Fast listening | recensioni brevi per ascolti intensi #16.2018

- Data: 10.10.2018

by Silvio "Don" Pizzica

Tritonica – Disforia

Tritonica[ 09.10.2018 | Dischi Bervisti | Alternative Rock ]

Se al primo impatto il sound dei Tritonica vi catapulterà ai tempi dei più violenti Marlene Kuntz, col passare dei minuti la proposta del trio romano amplierà i propri orizzonti vagando per territori che vanno dal Grunge allo Sludge Metal passando per Stoner e Progressive con influenze non sempre in sintonia totale tra loro, come ToolAlice in Chains e Kyuss. Un disco tanto brutale e aggressivo quanto cupo e teso alla sperimentazione pur con solide basi. Power trio composto di tre cantanti, dopo l’esordio omonimo arriva al primo full length con diverse date alle spalle tra cui un’apertura proprio alla band capitanata da Cristiano Godano. Un disco non certo semplice, senza paraculate sonore, che non vuole cercare forzatamente l’apprezzamento unilaterale ma che anzi si concede divagazioni estreme degne dei migliori Zu. Tra contenuti, forme espressive e metriche, non siamo certo a un punto di svolta nella storia della musica italiana ma l’aura mistica, corrosiva se vogliamo, a tratti sgarbatamente ammaliata tanto quanto ebbra è qualcosa che spezza l’abitudine delle uscite tricolori con un fare che non possiamo che apprezzare.
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Subtrees – Polluted Roots

43011274_1844169518966118_7932318057521741824_n[ 22.10.2018 | Dischi Bervisti | Alternative Rock ]

La vita attuale è inquinata alle radici. Partono dalle parole di Italo Svevo i quattro ragazzi bolognesi per dare un’immagine di quello che poi troveremo nelle sette tracce: e già dall’opening “Syngamy” possiamo farci un’idea più precisa delle intenzioni dei Subtrees, band con soli quattro anni di vita. Polluted Roots è un concept album sul tema della memoria e del trauma, una sorta di risposta a situazioni negative che con lo scorrere del tempo si avvia verso una luminosa soluzione. Il sound grezzo dei Subtrees è scelta dettata dalla voglia di creare un suono che non si sarebbe discostato eccessivamente dal contesto live mentre, da un punto di vista stilistico, le radici (stavolta non inquinate) affondano nei Novanta, nei Polvo, nei Soundgarden e in gran parte delle varianti del Rock di quel decennio per arrivare alle strumentali Sludge d’inizio millennio. Polluted Roots si tende a insegnare il valore della libertà intesa non come risposta alle catene imposte dalla società, quanto piuttosto alle auto prigionie create dalla nostra mente a proposito di situazioni sgradevoli e scioccanti. La libertà come un fuoco che cova sotto la paglia, pronto a infiammare la nostra anima.
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Casa – L’Inottenibile

43357843_10155762505051517_1064352845102317568_n[ 01.06.2018 | Dischi Obliqui | Avantgarde, Elettronica ]

All’interno del movimento (passatemi il termine) e della scena Avantgarde e sperimentale italiana, Filippo Bordignon rappresenta non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche, con la sua creatura Casa, uno dei musicisti più prolifici, arrivato com’è al nono album con quest’appellativo. L’Inottenibile è una lunga suite di musica elettronica in cui Bordignon ed Erik Ursich suonano organo Korg cx-3 e sintetizzatore moog minimoog creando un suono talmente minimale e quieto da poter essere quasi inserito in quel filone che qualcuno ha definito Non Music. Il risultato della mente di Bordignon stupisce non tanto per l’originalità che potrebbe non meravigliare i più avvezzi a certi suoni ma soprattutto per la radicalità con la quale l’artista vicentino si è discostato dalle precedenti opere, a dimostrare una versatilità non solo esecutiva ma anche d’ispirazione che pochi altri hanno comprovato di avere in Italia nel tempo. L’ascolto del disco, in isolamento fisico e auditivo, regala un viaggio ai limiti di un’esperienza mistica e surreale, un viaggio interiore forzato dal passaggio dei brani dai 440 hertz ai 432. L’Inottenibile è più opera d’arte moderna che non disco classicamente inteso, è quanto di più lontano si possa immaginare dalla scena attuale italiana, è quello che probabilmente il 99% degli ascoltatori non vorrebbe mai ascoltare ma è anche qualcosa che non lascerà indifferente quell’un per cento che vi si accosterà senza paure e pregiudizi di sorta. L’Inottenibile è un album che, inevitabilmente, crea una spaccatura tra due tipologie di ascoltatori, è una voce fuori dal coro che mai giungerà all’ascoltatore medio, è una sorta di rivolta silenziosa (e a tal proposito ci si soffermi a riflettere sull’importanza dei silenzi in questo lavoro) contro l’ascolto abitudinario.
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Souvlaki – Tracks

40404071_718056628528603_8410296008591802368_n[ 24.09.2018 | Elastica Records | Electronic, Trip-Hop ]

Nonostante il chiaro riferimento nel moniker al grandioso disco degli Slowdive, nella musica del Dj Producer Nicola Piccinelli, c’è qualcosa di ben diverso dallo Slowcore dei suddetti. Parliamo ovviamente di Elettronica, di quella d’impatto, diretta, non troppo ragionata e incanalata secondo schemi ben definiti. Tracks è un Ep di quattro brani dal fortissimo sapore british e Trip Hop, abbellito dalla voce di Folkie, impreziosito da passaggi quasi Rap, con citazioni colte Shackespiriane, temi impegnati anche se non certo originali, accenni di House e pause quasi Ambient. È anche ovviamente un disco che non può essere immune dai vizi di forma dovuti all’appartenenza a un filone preciso, che forse sarebbe dovuto nascere in maggiore isolamento dalle influenze esterne per potersi esprimere al meglio. Un disco che espone uno stile ancora instabile ma non destinato a sgretolarsi, che deve inseguire costanti, sperimentare forme nuove e creare fondamenta proprie. Un disco che quasi suggerisce di non conoscere aspettative ma che, nel profondo, rivela l’esatto contrario. Per SouvlakiTracks è solo un passaggio che non può e non deve rappresentare neanche un minimo punto di tregua.
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Il Diluvio – Frail Skies

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[ 12.10.2018 | autoprodotto | Indie Pop ]

Nato nel 2016, il trio Il Diluvio ha alle spalle solo due Ep (compreso questo in uscita) e un variegato bagaglio d’influenze che va dal Pop all’Alt Rock passando per il Progressive. È su questa poliedricità che i tre cercano di partire per formare un suono personale se non proprio nuovo, che possa amalgamare l’Alt Rock dei Novanta al Dream Pop, che non rinneghi band come RadioheadInterpol o Death Cab for Cuties ma che sappia superarne il mito. Purtroppo, ogni sforzo è vano. I brani, oltre che suonare anacronistici in maniera eccessiva con questa inspiegabile incapacità di superare gli anni Novanta (sempre gli stessi anni Novanta, poi), non hanno nella scelta dei suoni la benchè minima possibilità di essere accostati ai colleghi dreamy di ultima generazione e, anche a volersi soffermare esclusivamente sull’aspetto lirico e melodico, il giudizio non può che essere negativo.
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Organ – Eterno

35792935_1481560471948456_4461130101689417728_n[ 05.07.2018 | autoprodotto | Doom Metal ]

Conosciuti personalmente in occasione della giornata del Frantic Fest di Francavilla che ha visto protagonisti nomi come IgorrrRomeUnsane e Gbh i quattro ragazzi che rispondono al nome di Organ presentano un extended play di sole tre tracce ma per un totale che quasi arriva ai trenta minuti. Già questo dovrebbe suggerire lo stile della band, in bilico tra Doom Metal e Post Rock, con un sound incredibilmente denso, strumentale, incapace di annoiare nonostante le pochissime divagazioni sul tema, che sa evocare scenari apocalittici e medievali, oscuri e criptici. Un’opera cheovviamente non si pone minimamente un obiettivo rivoluzionario nello stile ma che suona confezionato con capacità non sempre facili da scovare nella nostra penisola. Eterno non si allontana dagli insegnamenti dei maestri ma fa sfoggio di eccellenza tanto da farsi esso stesso strumento in grado di raccogliere nuovi discepoli del Doom. Eterno è un disco virulento, un’impressionante sequenza di scenari musicali impenetrabili, l’espressione di un animo irascibile, qualcosa che merita di essere estrapolato dalle uscite contemporanee dello stesso genere per poterne godere al massimo.
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