Esquelito – Banananas

- Genere: rock
- Etichetta: autoproduzione in collaborazione col circolo Al Verde
- Voto: 4/5
- Website: http://www.esquelito.com

by Marialuisa Ferraro

copertina banananas - esquelito

Nome, titolo dell’album e copertina sono fondamentali.
Il biglietto da visita dell’artista, ma soprattutto la ragnatela che attrae la preda, perché anche l’occhio vuole la sua parte, anche quando si parla di qualcosa da sentire.
Ecco.
Non me ne vogliano gli Esquelito, ma ho impiegato parecchio tempo a convincermi ad ascoltare le loro cinque tracce nonostante le premesse visive non fossero promettenti (cosa starebbe a indicare questo cactus con la faccia di scheletro in copertina che suona la chitarra con davanti la celebre banana di Warhol e dei Velvet Underground? L’accozzaglia di riferimenti non mi faceva ben sperare) e soprattutto nonostante l’insieme desse l’impressione di un genere completamente diverso da ciò che in realtà il quintetto lucano propone.

Sembrava il progetto grafico, insomma, di un demo dell’ennesima band folk rock o reggae, che punta tutto sull’autoironia, ma che proprio non mi andava di ascoltare in quel momento.
E invece, per fortuna, mi sono decisa.
Un sample veramente ben registrato dal punto di vista del missaggio e del mastering, lavoro finemente realizzato dal team del Krikka Studio, ma soprattutto finalmente un demo che riesca a presentare la gamma di possibilità esplorate dagli artisti in questione senza mancare di omogeneità e compatezza: il tutto si apre con All the kids, dalle sfumature punk alleggerite dalle chitarre pulite in levare; Banananas è la traccia più particolare del cd: contiene tutto il possibile e immaginabile, da piccoli riff chitarristi, sempre diversi, brevi, schietti, a un suadente giro di basso e un cantato quasi blues nella strofa e incredibilmente pop nel ritornello, con quel “Take me back to the country” sostenuto dalle tastiere che a me ha ricordato tanto i Blur.
Rimandi un po’ pulp e un bel dialogo a brevi frammenti melodico-ritmici di basso e batteria, sono il fondamento di Chappolines, col suo testo ridotto all’osso e cantato sia da Riccardo Puntillo (voce e batteria), sia da tutta la band. Gli Esquelito infatti si distinguono proprio per questa cura delle sonorità vocali, che vanno a ispessire liriche che sovente, per la loro semplicità e brevità, rischierebbero di annoiare e risultare superficiali.

Autoironica, divertente e danzereccia è Never get out of pop: batteria in sedicesimi e aperture dinamiche piano-forte un po’ banali ma realizzate con parecchia cura. È la traccia più orecchiabile della mini raccolta, con il suo sound un po’ indie, tanto nella melodia quanto nel ritmo (Franz Ferdinand, Arctic Monkeys e un po’ Interpol per quanto riguarda la voce).
Con l’ultima traccia, effettivamente, arriva anche il folk rock: Esquelito è un inno alla libertà, alla giovinezza, alla musica (“I wanna play all day”) con tanto di cori ironicamente solenni (cantano una sillaba non-sense).
E speriamo che questi ragazzi suonino davvero a lungo perché se i risultati sono questi, hanno intrapreso la strada giusta.

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