umorali ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/camillore-%e2%80%93-graffi-e-perle/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite>Un Barnum folk che si agita a più non posso, verve, diaboliche cialtronerie di verità che manomettono l’ipocrisia del buon pensiero e delle comodità d’ascolti  snob; da Bari il pensiero senza catene dei <strong>Camillorè</strong>,  “<strong>Graffi e perle</strong>”, sedici tracce umorali e quattro intermezzi recitati dall’attore Pasquale D’Attoma</cite><cite> con il fulminante sax del jazzista Roberto Ottaviano</cite><cite>, comiche e sanguignolescamente guitte, gravide di j’accuse, prese per il culo ed il teatro virtuale di Dario Fo</cite><cite> che incontra la spiritualità ridanciana di Caparezza</cite><cite>.</cite></p>
<p><cite>Questo e quant’altro rotea intorno a questa band che, con il fare raffazzonato dei musici di strada, arrivano ad incantare, imbambolare ed affabulare un ascolto divertito e indagante; idee chiare e strampalate con storie sbilenche che graffiano la carne per reclamare ascolto, vibrazioni di jazz, caracolliì  estrosi, mirabolanti piroette di folk-rock che battono forte sul nervo della fantasia più declamata, più recitata; il sestetto pugliese è una fonte d’energia “rinnovabile” ad ogni cambio traccia, una forza teatrale che fa spettacolo uditivo senza sospensioni o tiri di fiato, una sequenziale ironia che rimane appiccicata in testa e  &#8211; come una trottola a comando – ti sollecita muscoli e neuroni ad attivarsi nel pensiero e nella smaniosa forza di scaltrezza.</cite></p>
<p><cite>Jannacci che fa cucù su “<strong>Il jezzarolo</strong>”, il rock di un Capitan Uncino</cite><cite> che riverbera dentro “<strong>Stequattromura</strong>”, l’assurdo rendiconto sulla fiducia che sghemba in un rock’n’roll brass “<strong>Il professor Procopio Trombetta</strong>”, orientaleggianti deliri alla Totò le Mokò</cite><cite> “<strong>Temistocle Malalingua</strong>”, le sarabande di un Capossela</cite><cite> infervorito “<strong>Pllaq plluq</strong>”,  “<strong>La nonne</strong>”, “<strong>Papà Oloconte</strong>”: questo è solo un assaggio di quello che troverete qui dentro, tra le fronde di una tracklist ricca e mordace, un teatro circus che ha un sorriso per tendone e veleni comici per stelle, una straordinaria scoperta made in Bari che vi farà smontare le tensioni con la forza di parole e suoni inaspettati. </cite><br />
<cite>…” e sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al Re/ fa male al ricco e al cardinale diventan tristi se noi piangiam..” . </cite></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>&#8220;Diamonds Vintage&#8221; Family &#8211; Music In A Doll’s House</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 13:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max Sannella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Family]]></category>
		<category><![CDATA[Reprise]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Profondo 1968, siamo sul crinale di una nuova “scissione creativa” che va ad indagare in una direzione ben precisa, quel rock progressivo che da lucentezze tutte <em>King Crimsoniane</em>, e che si allunga fino all’apoteosi di rock-psichedelico che da lì a poco sarà strada privilegiata per sciami infiniti di band seminali.<br />
I <strong>Family</strong>, <em>Roger Chapman</em> voce, <em>Charlie Whitney</em> chitarra, <em>Jim King</em> sax, <em>Rob Townsend</em> batteria e <em>Ric Grech</em> violino, sono una delle formazioni di punta della “stravaganza” freakkettona che in quegli anni era dote e costume importantissimi, piacciono molto ed agitano come pochi il sistema alternativo dell’epoca; sul palco sono indomabili e casinari, su disco tutta un&#8217;altra cosa.</p>
<p>“<strong>Music In A Doll’s House</strong>” è il disco della rifinitura, sempre con le peripezie beatnik della California in fiamme, ma del contenimento forzato che, in una dozzina di pezzi, stenta a reprimersi fino a sbottare nella sua quasi totalità libertaria, meravigliosamente senza ritegno alcuno.<br />
Tutto è barocco e cangiante, stili e sonorizzazioni che si surriscaldano ed inseguono come nel corpo di una corsa ad ostacoli che non si vuole restringere dentro paratie, pompe magne d’arrangiamenti e architetture sonore, un’avanguardia inaspettata che guarda molto negli occhi di <em>Zappa</em> come motore ionizzante della fantasia creativa, ma anche dentro l’estetica di un rock esplosivo e – a tratti – fuori delle righe – se intese come tali; è l’era dei Mellotron, dei VC7 ed altre strane congetture tecniche che la band di Leichester fa andare a braccetto con arie epiche, cori rinascimentali, trombe e stravaganserrai che colpiscono ad ogni cambio di pezzo.</p>
<p>Tante le sensazioni cosmic open-space <strong>The Voyage</strong>, <strong>The Breeze</strong>, <strong>Winter</strong>, molte le acidosità metedriniche che svalvolano nelle ossessioni di <strong>Never Like This</strong>, <strong>Be my fiend</strong>, <strong>Peace of mind</strong> dove addirittura florealità indù, litanie muezzin ed Ohm tibetani fanno capolino profumato, poi qua e la – ascoltando attentamente il registrato – animosità <em>Hendrixiane</em>, pulsazioni di <em>Peter Gabriel</em> e plumbei sunset blues, emergono divinamente a completare questo disco giocoso e profondo.<br />
Prodotto da <em>Dave Mason</em> dei <em>Traffic</em>, Music in a doll’s house è un missile puntato oltre le barriere del flower power imperante in questo periodo, un missile del quale non ritroveremo più per sempre la traiettoria tra i pindarismi d’oggi.</p>
<p>TRAKS</p>
<p>Chase<br />
Mellowing grey<br />
Never like this<br />
Me my friends<br />
Hey Mr. Policeman<br />
See through windows<br />
Varation on a theme of Hey Mr. Policeman<br />
Winter<br />
Old song, new song<br />
Varation on a theme of the breeze<br />
Varation on a theme of me my friend<br />
Peace of mind<br />
Voyage<br />
Breeze<br />
Three times time</p>
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		<title>DOLA J CHAPLIN: ecco l&#8217;anteprima del disco d&#8217;esordio</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Merolli</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[DOLA J CHAPLIN]]></category>
		<category><![CDATA[Volume Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco il VIDEO teaser che presenta in anteprima. il disco d&#8217;esordio di Dola J Chaplin. Firmato dalla VOLUME! Records, ad Aprile 2012 in tutti i negozi di dischi. “Nothing To Say” &#8211; Official Video]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il VIDEO teaser che presenta in anteprima. il disco d&#8217;esordio di  Dola J Chaplin.<br />
Firmato dalla VOLUME! Records, ad Aprile 2012 in tutti i negozi di dischi.</p>
<p>“Nothing To Say” &#8211; Official Video</p>
<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/3mYYdk885jg?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Bologna Violenta &#8211; Utopie e Piccole Soddisfazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Don Pizzica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna Violenta]]></category>
		<category><![CDATA[Grindcore]]></category>
		<category><![CDATA[Utopie e Piccole Soddisfazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Wallace Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiamo da lontano circa metà anni ottanta. In un buio scantinato freddo e puzzolente, tra rifiuti, siringhe usate, bottiglie rotte e sorci neri e grossi che si divorano gli uni con gli altri, sopra un materasso intriso di piscio giallo ... <br /><a href="http://www.rockambula.com/bologna-violenta-utopie-e-piccole-soddisfazioni/">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo da lontano circa metà anni ottanta. In un buio scantinato freddo e puzzolente, tra rifiuti, siringhe usate, bottiglie rotte e sorci neri e grossi che si divorano gli uni con gli altri, sopra un materasso intriso di piscio giallo e sperma rinsecchito, l’Hardcore, strafatto come al solito, si stava trombando violentemente e senza precauzione alcuna quella fighetta dell’Heavy Metal, non sappiamo quanto consenziente. Poco tempo dopo ecco il parto tanto (in) atteso. Come un alieno verde, con la lingua biforcuta in bella mostra, dalla vagina della fighetta in tutta la sua furia estrema, in tutta la sua follia, senza lacrime, sulla terra fa la sua comparsa una nuova specie. Grindcore è il suo nome e come un vampiro presto inizia a nutrirsi del sangue degli ultimi, inizia a diffondere il suo verbo urlando e a spargere il suo seme dal Regno Unito al mondo intero come una pioggia di psicopatica violenza acida. <strong>Napalm Death</strong> e <strong>Carcass</strong> sono i primi apostoli poi convertiti al Death Metal. Proprio Mick Harris (drummer dei <strong>Napalm Death</strong>) battezzò il nuovo genere parlando di grind, tritacarne, per definirne i tratti caratteristici. Pezzi brevi come esplosioni, liriche sociali, rumore nero e parole a tratti incomprensibili. Nicola Manzan (c’è lui dietro la one-man-band <strong>Bologna Violenta</strong>) è molto giovane all’epoca ma segue la crescita e lo sviluppo del genere in maniera apparentemente maniaca. La prole dell’originale Grind si è spostata fisicamente, soprattutto in terra Americana (U.S.A.) e ha cambiato alcuni dei suoi tratti somatici. Spesso si è fatta più precisa, ad alto livello tecnico, con riff discordanti tra loro, struttura spesso molto complessa e dilatazione dei tempi di esecuzione, sfociando nel cosiddetto Math-Core (<strong>The Dillinger Escape Plan</strong> una delle band più rappresentative del genere). In altri casi si è allontanata verso le terre del Metal, sia Death sia Brutal, mantenendo intatte, in questo caso, alcune peculiarità quali la velocità nel riffing o il martellamento della batteria oltre i 200 Bpm, riducendo però la voce a qualcosa d’incomprensibile e quindi mettendo il secondo piano l’aspetto sociale delle liriche.</p>
<p>Nicola Manzan (trevigiano classe 1976, diplomato in violino e polistrumentista, già collaboratore con <strong>Teatro Degli Orrori</strong>, <strong>Non Voglio Che Clara</strong>, <strong>Baustelle</strong> e tanti altri) oggi ha quasi quarant’anni e uno spiccato senso di malinconia propositiva, di voglia di passato, un forte legame con le radici ed anche tanta attenzione agli aspetti evolutivi sia del genere sia della società in cui ha vissuto. La nostra società occidentale, italiana fino al midollo. Nel bene e nel male. La nostra musica di chitarre e pelle che bacia l’elettronica. Pseudo nichilismo teatrale e teatralizzato in una sorta di colonna sonora di un film fantasma (anche se stavolta sono assenti i riferimenti diretti al mondo cinematografico). Esiste un legame tra la “nostalgia” con la quale riprende il Grindcore originario plasmandolo e mescolandolo con l’elettronica e con schegge impazzite avanguardistiche che possono essere voci distorte, trasmissioni radio, inserti di musica classica, jazzismi, cover (splendida) dei <strong>C.C.C.P.</strong> (Valium Tavor Serenase cantata da Aimone Romizi dei <strong>Fast Animals and Slow Kids</strong>), electro-music e tanto altro, con quelli che sono i riferimenti testuali sociali e letterali delle canzoni (canzoni è il termine meno adatto per le esecuzioni di Bologna Violenta) che tanto si rifanno agli anni ottanta, proprio gli anni in cui il genere è nato.</p>
<p><strong>Bologna Violenta</strong> è palesemente ben oltre il Grindcore. Utopie e Piccole Soddisfazioni, secondo album dopo l’ esordio datato 2010 “Il Nuovissimo Mondo”, è un insieme di tante cose. E soprattutto è una degna evoluzione, logica prosecuzione, eccelso sviluppo di quanto fatto nell’ album precedente, con notevoli miglioramenti strutturali e compositivi, maggiore lucidità, visione più ampia e meno incentrata sulla sola tagliente chitarra elettrica. Un enorme passo avanti. Il Grind è la materia prima penetrata da citazioni, digressioni splatter, intellettualismi, parole del Presidente della Repubblica Saragat del 1967, canti polacchi, il bambino Dario e la signora Maria, Arturo Taganov  e altre follie. Utopie e Piccole Soddisfazioni è accozzaglia, babele, cagnara, confusione, disordine, guazzabuglio, macello, pandemonio, sconquasso, trambusto, il risultato defecato dalla società italiana in digestione dagli anni settanta fino a oggi, che un Demiurgo chiamato <strong>Bologna Violenta </strong>ha lavorato come creta per creare qualcosa che disturbasse il perbenismo in maniera mirata e apprezzabile da chi riesce a saltare la schematicità della classica forma musicale tipo canzone e una volta creato qualcosa di bello ci ha pisciato sopra per rendere l’opera ancora più viva nella sua ripugnanza. Come abbiamo detto, dall’analisi del disco e delle sue singole parti, emerge una varietà notevole di elementi. Dalle parole del PdR di “Incipit” e la violenza della chitarra, si passa alla purezza (nel qual caso non prendete la parola alla lettera) di “Vorrei sposare un Vecchio” e il suo coro di bambini, fino a sperimentazioni elettroniche Harsh stile <strong>Kazumoto Endo,</strong> pseudo improvvisazioni noise degne dei <strong>Dead C </strong>o dei <strong>Flipper </strong>e<strong> </strong>follie pregne d’impulsi sessuali avantgarde memento dei geni della provocazione <strong>Butthole Surfers</strong>. Ci sono collaborazioni importanti (oltre alle citate ricordiamo quella con J.Randall degli <strong>Agoraphobic Nosebleed</strong>, con Nunzia Tamburrano, compagna e collaboratrice che recita in Remerda e con Francesco Valente, batterista de <strong>Il Teatro Degli Orrori</strong>, che urla in <em>Mi fai schifo</em>) e inserimenti di violino, ci sono parole di rabbia, ci sono cover, c’è una ricerca metodica e spasmodica, c’è rassegnazione e speranza, ci sono ballate dall’aspetto folk che raccontano una novella finto <strong>De Andrè</strong> (Remerda) come a prenderci per il culo, ci sono intermezzi che sarebbero perfetti con le foto delle piazze italiane sullo sfondo, c’è la decadenza culturale e politica, c’è la decadenza dell’arte musicale, ci sono cori monastici squartati dalle urla della chitarra, c’è tutta <strong>Bologna Violenta</strong>, fino alla fine, ovvia come la morte, triste come la vita. C’è cosi tanto che descriverlo, è impossibile. Utopie E Piccole Soddisfazioni è parte dell’unico strumento a nostra disposizione per distruggere dalle fondamenta il Panopticon nel quale la mente della collettività è stata rinchiusa in completo potere psichico dal guardiano della società moderna. Tutto è smitizzato,tutto è ridicolazzato. Ora sta a voi.</p>
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