Le Migliori Uscite Del 2009
Difficile condensare in un solo articolo un anno di musica. Proviamo a dividere per argomenti.
I BIG.
Il 2009 è stato ricco di uscite per i grandi nomi della musica internazionale, con risultati non sempre brillanti.
Partiamo dai nostri fratelli preferiti (?), i Gallagher. Dopo l'uscita del deludente Dig Out Your Soul, l'ennesimo litigio ha portato Noel ad abbandonare la band, ponendo così fine ad un percorso che da qualche anno era diventato più scandalistico che musicale.
Passo falso anche per i Depeche Mode: il loro Sounds Of The Universe, seppur curato nei minimi dettagli della produzione, risulta semplicemente noioso.
Tornano sulle scene con un nuovo batterista e un nuovo album (Battle For The Sun) i Placebo. Abbandonate le suggestioni elettroniche degli ultimi due lavori, tornano a farsi sentire le chitarre e gli arrangiamenti orchestrali.
Molko ha affermato che questo disco rappresenta la ricerca della luce dopo anni di oscurità: obiettivo raggiunto anche se con troppe strizzate d'occhio ai singoloni da classifica. L'impressione generale è che in alcuni momenti il mestiere abbia aiutato un calo d'ispirazione.
Un po' di mestiere anche in Backspacer, ultima fatica dei Pearl Jam. Vedder e soci però non perdono mai lo smalto: ci ripropongono da quasi 20 anni lo stesso album, e ogni volta ci piace da morire...
Convince in toto la terza prova dei Kasabian; West Ryder Pauper Lunatic Asylum arricchisce con una buona dose di psichedelia il già particolare sound del gruppo di Leicester, brani come "Underdog" e "Fire" sono destinati a diventare classici della band.
Non si smentiscono nemmeno i Franz Ferdinand: una manciata di elettronica, i soliti ritornelli "catchy" e "Tonight: Franz Ferdinand" si lascia ascoltare con piacere.
Come al solito dividono la critica i Muse: alcuni elogiano il coraggio, la voglia di superarsi e la grandiosità orchestrale che permeano The Resistance, altri ne criticano il gusto kitsch e certi scivoloni commerciali. Io mi schiero con i primi, ai posteri l'ardua sentenza.
L'ANNO DELLA SVOLTA.
Hanno fatto la loro comparsa all'inizio del decennio ormai concluso, molti li avevano giudicati meteore, e invece eccoli arrivati alla difficile prova del terzo disco.
Arctic Monkeys, Editors e Yeah Yeah Yeahs sono fra le realtà più interessanti del rock internazionale e il 2009 è stato per loro un anno di grandi cambiamenti stilistici.
Il quartetto di Alex Turner ha abbandonato i ritmi in levare e i riff che avevano contraddistinto la sua musica fino ad oggi e si è rifugiato nel deserto americano con Josh Homme per un po'. Il risultato di tutto questo è Humbug, un album interessante soprattutto per la ricerca sonora e per l'atmosfera scura e "stoner".
Al contrario, rimangono fedeli alle proprie atmosfere gli Editors, pur cambiando totalmente il modo di evocarle. In This Light And On This Evening è dominato dal suono dei sintetizzatori, che in alcuni episodi ("Papillon", "You don't know love") sembrano essere addirittura più adatti delle sei corde ad esprimere il sound intimo e cupo del gruppo.
Controtendenza tematica invece per gli Yeah Yeah Yeahs, che con It's Blitz si rivolgono all'elettronica più danzereccia e eighties per un album godibile e spensierato.
SORPRESE E RICONFERME.
Sono stati molti i debutti del 2009. Il più importante, facendo una media fra riconoscimento internazionale ed effettiva qualità, è To Lose My Life dei White Lies. Rivisitare la new wave non è di certo l'idea più originale degli ultimi anni, ma questi ragazzi hanno stoffa e tutti se ne sono accorti.
Ottima scoperta anche i Temper Trap con Science Of Fear, l'alternative rock più convincente dell'anno.
Per quanto riguarda le conferme, partiamo dal nostro power trio scozzese preferito: i Biffy Clyro. Il loro Only Revolutions li proietta ai piani alti della scena musicale grazie al buon compromesso che hanno trovato fra la primigenia rabbia post-grunge e le nuove ambizioni di songwriting.
Molto bene anche gli Eels, che col concept album Hombre Lobo confermano Mark Everett come miglior cantautore della nostra generazione.
IN ITALIA.
In Italia è tornata la musica impegnata. Quella degli artisti che fotografano la realtà, la filtrano con gusto interpretativo e la sputano fuori sotto forma di ottime canzoni.
Trionfo annunciato dalle nostre parti per Il Teatro Degli Orrori che dimostra a quei pochi che ancora non l'avevano capito la superiorità del gruppo di Capovilla su tutti gli altri. A Sangue Freddo è un po' meno rabbioso e paranoico (ma solo un po') del debutto di 2 anni fa, ma è un'intelligente e spietata descrizione del mondo in cui viviamo.
Decisamente positivo anche il secondo full length dei Ministri. Tempi Bui è l'opera di tre ragazzi stufi del paese che li circonda, stufi di vedere "la faccia di Briatore", tre ragazzi soprattutto capaci di scrivere pezzi del calibro di "Il Bel Canto". Ascoltare per credere.
Impegnato sentimentalmente invece Dente, che va contro corrente e ci dice che "L'amore non è bello". L'album invece è stupendo.
Non possiamo non citare il ritorno sulle scene di uno dei gruppi storici della scena post punk e new wave italiana. Ufficialmente qui dopo 20 anni, i Frigidaire Tango danno alle stampe "L'illusione del volo". Maturi, emozionanti.
Mattia Coluccia
