Fast Listening | recensioni brevi per ascolti intensi #08.2018

- Data: 13.03.2018

Kerouac – Ortiche
[ 2018 | Granita Records | Cantautorato, Elettro Pop ]
(di Antonio Azzarone)

26815199_1948638655454200_4630305741152748898_nDietro l’altisonante pseudonimo si cela il ventunenne cantautore Giovanni Zampieri, studente di sociologia al suo disco d’esordio. Ortiche è una sorta di concept album composto da 9 tracce, all’interno del quale è possibile cogliere un mood generazionale, ma anche un punto di vista contemporaneo e sorprendentemente maturo, quindi in grado di superare le barriere anagrafiche e parlare a tutti. Momenti più intimisti si mescolano a temi politico-sociali, dando vita a un canzoniere complesso, di racconto urbano, denuncia sociale, disincanto verso il potere e presa di coscienza di un giovane che si affaccia al mondo e ne coglie appieno le contraddizioni. Testi dai toni drammatici si accompagnano a suoni contemporanei e al tempo stesso fedeli alla tradizione cantautorale, fra chitarre acustiche e sonorità elettroniche urbane (Hip Hop, Trap). Critico verso la società contemporanea e le ipocrisie della quotidianità, da cui è necessario difendersi per conservare un po’ di umanità, Kerouac apre il disco con le sirene dell’allarme aereo in “Rifugio”, dove poi inserisce anche il suono delle monete di “Money” dei Pink Floyd. In “Divise” trova spazio un campionamento da un’intervista di Massimo Bitonci, leghista ex sindaco di Padova, in cui afferma che i parchi servono per i bambini, non servono per i clandestini, mentre in “Graffiti” la contrapposizione con il potere è ancora più esplicita (se davvero siamo noi quelli ostili / perché non provate ad abbassare i fucili?). Talvolta accostabile a Vasco Brondi, per le tematiche trattate, in altri casi, per timbro vocale effettato, a Samuel dei Subsonica. Il disco si conclude con la ballad “Capolinea”, chiusura e, date le qualità dimostrate dal giovane Kerouac, di certo anche punto di ripartenza verso nuove tappe di crescita.
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Limokos – Restless States of Human Mind
[ 2018 | Barabba Sounds | Garage Punk ]
(di Federico Acconciamessa)

27751878_2026072067419466_2928846250580181271_nIl suono di Manchester rimbomba ancora forte nell’entroterra pescarese. I Limokos debuttano ufficialmente con questo primo EP e al primo ascolto il pensiero non può che andare alla scena Punk mancuniana e al suono audace di band come Buzzcocks e Slaughter and The Dogs. La Barabba Sounds non sarà la Factory Records, ma al trio vestino di certo non mancano l’attitudine al genere e gli insegnamenti dei pioneri newyorkesi quali The Stooges e Ramones. Le cinque tracce dell’album scorrono veloci e graffianti come la chitarra di Matteo Di Simone, anche voce dei Limokos insieme al bassista Marco Fidanza, mentre la batteria di Mattia Di Carlo assesta il sound nei limiti di un Melodic Punk che non eccede mai nell’Hardcore. “Confusion” e il singolo “Crap” esplodono come schegge ad inizio disco, seguite dalla stoogesiana “Ain’t it a shame” e dagli echi Rock’n’Roll di “October comes in springtime”. L’EP si chiude con la cavalcata stregante di “Seein’ through (my apathetic eyes)”. Dopo anni di attività live nei locali della zona, Restless states of human mind segna il primo vero lavoro discografico dei Limokos, un disco soddisfacente al quale non chiedevamo altro che sano, sporco e irrequieto Punk di provincia.
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Monkie Tango – Sad But Fun
[ 2018 | Barabba Sounds | Exotic Punk ]
(di Federico Acconciamessa)

0012621254_10Il travolgente e ruvido riff di “A Big Heart” è il biglietto da visita con cui si presentano i Monkie Tango, duo abruzzese all’esordio discografico con l’EP Sad But Fun. Cinque brani che galleggiano tra originali trame Math Rock e improvvise accelerazioni Noise Pop. Limpidi esempi di questa formula sonora sono “Tired”, “Animals” e “Mon Amour”, canzoni che mescolano in modo nevrotico e lisergico lo stile di gruppi come Shellac e Butthole Surfers. La conclusiva “My World” è invece una placida e pittoresca descrizione della provincia che esplode in un delirio Shoegaze. Il duo formato dal chitarrista Gianluigi Triozzi e dal batterista Massimo Fidanza sorprende tutti con questo primo lavoro che cattura l’attenzione sin dal primo ascolto. I Monkie Tango sono fautori di un sound ancora poco apprezzato qui in Italia, ma che in questo lavoro viene completamente rivisitato e declinato in una maniera talmente autentica ed estrosa che sicuramente non passerà inosservato.
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