Baustelle. La fine dell’amore, la fine della violenza: Amen @ OGR Torino 28.09.2018

by Antonio Azzarone

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Pochi artisti, in questi anni di retromania, sfuggono al fascino della rilettura storica, del disco o del live celebrativo in occasione di anniversari “rotondi” dei propri lavori di punta.
Nel cartellone dei festeggiamenti per il primo anniversario delle nuove OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino, ormai fucina di eventi culturali, i Baustelle offrono ai fan una tappa extra del loro tour, bissando la precedente data di aprile.

Questo live è interamente dedicato alla reinterpretazione di Amen a dieci anni dalla sua uscita, compiendo una sorta di ritorno sul “luogo del delitto”, quella Torino in cui l’album venne registrato.
Si tratta di una rilettura filologicamente precisa, che segue l’ordine della scaletta. Francesco Bianconi, nel presentare la serata dopo i primi pezzi (l’intro strumentale e “Colombo”), ricorda l’importanza di quel disco nella loro carriera, pur ammettendo che il tempo trascorso gli sembra ben maggiore di dieci anni.
Si susseguono senza soluzione di continuità le tracce dell’album; con “Charlie fa surf” e “Il liberismo ha i giorni contati” infiammano il pubblico prima di rallentare e suscitare i cori con “L’aeroplano”. Bianconi e Rachele Bastreghi si alternano come sempre alla voce e alle tastiere, così vicini eppure così lontani nel modo di porgersi alla platea, ascetico e distante lui, fascinosa e coinvolgente lei. “Baudelaire” riaccende gli animi con il suo inno al non suicidio (è necessario vivere, bisogna scrivere), ma è una serata che deve qualcosa agli anni sessanta, dalla psichedelia vicina ai Pink Floyd di “L” al ritmo più sbarazzino di “Panico”. Nel mezzo, pur definendosi pessimista cosmico, Bianconi ammette che la situazione descritta in “Antropophagus” è migliorata in questi 10 anni («o forse è peggiorato il resto e la Stazione Centrale di Milano è rimasta uguale»).
Set acustico per “Alfredo”, il pezzo dedicato alla vicenda del piccolo Alfredo Rampi, morto per la caduta accidentale in un pozzo artesiano nel 1981 «anche se tutti si dicevano sicuri che si sarebbe salvato», dice Bianconi ricordando quella che per la televisione italiana fu una svolta storica, con i tentativi di soccorso documentati in lunghe dirette tv.
Si procede verso la chiusura sino ad “Andarsene così”. Un Bianconi visibilmente sollevato dalla conclusione del tour si cimenta in un lungo elenco di ringraziamenti a tutti coloro ne hanno reso possibile il successo.
Bis, come da facili previsioni, dedicato alla ghost track “Spaghetti Western” in prima esecuzione live. Più Tarantino che Sergio Leone, così tanto nascosta, come si usava in quegli anni ancora appannaggio dei cd, che «non l’ha mai sentita nessuno». Nei saluti finali, l’invito esplicito del cantautore è quello di pensare d’ora in avanti alle uniche cose importanti, il presente e il futuro, «perché il passato ha rotto il cazzo».
Applausi, sipario.

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